SCARPERIA E SAN PIERO – San Piero a Sieve, oggi nel comune unificato di Scarperia e San Piero, deve il suo nome all’apostolo Pietro, patrono del paese, cui è dedicata la pieve millenaria. La storia ci lascia supporre che la fondazione della chiesa possa essere avvenuta, anche, qualche secolo prima. Tuttavia senza alcuna prova documentale. Di certo sappiamo che la prima citazione, registrata, reca la data del 1018. Quindi, fra poco più di due anni sarà “ufficialmente” millenaria. Facciamo il punto sull’avvicinamento a questo evento, ed in generale sulla comunità sanpierina, con il pievano don Antonio Cigna, parroco a San Piero dal 2007.
Don Antonio, grazie per aver accettata l’intervista. Il tempo corre veloce, ci stiamo avvicinando alla data del 2018. Sarà quella della celebrazione per il millennio della Pieve, insomma quella per la prima citazione ufficiale. Un’occasione di festa, testimonianza di fede e di storia, la Parrocchia come si sta organizzando? Innanzitutto voglio ricordare che non siamo i soli a festeggiare il millennio, anche la Pieve di Fagna, chiesa sorella, è citata nel medesimo atto di donazione del 1018 che ho visionato presso la Biblioteca del Capitolo di Firenze. La nostra Parrocchia, per questo evento, sta predisponendo un Comitato che sarà aperto a tutti quelli che vorranno impegnarsi per ricordarne la data millenaria, a partire da coloro che si impegnano nelle varie associazioni civiche del paese, per finire con i fedeli che partecipano all’attività pastorale. Un desiderio ci guida: che sia una festa per tutta la comunità paesana. Il Comitato a cui sto pensando dovrà avere almeno tre compiti principali. Il primo è quello della “Riappropriazione” da parte dei cittadini della loro Pieve, intesa come valore non soltanto storico e artistico (il Fonte battesimale del Della Robbia; il crocifisso di scuola Michelangiolesca; la Madonna in terracotta policroma quattrocentesca; la Madonna dei primi del cinquecento di Lorenzo di Credi) ma anche valore culturale e sociale, insomma stiamo parlando di una componente essenziale dell’identità paesana. Il secondo compito sarà realizzare delle “Opere-Segno”, cioè delle opere di riqualificazione che lascino, appunto, il segno del festeggiamento del millennio; una testimonianza dell’amore verso il proprio paese da trasmettere alle generazioni future. Sai, già in occasione della ricorrenza del 500esimo anno della Pieve, nel 1518, venne realizzato il fonte battesimale di Giovanni della Robbia, uno dei “nostri” capolavori. Ecco alcuni interventi mirati che, secondo me, rappresentano le priorità tra le “opere-segno”: una ripulitura della facciata della Pieve che faccia tornare in risalto il bianco della pietra “alberese”, accompagnata da una manutenzione conservativa dei portali, delle porte, delle finestre e delle vetrate. La ripavimentazione del sagrato, in modo da renderlo adeguato al valore millenario, della Pieve e della sua Canonica cinquecentesca. Anche il campanile ha necessità di interventi per garantirne la continua fruibilità. Infine ecco il terzo compito: la programmazione dei “Festeggiamenti”, sia quelli di contenuto religioso sia gli altri, civici e propriamente festaioli.
Appunto, oltre le celebrazioni, ormai da tanto tempo si discute sulla riqualificazione del sagrato antistante la Pieve. L’auspicio sarebbe quello di un intervento sostanziale per mettere in posa una nuova pavimentazione, magari in pietra. Ci sono dei progetti o almeno delle idee? Quanto potrebbe costare pavimentare l’intero sagrato? Il sagrato, dal punto di vista economico, è l’intervento più consistente. Sull’importo per realizzarlo non mi pronuncio, in quanto dobbiamo prima verificare la fattibilità e poi impegnarsi con un progetto. Il sogno sarebbe una pavimentazione in pietra che garantirebbe una durata nel tempo superiore rispetto ad altri materiali. In questo periodo stiamo costruendo un rapporto con l’amministrazione comunale, nella consapevolezza che un progetto di questo tipo vada condiviso. Intendiamoci, da parte mia non c’è nessuna pretesa, ci mancherebbe, tuttavia sono certo che in occasione di una ricorrenza di tale levatura, come questa della “Pieve millenaria”, anche le Istituzioni civiche vorranno avere un ruolo partecipativo, lasciando ai posteri un segno del proprio operato.
A proposito di progetti e lavori. Durante questo periodo di festività, la Cappella della Compagnia, proprio di fronte alla Pieve, dopo un restauro conservativo, è tornata nella disponibilità della popolazione. Oltre ad ospitare l’attuale mostra di pittura, ci sono, per questo immobile, dei programmi di utilizzo per il futuro? L’immobile è di proprietà dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero (IDSC) che lo ha concesso in comodato d’uso al comune, per un lungo periodo. La Parrocchia userà la cappella in alcuni momenti dell’anno, come concordato con il comune stesso e l’Istituto (IDSC). Del resto da parte della popolazione c’è una richiesta di ripristinare l’accesso alla cappella in occasione del Venerdì Santo, durante la tradizionale “visita delle sette chiese” (una pratica religiosa tramandata dal ‘500 n.d.a.). Inoltre la Parrocchia è intenzionata ad usufruire della Cappella anche in occasione della festa del Patrono ed eventualmente in altre circostanze da definire in accordo con il Comune.
San Piero a Sieve, o San Piero, dopo otto anni vissuti in questa comunità, fra gioie e dolori, spiritualità e ateismo, carità e menefreghismo, impegno sociale ed egoismo. Qual è il bilancio, o meglio, com’è stata, e come continua, l’esperienza del parroco? Sono stati otto anni intensi di impegno pastorale e di incontro con una comunità ricca di qualità culturali e umane. Da parte mia provo un forte senso di gratitudine verso tante persone, persone delle quali vorrei fare il nome, ma proprio perché sono tantissimi mi fermo a ringraziali tutti insieme. Preferisco, comunque, guardare avanti, piuttosto che fare bilanci. è verso il millennio che io rivolgo lo sguardo, e invito tutti a collaborare al progetto “Pieve millenaria”, fra storia, socialità e fede.
Don Antonio, di nuovo grazie. Chiudiamo con l’augurio di rito, Buon Natale e felice anno nuovo. Auguri! Ma basta solo scambiarsi gli auguri, e poi? Senz’altro, auguri a tutti! In particolare l’augurio è di entrare in quello spirito di Misericordia che il Papa ci insegna, misericordia e compassione verso noi stessi e verso gli altri. Saluto con una battuta: voglio invitare i miei compaesani a non aspettare il millennio per mettere piede in Chiesa! è la casa di tutti i sanpierini ed è anche la casa del Signore che ci ama. Prego per tutti affinché ritrovino la vicinanza di Dio, tramite la Chiesa o nonostante la Chiesa. Grazie, auguri anche a tutti voi, a “ilfilo.net”. Buon Natale a voi e chi vi vuole bene.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 dicembre 2015







