
BORGO SAN LORENZO – Antonio Margheri, ex-sindaco di Borgo San Lorenzo, è stato tra i promotori dell’operazione politica che ha portato alla candidatura di Leonardo Romagnoli e dell’accordo tra un’ala del Pd con Rifondazione Comunista e Cinque Stelle. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Sorpreso dal risultato elettorale?
Il risultato di questo primo turno, è stato inaspettato anche per me. Ero convinto che vi sarebbe stato il ballottaggio tra la coalizione della Becchi e quella del Romagnoli, visto che la destra a mio avviso non aveva l’interprete della propria coalizione, facendo un’operazione piuttosto improvvisata, ma che Romagnoli fosse avanti al primo turno, personalmente l’ho vista come una sorpresa. Mi aspettavo comunque che la lista dei Progressisti facesse un buon risultato: mi meraviglia che le fosse stato attribuito un voto intorno ai 6-700; se qualche mese fa 400 elettori del Pd scrivono al partito per chiedere le primarie, come ultimo tentativo per tenere insieme il partito e non vengono considerati, poi alle elezioni ciascuno dei 400 se ne porta dietro altri 3-4, se il fronte si divide, e così è già spiegato il risultato ottenuto.
A proposito di primarie. Le avete chieste al Pd, poi però perché non l’avete usate per scegliere il candidato?
Premesso che qui non sto parlando a nome della coalizione, penso che la spiegazione che è stata data sia comprensibile: si è creata una situazione nuova che doveva essere in primo luogo amalgamata sul fronte programmatico, e quindi ès tato scelto di curare questo aspetto e poi di condividere una candidatura. Del resto questo ragionamento poteva essere fatto anche dal Pd. Perché la richiesta delle primarie è giunta al termine di un percorso: si cambia sindaco, son passati dieci anni, c’è una realtà a sinistra che alle ultime elezioni ha preso il 20%, tentiamo di aprire un dialogo. Invece c’è stata chiusura, non si è voluto neppure aprire questa discussione. Gli esiti potevano essere positivi o negativi, ci poteva essere anche la condivisione di una candidatura, la questione non era o primarie o morte. Le primarie sono arrivate alla fine. Da una parte si diceva apriamo, tentiamo, dall’altra parte non si è voluto fare questo passo.
Ma come poteva il Pd allearsi con il gruppo che in questi cinque anni ha espresso l’opposizione più dura?
Beh, quello era un gioco naturale tra maggioranza e opposizione, dopodiché ci sono state anche prese di posizione unitarie su alcuni punti importanti, come la Faentina, i trasporti, la sanità. I rapporti si costruiscono. Guardo indietro alla storia di Borgo e vedo che tutte le volte che c’è stato un cambio di amministrazione, il partito di maggioranza è stato in grado di allargare i propri confini. Lo faceva il Pci quando aveva il 52%, tentando di fare giunte con i socialisti, poi con i Verdi, che entrarono in giunta, nel ’95 il quadro era complesso, i popolari che si erano divisi, i laburisti, a anche allora fu creata una coalizione tra diversi che allargava i confini del partito di maggioranza. E poi la scissione di Rifondazione, con i comunisti che in giunta, e il sindaco Bettarini aveva in maggioranza Sel. Se guardo indietro, questa capacità il partito di maggioranza l’ha sempre espressa, questa volta no.
Ma ora è una coalizione molto spostata a sinistra, con un ruolo di Rifondazione forte: questo non vi crea qualche problema?
Di radicalismi in questa campagna elettorale ne sto vedendo veramente pochi. Penso che se ci fosse stata la ragionevolezza di avviare un confronto vero, sul 90% delle cose ci sarebbe stata condivisione, sulle altre ci sarebbe stato da ragionare. Lo scoglio maggiore a livello di contenuti, che ha creato la maggiore difficoltà alla coalizione del Pd, è stato il rapporto con la popolazione, questa è una cosa molto diffusa, e della quale in parte c’era consapevolezza ma fino a un certo punto. La gente sta avvertendo la necessità che vi sia una svolta nel porsi di fronte ai problemi, di fronte al cittadino.
E questa campagna elettorale non sta facendo bene da questo punto della vista, si stanno creando delle situazioni, paura di apocalissi, che non ci saranno. Purtroppo questo avviene in un contesto abbastanza spoliticizzato: non voglio dire che le volte precedenti non ci fossero le divisioni ideologiche, ma essendoci dei partiti che quelle cose le facevano, non si aveva bisogno di andare a seminare divisioni o paure all’interno della società civile.
A cosa ti riferisci?
Io vedo che uno degli aspetti peggiori è quello di cercare di strattonare l’associazionismo e di portarlo dentro alla contesa elettorale: se vince qualcheduno vi toglieranno questo, non ci sarà più questo. E’ un aspetto che in questa campagna elettorale è molto presente. Ed è molto lacerante. Bisogna ci sia il senso di responbilità di capire che l’attuale situazione porterà all’elezione di in sindaco di minoranza, rispetto agli elettori di Borgo e che il nuovo sindaco dovrà fare un grande lavoro di ricucitura all’interno del paese. Non saranno anni facili, ci saranno scelte e priorità da fare e molte cose da discutere e da spiegare. Il paese va riunito, il tentativo di allargare i confini della maggioranza uscente era volto anche a questo, a riunire di più una parte del paese.
Che effetto farebbe avere il Pd all’opposizione?
(Margheri sospira) Spero che nessuno abbandoni il campo. Il Pd che sia all’opposizione o al governo dovrà discutere e riflettere tanto su questo passaggio, sul paese che lascia, un paese con troppe divisioni, e ci sarà da fare un lavoro di ricomposizione anche all’interno del Pd.
Che risultato prevedi? Chi vince?
Sarà una gara all’ultimo voto.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 21 Giugno 2024





1 commento
Il problema è il suo odio verso Omoboni in prima persona e poi verso tutta l’area centrista ha causato la divisione borghigiana.
Inoltre è un membro del consiglio della fondazione Ponterosso che ha chiuso il circolo di Borgo.