
MUGELLO – In una lettera del 1975 – una delle ultime – Pierpaolo Pasolini scriveva: “Si ricordi che la verità ha un suono speciale, e non ha bisogno di essere né intelligente né sovrabbondante (come del resto non è neanche stupida né scarsa)”.
Pace e guerra riempiono le nostre giornate attraverso la nutrita schiera dei così detti mezzi d’informazione, ma di quel “suono speciale” se ne sentono solo, raramente, flebili echi.
La parola più tradita è pace! Ognuno la intende a modo suo, a seconda dei vantaggi o degli svantaggi che ne può ricavare. Il che significa che si pronuncia pace, ma di fatto è di nuovo guerra con in più un surplus d’ipocrisia.
La pace non è solo assenza della guerra. La pace non si comprende se non se ne fa esperienza, se non se ne apprezza la sua efficacissima proprietà di dare significato alla vita proiettandola verso ulteriori sviluppi, verso ulteriori incontri di condivisione. La pace tra i coniugi, con i figli, con i parenti, con i condomini, con i concittadini, con lo “straniero”. La pace come vita piena, come gioia di vivere. La pace come condivisione delle responsabilità.
La guerra non sarà mai scongiurata del tutto, ma qualche bastone tra le ruote glielo possiamo mettere. Un popolo più insensibile al rancore è un ottimo antidoto alla violenza. Un popolo orientato alla collaborazione piuttosto che alla competizione sarà più generoso di fronte alle evenienze della storia. Un popolo che non delega al capobastone di turno le decisioni ma ne reclama la titolarità sarà meno incline a subire manipolazioni.
Il bello è che in questa direzione ciascuno di noi può, da subito, incominciare a dare il suo contributo. Oggi inizia il periodo quaresimale. Per i credenti potrebbe essere l’occasione di vivere una quaresima di responsabilità.
Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 marzo 2025




