
MUGELLO – Il filo si tende da mare a mare, s’inerpica lungo montagne e colline, da Rimini a Fivizzano. L’incudine su cui picchiare il martello, però, non è lontano da qui, poggia sugli Appennini, in Mugello. Tra la Futa e il Giogo, proprio dove transitavano le strade di collegamento tra settentrione e Firenze, si gioca la partita finale. I tedeschi hanno armato i monti con sapienza militare antica. Addirittura vi hanno costruito bunker e casematte che è un problema aggirare. Vanno prese di petto, a rischio della vita. Per i soldati, per i civili.
Borgo viene bombardata, Firenzuola distrutta, il ponte sulla Sieve, a Bilancino, fatto saltare. Tedeschi e alleati, senza differenza. Le bombe non hanno colore. La Linea Gotica è una muraglia che tocca una quarantina di comuni ma quassù è acciaio purissimo. A difenderla, un manipolo di veterani e soprattutto giovani leve piombate di fresco dalla Germania. Hanno meno di vent’anni. Naturalmente gli italiani sono da ambo le parti. Combattono di fianco ai tedeschi, risalgono il crinale protetti dai carri americani. Piccoli pugni di partigiani rinfocolano il fronte con la guerriglia. Dopo Cassino, la battaglia più sanguinosa si tiene sulle cime del Giogo. Se non mi credi, ritirati in preghiera al cimitero della Futa. Leggi le date di nascita sulle lapidi e immagina tuo figlio al liceo o mentre sfreccia col motorino.
Ora Sprofonda nel calendario: Firenze viene liberata l’undici agosto ’44, Borgo e Barberino e comuni limitrofi a settembre inoltrato. Un mese per fare trenta chilometri. Poi inizia l’arrampicata e i cadaveri si contano a frotte. I nazi non cedono, maledetti. Altro che derby tra comunisti e fascisti. Ma dove ha studiato quel ministro leghista, a San Siro? Il 25 aprile è storia di vita e di morte, è guerra di liberazione e guerra civile, è eccidi di popolazioni innocenti, pensa a Crespino, vicino a Marradi, è fuga nei boschi per evitare le rappresaglie. In fuga c’era anche tua nonna con tuo padre in braccio, probabilmente.
Di più. È puro eroismo nascosto in un atto di misericordia. Pensa alle donne sole dentro un podere. Accudiscono vecchi e bambini, donano un tozzo di pane a un partigiano, spesso lo mettono al sicuro, lo curano quando è ferito. Rischiano la vita ma chi se ne frega.
La libertà – scrive Mario Luzi, il poeta – è una palestra nella quale andare ogni giorno sennò inaridisce. Ha ragione, Dio se ha ragione!
Poi c’è la libertà che si conquista con il lavoro. Il lavoro dà dignità, crea rispetto di te, ti fa riconoscere per i meriti che hai, per il talento che hai. Senza lavoro sei come una barca alla deriva. Ecco perché festeggiamo il Primo Maggio, ecco perché la Costituzione parte proprio da qui, dal lavoro.
L’Italia non ha feste laiche salvo tre date sul calendario: queste due e il 2 giugno, nascita della Repubblica. Bisogna ficcarsele bene nella memoria. Nel ricordo crescono le radici, senza radici non c’è identità, senza identità non c’è una nazione. Un branco, non una comunità con valori comuni.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 28 aprile 2019


