
MUGELLO – A circa quattro mesi della scomparsa del Prof. Mario Sagri, originario di Scarperia e per molti anni docente di Sedimentologia all’Università di Firenze, giunge il ricordo di un altro geologo e amico, Paolo Facibeni, originario di San Piero a Sieve, che con questa bella lettera rievoca tanti bei momenti vissuti insieme a Sagri.
Caro Mario,
Quando si percorre il viale del tramonto e la salute ce lo permette, è bello ogni mattina potersi programmare la giornata nel modo più facile e divertente possibile.
Finché le gambe e soprattutto la testa sono reattive, oltre alle salutari passeggiate, si cerca di non dimenticare le materie che hanno caratterizzato il lungo cinquantenario lavoro professionale, andando allo Studio dove i colleghi più giovani stanno ancora lavorando e magari, a causa di scadenze di lavoro, la nostra presenza non è del tutto gradita.
Tuttavia, rimane molto tempo libero che viene trascorso in letture, bricolage e televisione, ma soprattutto in ricordi pieni di nostalgia che tendono ad emergere sempre più col passare del tempo.
Questi riaffiorano non solo nei periodi di insonnia notturni, ma anche sfogliando un libro o un album di foto, provocando il riavvolgimento del nastro della nostra vita.
La mia, come quella di noi tutti, è attraversata da momenti felici, altri un po’ meno e altri ancora purtroppo anche tristi, ma nel ricordo mi soffermo sempre su quelli più felici.
Fra questi, un periodo sul quale spesso indugio molto è quello universitario, nel quale mi sono guadagnato non solo il titolo per esercitare la professione trascorrendo anche un periodo goliardico nel vero senso di questo termine, ma soprattutto l’averti conosciuto. E l’importanza del nostro incontro mi si rende sempre più chiara ogni volta che mi soffermo su questo periodo.

Negli anni Cinquanta il corso di Geologia dell’Università di Firenze era frequentato da pochi studenti: nel nostro, in quel 1955, eravamo una dozzina, e così nella prima lezione potei fotografare i volti di ciascuno dei presenti. Incontrando il tuo sguardo sull’autobus che mi avrebbe riportato a casa, mi venne facile chiederti: “E tu che ci fai qui?”,e la risposta fu: “Vado a casa perché abito a Scarperia”. Inizò così la nostra amicizia, che per me fu un vero dono.
Sì perché mio zio ricordava spesso che gli incontri sono determinanti nell’orientare la vita di una persona, sia nel bene che nel male; per me l’incontro con te è stato determinante, trasformando assai positivamente il mio modo di vivere senza che allora, e per molti anni ancora, me ne accorgessi.
Stavo attraversando un periodo molto delicato iniziato in quarta liceo, costellato di insuccessi vari che non mi rendevano sereni gli anni giovanili, normalmente ascrivibili ai migliori della vita. Con grande fatica avevo superato l’esame di maturità, ed ora mi accingevo a frequentare l’Università con un atteggiamento non troppo ortodosso.
Ma le ore trascorse nei viaggi in autobus da San Piero parlando di vari argomenti, e le lunghe preparazioni per gli esami sostenuti insieme, consolidarono la nostra amicizia, che si rafforzò anche in avventurose vacanze organizzate e trascorse con piacere e divertimento.
Al primo esame ci presentammo con la timidezza della prima volta, ma tutto andò bene e tu, come negli esami successivi, prendesti un voto migliore del mio. Il fatto di prendere un voto inferiore al tuo, però, a me non creava nessun disagio in quanto, studiando con te, avevo intuito che assorbivi più velocemente il contenuto delle materia oggetto di studio. Inoltre ero consapevole che, se avessi studiato da solo, non avrei superato tutti quegli esami. Ne demmo un secondo e poi entrammo finalmente in vacanza.

