Lo scrive su Facebook l’ex-sindaco di Borgo San Lorenzo Antonio Margheri: “Sembra che tre giovani “diversamente abili” che da molti anni (alcuni da 15) lavoravano per il Comune di Borgo San Lorenzo siano stati messi alla porta. Stanno soffrendo. Credo che abbiano bisogno di tutta la nostra solidarieta’. Non so quali cavilli giuridici o legislativi abbiano indotto gli amministratori a questa decisione (sempre che sia definitiva). Ma in questi casi..si faccia tutto il possibile e l’impossibile..perche’ loro ed i cittadini hanno il diritto di sapere che leggi del cazzo ci governano e se i loro amministratori sono all’altezza di prendersi delle responsabilita’ e di cambiare quello che non va”.
E la notizia ha suscitato parecchia indignazione e sconcerto. L’ultimo giorno di lavoro, il 30 giugno, diversi dipendenti comunali avevano i lucciconi agli occhi. Perché lasciare, d’un tratto a casa, persone fragili, che con l’inserimento lavorativo in comune (operavano all’anagrafe, ai servizi sociali, al cantiere) avevano trovato un importante sostegno di tipo umano, psicologico, oltre che economico (anche se le cifre sono parecchio basse), è particolarmente rischioso. Sembra in particolare che uno di loro a casa non faccia che piangere.
Ma cos’è accaduto? Il sindaco in questi giorni non c’è e non è facile avere la versione dell’amministrazione comunale. Sembra comunque che sia stato il segretario comunale Corrado Grimaldi, a mettere in discussione la forma di rapporto di lavoro fra i tre, che sono in comune per il tramite di una cooperativa, la cooperativa Ulisse. E si è rifiutato di firmare l’atto per proseguire tale rapporto. Così, tutti a casa,
In comune si parla di un rientro dei tre, anche se sotto un’altra forma, più penalizzante sia sul piano economico che di rapporto: si utilizzerebbe infatti l’istituto degli inserimenti socio-terapeutici, quelli che prevedono un compenso di 10 euro al giorno. Sicuramente lascia perplessi che non si sia riusciti a trovare una soluzione, prima di dover mandare a casa i tre cosa che potrebbe avere effetti psicologici dirompenti su persone fragili e di categorie “protette”. E forse potevano e dovevano essere trovate soluzioni “ponte”, visto che la situazione non è di oggi, e gli attuali amministratori e gli attuali dirigenti-segretari sono al loro posto da oltre un anno.
Intanto continuano le prese di posizioni contrarie: “È arrivata anche a me questa notizia -ha scritto l’ex-assessore Stefano Marucelli- spero vivamente in un ripensamento. Se si dovesse mantenere questa decisione sarebbe vergognosa. Oltre ai cavilli burocratici ci sono anche le decisioni politiche”. E anche Antonio Margheri lo ribadisce: “Vorrei che fosse la politica a risolvere queste cose…altrimenti che senso ha?”
Nel pomeriggio, con il dibattito e la polemica che montava anche su Facebook, dal mare il sindaco di Borgo San Lorenzo Paolo Omoboni, ha sentito l’esigenza e di chiarire: “Mi assumo -ha scritto-, come è giusto che sia, la responsabilità di questa situazione che si è creata per “frizioni” amministrative-burocratiche. Sarebbe facile trovare un capro espiatorio. Ma non è il mio compito. Noi abbiamo il dovere (e ci stiamo già lavorando) di risolvere questa situazione e permettere ai tre ragazzi di continuare la propria attività nel Comune di Borgo San Lorenzo. Quando si parla di soggetti “deboli” la politica deve intervenire ben oltre il suo ruolo”.
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 4 luglio 2015

