
Foto di Franco Guardascione
LAVORO PER LA PACE: PROSEGUE L’ITINERARIO GUIDATO (CON CONFERENZA E LETTURE) AL CIMITERO MILITARE GERMANICO DEL PASSO DELLA FUTA
“Le tombe di guerra incitano alla pace, chiunque voglia collaborare alla diffusione delle idee per la pace è il benvenuto”. Questo è il “motto” alla base del progetto di Dieter Oesterlen per la realizzazione del Cimitero Militare Germanico del Passo della Futa.
“Lavoro per la pace (Arbeit für den Frieden)” è il motto del VolksbundDeutsche Kriegsgräberfürsorge, l’ente tedesco che gestisce il Cimitero.

Il progetto di Oesterlen è del 1959 e i lavori sono iniziati nel 1961, lo stesso anno della costruzione del Muro di Berlino. Non doveva essere facile, in quegli anni, parlare di pace, in particolare in Germania. E sicuramente era ancora meno facile lanciare un messaggio contro la guerra attraverso la costruzione di un cimitero militare tedesco in un luogo come il Passo della Futa, in territorio “straniero” (e “nemico”) a poche decine di chilometri da Monte Sole e non molto piú lontano da Civitella della Chiana e da S. Anna di Stazzema. In un territorio (l’Appennino tra Firenze e Bologna) che ha subíto decine di “piccole” stragi, che sommate hanno prodotto centinaia di vittime innocenti delle rappresaglie e del terrorismo nazi-fascista.
L’architetto Oesterlen ha accettato la sfida: il “cimitero dei nemici” doveva incitare alla pace. Doveva cancellare il grido di Creonte nell’Antigone di Sofocle: “un nemico non può essere amico, neppure da morto!”. E doveva amplificare e diffondere il grido di risposta di Antigone: “Io non nacqui per condividere odio, ma per condividere amore!”.
All’inizio il lavoro di Oesterlen sembrava non aver avuto successo, a partire dalle contestazioni del 28 Giugno 1969, giorno dell’inaugurazione. E poi i “pellegrinaggi” organizzati dall’estrema destra, non solo italiana, per rendere omaggio ai camerati caduti; i messaggi inneggianti al nazismo e al fascismo lasciati sul libro delle visite.
Nonostante gli sforzi della Direzione del Cimitero di trasformare quel luogo in spazio di riflessione e in laboratorio per diffondere le idee di pace, per lungo tempo è durata la diffidenza verso il “cimitero dei nemici”.
Quando nel 2003 la compagnia Archivio Zeta ha messo in scena all’interno del cimitero I Persiani di Eschilo quella diffidenza si sentiva ancora.
Forse è proprio in quell’occasione che è emersa con chiarezza la genialità di Oesterlen. La rappresentazione de I Persiani, che racconta la tragedia e il dolore dei vinti, ha bisogno di spazî aperti, verso l’infinito, perché al loro interno il dolore delle madri e delle spose dei vinti morti possa incontrare il dolore delle madri e delle spose dei vincitori morti. Il cimitero di Oesterlen non “rinchiude” i morti, il suo confine è la foresta, ma oltre la foresta si succedono tutto intorno quinte di monti, una dietro l’altra, fino all’orizzonte estremo; Oesterlen offre i morti sepolti alla Futa alla natura che circonda la collina, al mondo intero, perché quei morti non sono i figli (o gli eroi) di una nazione; essi sono i figli dell’umanità e –come dice ancora Eschilo – “tutta la Terra piange per la sua gioventú perduta”.
Nel cimitero progettato da Oesterlen si rivive a decenni di distanza l’esperienza vissuta da Cesare Pavese a guerra appena finita: “Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi [o i nostri genitori o i nostri nonni n.d.r.]: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione”.
Per questo, insieme a Beppe Rinaldi, abbiamo cercato e studiato il progetto di Oesterlen e le relazioni che lo accompagnano, abbiamo percorso e ripercorso il cammino dall’ingresso alla cima della collina, lungo il tracciato a spirale e fra le lapidi tombali, e abbiamo sentito il bisogno di condividere le nostre “scoperte” con chi non è mai entrato nel Cimitero Tedesco della Futa, ma anche – e, forse, soprattutto – con quanti lo conoscono già.
Luciano Ardiccioni
Per partecipare all’evento
L’Itinerario guidato è organizzato da “Taun Labos – Sentieri d’Architettura” di Borgo San Lorenzo, con il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania, della Regione Toscana, dell’Unione dei Comuni del Mugello, del Comune di Firenzuola, con il contributo della Banca del Mugello – Credito Cooperativo e con il contributo organizzativo dell’Associazione Cittadini per la Difesa del Santerno.
Esso avrà luogo ancora il 6 e il 7, il 20 e il 21, il 27 e il 28 Settembre e avrà inizio alle ore 10 (ritrovo al Ristorante della Futa alle ore 9.30) per concludersi intorno alle 12.30.
Info e prenotazioni: facebook.com/Oesterlen in Toscana, email: [email protected], tel. 3338667694 – 3356305078.
Costo: interi € 15, studenti universitari € 8, under 18 € 6.
3338667694 Giuseppe Rinaldi [email protected]
3356305078 Luciano Ardiccioni [email protected]