Mi introducesti in una compagnia molto simpatica, composta da studenti locali ed anche villeggianti, che trascorrevano i mesi estivi con gite e amabili riunioni, con giochi vari, bagni al lago dello Zagni o nel fiume Sieve e con i balli la sera dopo cena. Essendo allora un po’ imbranato con le ragazze, all’inizio ebbi qualche difficoltà, che la schiettezza della compagnia riuscì a fugare in breve tempo. Ricordi i balli alla Lucciola con il juke box il mercoledì e l’orchestra la domenica che ci deliziava con canzoni come “Il Cielo in una stanza”, “Nel blu dipinto di blu”, “Maruzzella”, “Ciliegia rosa”, suonate da un ottimo cornettista, e tante altre belle canzoni dei nostri tempi? Brani che facevano da sottofondo alle serate trascorse nel giardino dell’Elda dove ci radunavamo, invitati dalla nipote, per vivere simpatiche e divertenti serate.
Che belle vacanze trascorremmo in quegli anni, e quante simpatie scaturirono! Eravamo giovani e pieni di vitalità.
Il primo anno facemmo anche una breve esperienza speleologica in una grotta vicino a Firenzuola, ma alcuni passaggi troppo angusti, la claustrofobia e la zona considerata sismica ci sconsigliarono la continuazione.
Un altro anno facemmo invece l’esperienza dell’autostop, che risultò decisamente positiva. Ricordi l’abbuffata di cioccolata in Svizzera e le due cene offerteci a Grindelwald all’albergo della ragazza che avevamo conosciuto a Firenze? Ed a Saint Louis quel velocissimo montaggio della tenda per ripararci dall’imminente pioggia, notato ed apprezzato dagli occupanti di una tenda vicina alla nostra? Ed il giorno dopo la decisione di riattraversare il fiume Reno per tornare in Germania poiché in Francia, a causa del clima dovuto alla guerra in Algeria, non davano passaggi a nessuno? E a Stoccarda, all’ingresso dell’autostrada, la lunga attesa sotto un sole cocente, con la sola ombra di un cartello indicatore che a turno ci permetteva un po’ di refrigerio alla testa? E la signora con due bambini che volle darci un marco ciascuno? E, tornando in Italia, quel signore che, avendo già a bordo per un passaggio due ragazze tedesche, voleva che solamente uno di noi salisse, e che di fronte alla nostra ferma decisione ci prese ambedue? Che bei tempi!
Terminate le vacanze estive con la festa del Diotto, si riprendeva lo studio per gli esami della sessione autunnale, per poi concentrarci per quella di febbraio, ed infine per quella di giugno, dopo aver frequentato i rispettivi corsi e passando sempre più tempo in Facoltà.
A primavera, nelle varie Università veniva celebrata la Festa delle Matricole, e noi siamo stati sempre presenti a quelle dell’Ateneo fiorentino, partecipando anche ad alcune dell’Ateneo pisano e bolognese. A Bologna, se ricordi, rimanemmo senza soldi e senza i biglietti del treno; ci volle tutta l’abilità e la recitazione di Caterina (ragazza simpatica che mangiava sempre con noi alla mensa dello studente) a raccogliere i soldi per tre biglietti ferroviari.
Delle feste dell’ultimo dell’anno e di carnevale ricordo quella passata al Teatro Giotto di Borgo San Lorenzo, dove ci imbattemmo in una compagnia simpatica e divertente, che poi continuammo a frequentare per un po’ di tempo.
Ad eccezione di queste pause estive, nel resto dell’anno studiavamo, giungendo così al termine degli esami ed alla tesi. A te fu assegnato come argomento il rilevamento geologico di un‘area ligure, laureandoti nella sessione di giugno, a me in Emilia, ad ovest di Baragazza, laureandomi nella sessione di febbraio; poi a giugno partii per il militare.

Ci ritrovammo dopo circa 2 anni: eri già entrato in Università e, in procinto di mettere su famiglia, mi facesti l’onore di essere tuo testimone alle nozze.
Dopo qualche anno mi capitò di redigere uno studio per la costruzione di una diga sul torrente Rincine a Londa; considerando la mia inesperienza, lo facemmo insieme e la relazione fu battuta a macchina da Grazia, che era già tua moglie.
Poi io iniziai a lavorare alla Geomap su di un progetto per due compagnie petrolifere nell’area del Mar Rosso e, in seguito ad una querelle con il Prof. Merla innescata dal suo amico Marchesini, partecipai alla spedizione organizzata dal CNR nel gennaio1969 in Etiopia, a cui partecipasti anche tu.
Dopo aver studiato insieme, ora avevamo la possibilità di lavorare insieme nel Corno d’Africa. Ed anche quello fu un bel periodo!
Tu eri riuscito a portare un fucile da caccia e così, un giorno che eravamo nell’area di Corbetta, uccidesti una bella ottarda, cucinandola poi all’arancio; fu una cena da “leccarsi i baffi”.
Era il periodo della contestazione ed in alcune cene serali, prima di entrare in tenda, insieme ad Ernesto e ad Azzaroli, sparavate a zero sul “barone” Merla, che tenacemente ribatteva. Ma la cosa strana era che io, considerandomi sempre sui banchi anche dopo un’esperienza di insegnante in una classe della scuola media, mi trovavo più vicino alle considerazioni di Merla che alle vostre. Ricordo anche di avervi chiaramente detto: “Attenti, perché la carriera universitaria la dovete fare voi, non io”. Avevate ragione voi, perché ambedue avete fatto un’ottima carriera universitaria.
In quella campagna facemmo l’esperienza del rilevamento a cavallo – come forse Merla aveva già fatto nel 1937 – con foto pubblicata sul secondo volume di “Dancalia l’esplorazione dell’Afar, un’avventura italiana”, con la didascalia (un po’ spiritosa): “L’armata Brancaleone alla conquista dell’Amba Derbrit”, dove sei ben visibile anche tu. In quella spedizione usammo anche noi la carta a scala 1:250.000 Topomorphic Map of Northern Afar-Ethiopia, prodotta in Geomap per volere di Marchesini nell’anno precedente, una copia della quale portai insieme a Merla all’Ambasciata Italiana di Addis Abeba, perché fossi consegnata al Negus.
Ma tu sei anche l’artefice del mio più importante incontro. Ricordi chi mi hai fatto conoscere una domenica pomeriggio di novembre del 1960? Niente di meno che Marta, la mia futura moglie, amica della tua futura sposa, Grazia. Quel giorno Grazia era andata a pranzo da Marta, e nel pomeriggio sarebbero uscite insieme a te che, non volendo uscire da solo con due ragazze, mi chiedesti di aggiungermi a voi. La serata fu molto gradevole, e tu mi ringraziasti del favore, ma quello fu per me il più bel regalo ricevuto nella vita, e del quale ti ringrazio ancora. Ma allora non mi accorsi subito dell’importanza di quell’incontro con Marta… Infatti ci vollero alcuni anni perché il cambiamento della mia vita giungesse finalmente al traguardo del matrimonio con lei.
Caro Mario, sei stato uno degli incontri importati della mia vita, ci siamo laureati ed anche divertiti molto, ora spero di ritrovarti su di una nuvoletta e di sentirti dire: “E tu cosa ci fai quassù?”.
Affettuosamente,
Paolo
PS: ti allego quattro foto ritrovate in un cassetto che sicuramente ti procureranno piacere e anche un po’ di nostalgia
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 gennaio 2026


