
MUGELLO – Sul grave episodio di cronaca avvenuto domenica pomeriggio a Borgo San Lorenzo, con un ospite del Villaggio La Brocchi che ha portato via una bambina dal centro di accoglienza, minacciando di gettarla nel fiume (articolo qui), interviene, con una riflessione a 360 gradi, il sindaco Paolo Omoboni. Che prima si sofferma su quanto accaduto, ma poi ragiona anche delle reazioni che sono seguite al fatto e, più in generale, alla presenza dei profughi nel nostro territorio.
“Questo è un fatto grave, isolato – inizia Omoboni – che deve restare comunque confinato nei fatti di cronaca. Come abbiamo già avuto modo di affermare, e lo ribadiamo: solidarietà e legalità sono due valori fondamentali alla base della società, di una comunità. E lo sono anche del nostro agire amministrativo. Ma bisogna essere altrettanto chiari: chi non rispetta le regole, a prescindere dal colore della pelle, va punito. Il ragazzo deve rispondere dell’atto che ha commesso ed è in arresto. La situazione è adesso al vaglio dell’Autorità giudiziaria che valuterà i provvedimenti di competenza ritenuti necessari. Il sistema Sprar è regolato dallo Stato, con norme precise. E per episodi gravi come questo, è prevista l’uscita dal programma e l’allontanamento. Ed è la Prefettura l’organo dello Stato territorialmente competente a prendere una decisione. Da parte nostra, ci faremo promotori del rispetto delle regole”.
Il sindaco poi dice grazie: “Un forte e doveroso ringraziamento ai Carabinieri che sono intervenuti e hanno agito con prontezza e professionalità su questo grave gesto. E grazie a loro e ai Vigili del Fuoco tutto si è concluso positivamente. E voglio dire grazie agli operatori e agli ospiti del Centro di Accoglienza, per come hanno reagito all’accaduto”.
L’episodio ha suscitato molti commenti, così come accade ogni volta si riscontra qualche fatto di cronaca nera che vede coinvolto qualche profugo. E sempre più spesso si parla di invasione, con toni esasperati. “I numeri dei profughi accolti nei centri di accoglienza straordinaria, che a Borgo sono sei – spiega Omoboni – si sono ridotti, 115 persone su oltre 18mila abitanti non sono certo un’invasione. Certamente il sistema dei Cas va rivisto, perché non fa integrazione. Lo Sprar sì, la fa; ma i Cas non vanno bene”.
Fatto sta che la gente scrive e parla spesso con rabbia. Il sindaco non ci sta: “Voglio parlare innanzitutto come uomo – dice Omoboni – mi chiedo cosa ci sia successo, e quando siamo diventati così cattivi. Le bacheche di Facebook sono divenute degli sfogatoi con linguaggi volgari, aggressivi, carichi di odio, dove non c’è spazio per il confronto fatto di rispetto delle idee altrui, dove ci si lamenta a prescindere e non ci si ricorda più che siamo tutti essere umani, figli della stessa terra. Cattiverie lanciate come proiettili emblema di una società che ha smesso di ascoltare e di informarsi, che utilizza solo questi strumenti per comunicare le proprie frustrazioni. Come padre spero di non far imboccare ai miei figli questa strada di non ritorno e di insegnare loro il valore della compassione. Come amministratore mi chiedo dove abbiamo sbagliato, tutto questo odio nasconde un malessere reale che non abbiamo compreso, non siamo stati in grado forse di governare questo sentimento. E la paura non è una questione di colore, ogni politico dovrebbe avere il coraggio e l’umiltà di interrogarsi su questo. Oggi c’è l’odio verso il nero, domani verso il vecchio e domani l’altro semplicemente verso chi ha qualcosa di diverso. Forse è il momento di prendere concretamente in mano le cose per non rischiare la deriva”.
Omoboni confessa una preoccupazione: “Mi preoccupa il domani, mi preoccupa la violenza. Non sono un buonista a prescindere e non credo che questo sia il giusto atteggiamento da tenere. Ci vogliono regole, legalità, ma senza dimenticare il rispetto dell’altro. Dove andremo a finire se l’unica cosa che ci rimane è spararci odio addosso, che mondo lasciamo ai nostri figli? Ci sono dei problemi è vero, la crisi economica non ci ha aiutato, ma io preferisco risolvere le cose mettendo un passo davanti all’altro che gridare e urlare contro i miei simili. Quindi cosa mi spaventa? Il giorno in cui non saremo più in grado di ascoltare l’altro perché troppo concentrati sull’Io, e questo giorno mi sembra molto vicino. Questo non vuol dire non essere coscienti che il problema immigrazione c’è, che è reale e che forse va declinato in maniera diversa. Come Sindaco ho il dovere di prendere in considerazione le domande poste dai miei cittadini e cercare di dare delle risposte concrete, arrivare fin dove posso per arginare la situazione, sempre e comunque però nel rispetto di una società civile”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 marzo 2018






