SCARPERIA E SAN PIERO – L’Unione montana dei comuni del Mugello, tramite lo sportello SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) ha emessa l’autorizzazione per la realizzazione dell’impianto di produzione del pellet nell’area di Petrona (articolo qui). Un atto atteso, anche scontato nell’esito, ma tutt’altro che dovuto. Una resa incondizionata alla politica nostrana. Avanti a tutti i costi (articolo qui).
Evidentemente i pareri tecnici ricevuti, seppure al lordo di ineluttabili prescrizioni restrittive, sono stati ritenuti sufficienti per concedere l’autorizzazione a costruire l’impianto per il pellet. Era prevedibile, no previsto. Sono state derubricate a fisime, a ubbie, le osservazioni sull’alea imprenditoriale, sull’insostenibilità logistica e finanziaria del progetto. Che, è giusto ricordarlo, ripeterlo, al momento è mutilato della componente trainante, la centrale termoelettrica a biomasse. Dato che su quest’ultima grava la revoca del permesso a costruirla (articolo qui) e, soprattutto, è atteso il giudizio del TAR sulle vicende amministrative che ne hanno favorita l’ideazione.
Però, almeno per la burocrazia stanziale, e per quella appena oltre lo spartiacque di Pratolino, nessun dubbio. Si prosegue, con un imperativo in forma di avverbio, “avanti, a tutti i costi!”
Recentemente, in maniera inopinata, non omologata ai dettami di una fazione del suo partito, anche un consigliere della Città metropolitana di Firenze, Andrea Ceccarelli (PD), in un proprio intervento sulla qualità dell’aria, aveva comunicati i dati di uno studio nell’area urbana: “Si è potuto registrare che le polveri sono determinate soprattutto dalla combustione di biomasse, dal riscaldamento domestico (ivi compresi gli impianti a pellet)”.
Parole scritte sulla sabbia, dettate al vento. La politica cieca e sorda di questo nostro Mugello non le recepisce. O non vuole, o non le capisce. Tant’è che l’iter procedurale, proprio in questi giorni, ha concessa anche l’ultima autorizzazione, quella per il pellet. Già perché avverso questo progetto ci sono 7500 firme, pareri medici sulla insalubrità delle emissioni, valutazioni scientifiche che allertano circa l’insostenibilità del piano di filiera, una indagine giudiziaria in corso, oltre al già citato avvio della procedura di revoca per costruire la centrale ed al ricorso al TAR, fissato per il prossimo 15 giugno. Tutti argomenti di non poco conto, ben aldilà dei “no a prescindere” con cui si tenta di dissimulare le azioni della popolazione.
Il sindaco di Scarperia e San Piero ha enunciato il suo punto di vista su queste pagine web (clicca qui per articolo), citando date e situazioni. Peraltro alcune sbagliate, specie sulla vicenda della mancata apertura dei cantieri per la costruzione della centrale a biomasse. Una su tutte. Il documento autorizzativo sanciva, in termini perentori, l’inizio dei lavori a partire dalla notifica del permesso a costruire (scritto nero su bianco), e non dal suo ritiro. E ciò è andato disatteso, come attestato dalla stessa Città metropolitana (ex Provincia di Firenze) che ne aveva, poi, avviata la procedura di revoca. Ed è questa, appunto, solo una delle tante inadempienze verificatesi in un oceano di superficialità e sciatteria documentale. Tutto il resto non conta. Parole, solo parole.
Così nell’ultima riunione del Comitato contro le biomasse a Petrona, qualcuno sgomento ha detto: “Non ci resta che piangere!”.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 maggio 2016

