
MUGELLO –
Quando ho cominciato a sfogliare il Galletto avevo dato da poco la maturità e lavoravo all’unico ufficio turistico del Mugello. Nel giornale trovavo notizie utili che poi mi servivano per i turisti. L’idea di poter essere anch’io una firma del quindicinale mi rapì subito e mi portò a bussare alla porta di via Faentina. Fu quello il mio primo incontro con Pietro Mercatali. Cominciai la mia carriera come corrispondente da Dicomano. Ricordo ancora il mio primo trafiletto sulle iniziative per la Befana e poi…in un battibaleno mi ritrovai in redazione, pendolare Dicomano-Borgo insieme ai miei genitori che qualche anno prima avevano aperto l’Ortopedia Sanitari San Lorenzo.

Il Galletto si era da poco trasferito nella bella sede di corso Matteotti, in centro e a due passi da tutto. La mattina in edicola da Mario e poi su in redazione che il martedi di mercato diventava un crocevia di visi, colori, odori, lettori, inserzionisti… Il pomeriggio ripartivo per l’università e così per alcuni anni.

Anni bellissimi, in cui mi sono formata, in cui sono cresciuta insieme al Galletto. Il tesserino nel ’94, conquistato con sudore e impegno, tanti articoli, la tesi di laurea sulla stampa periodica mugellana.
Di quegli anni restano indelebili i ricordi del giovedì, giorno di chiusura per la tipografia. Vere e proprie maratone fino a notte fonda: correggere. Impaginare riguardare le bozze fino a che non era tutto pronto. E potevano essere anche le 3 di notte… ricordo le mie settimane al ritmo dei tempi di redazione, la vita privata scandita dalle uscite del giornale. Di giovedì vietato prendere impegni né tanto meno ferie, mai un certificato di malattia…

E poi le mie colleghe, splendide compagne di viaggio, vite intrecciate in una redazione che poi era una specie di seconda casa. Colleghe che sono diventate amiche e anche di più. E lo sono tuttora.
È grazie alla fervida attività della testata che in quegli stessi anni ho potuto conoscere persone speciali che rimarranno e sono sempre nel mio cuore come Leonardo Ubaldi; colleghi che mi hanno dato tanto come Aldo Giovannini e il suo infinito amore per la storia mugellana, Lanfranco Villani, Marcello Boni che aveva sempre un pensierino per noi, Tebaldo Lorini, la Reta, Gianfranco d’Onofrio, Maria e i suoi tarocchi, Antonio Poli, Roberto d’Antonio, Cesare Marrani e Giuseppe e poi ancora Paola Cassigoli, Riccarda Mengoni, Franco Vichi, Massimiliano Miniati, Paolo Marini, Francesca Lippi, Massimo Rossi, Gianmaria Parrotta, Nicola Maggi, Alessio Barletti, Fabrizio Paoli, Alessio Gensini, Andrea Chiari, Viviana Miotti, Nicola Di Renzone …

Anni tra il profumo di carta, i pc che facevano spesso le bizze, il montaggio a mano, i bozzetti grafici, le inchieste storiche, le interviste possibili ed impossibili, le interviste doppie, la caccia alla “foto della settimana” (che all’epoca si sviluppavano dal Tassini e non sapevi mai fino all’ultimo se erano decenti per la pubblicazione) i consigli comunali Infiniti, la corsa in redazione a scrivere il pezzo, i pesci di aprile che fecero prendere un piccolo spavento al Sindaco Margheri, gli abbonati d’oltreoceano e poi ancora la fitta rete di rapporti e relazioni con amministratori, politici, colleghi di altre testate, artisti, attori, sportivi, commercianti, imprenditori, lettori… il Galletto era il centro di un piccolo-immenso universo comunicativo, locale ma mai ristretto. Un’icona dell’informazione mugellana, un autorevole status symbol della notizia per cui se c’era scritto sul Galletto doveva essere vero per forza. Esserne stata la caporedattrice in quegli anni, in cui si contavano anche 50 collaboratori esterni tra corrispondenti e cronisti, è stato molto impegnativo ma anche gratificante ed estremamente stimolante.
La notizia della fine delle pubblicazioni cartacee del Galletto ha velato di malinconia e tristezza questo Natale, un periodo che in redazione era sempre molto impegnativo ma fatto di due piccole certezze: il gallettario e la cena di Natale. E fu proprio in occasione del Natale che rinnovammo, con la cena degli auguri, la nuova sede in via Niccolai. Anche quelli sono stati anni importanti ma già l’atmosfera era diversa: la difficile congiuntura economica generale, l’avanzare dell’online cominciarono a mettere in crisi un sistema redazione che, se da una parte guardava con interesse alle nuove frontiere della comunicazione, dall’altra probabilmente sottovalutava la potenza della rivoluzione digitale. Il numero dei collaboratori diminuiva, le difficoltà aumentavano ma con Claudia, Martina e Francesca, uniche dipendenti dello Studio Ades rimaste, abbiamo sempre cercato di tenere duro, anche nei momenti più bui. Del resto il Galletto lo abbiamo sempre sentito un po’ come uno di famiglia. Ed è proprio per questo che, anche se da qualche anno le nostre strade non si sono incrociate, posso immaginare quanto sofferta sia stata per Pietro ed Elissa la decisione di chiudere le pubblicazioni del giornale cartaceo.

Il Galletto continuerà ad esistere nella versione online, per la quale faccio un grosso in bocca al lupo a tutta la redazione. A me rimangono pile di Galletti custoditi come pietre preziose, dai quali attingere sempre i bei ricordi, con la consapevolezza di aver fatto un pezzo di storia mugellana, la soddisfazione di aver portato il giornale a livelli importanti ed aver contribuito alla sua crescita.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 dicembre 2022


