MUGELLO – Il presidente dell’Unione dei Comuni del Mugello Philip Moschetti interviene sul tema dell’unione (o della disunione) tra i comuni della nostra zona. Volentieri pubblichiamo il suo contributo.
E pluribus unus
di Philip Moschetti
L’azione dell’Unione dei Comuni ultimamente è apparsa spesso sulla stampa e, direi ogni momento, sui social.
I temi , con alcune varianti, sono sempre gli stessi: quale ne sia il ruolo e quanto, nello svolgere tale ruolo l’azione dei Comuni proceda in modo unitario.
Iniziamo dal tema dell’unità.
Il recente dibattito mette in dubbio l’unità dell’Unione partendo da due temi: la mancanza di una struttura che si occupi specificatamente di finanziamenti e la molteplicità nell’offerta di percorsi turistici extraurbani, i cosiddetti cammini.
La disponibilità di una struttura specializzata per accedere ai finanziamenti è di grande attualità in quanto il meccanismo con sui saranno allocati i fondi del PNRR, c.d. Recovery fund, sembra proprio essere quello del bando.
L’Unione sta ancora decidendo sulla strategia migliore per rispondere a questa necessità, con la consapevolezza che, fino a che non sia definito il PNRR, (mi chiedo se siamo alla redazione finale) sia prematuro decidere il modo in cui approcciarlo.
Nell’affrontare questo tema bisogna tenere conto di due vincoli, uno di ordine immediato, ed uno di ordine generale.
Dal punto di vista immediato il problema, banale se vogliamo, è che per creare una nuova struttura bisogna o assumere del nuovo personale o distoglierlo dall’attuale incarico.
Entrambe le soluzioni sono molto difficili dato che le possibilità assunzionali dell’Unione e dei Comuni associati sono esaurite, le competenze dei Comuni e dell’Unione crescono e, soprattutto, i procedimenti per attuale le crescenti competenze sono sempre più complessi e carichi di responsabilità.
Il secondo tema è che, sebbene importantissima, questa necessità non sarà permanente.
In un contesto come quello italiano caratterizzato dalla capacità delle burocrazie, e delle relative voci di spesa, di sopravvivere (molto) oltre la ragione che ha portato alla loro creazione è necessario fare molta attenzione quando si creano degli uffici.
Non c’è bisogno di rammentare i numerosi enti ed uffici che in Italia si occupano ancora di problematiche degli anni ’50, se non post belliche.
Ciò impone a tutti gli amministratori pubblici (responsabili) una forte attenzione nel valutare le soluzioni quando una certa necessità richieda di creare una nuova struttura, e cioè, una nuova voce di spesa.
Tenendo conto di questi vincoli la soluzione che sembra più attuabile è ricorrere a competenze già presenti sul territorio specializzate nel tema dei finanziamenti europei.
Sempre nel solco della ricerca di finanziamenti è stato sollevato il tema del Programma Innovativo Nazionale Qualità dell’Abitare, c.d. Pinqua, ove se ne obiettano le modalità di attuazione.
Il Pinqua è chiaramente orientato verso la rigenerazione di tessuti urbani logorati (lo dice il nome stesso). Reputo però che presentare una domanda di finanziamento basata sui progetti consoni alle finalità del bando sia stata una scelta corretta: se è vero che le emergenze abitative non caratterizzano il nostro territorio, è pur vero che chi tali emergenze possiede potrebbe non essere interessato a questo bando per la presenza di altri, e più corposi, finanziamenti.
Passiamo ai cammini, questione che deve approcciata nella giusta prospettiva .
La competenza su questa tematica si esplica quando vi sia una valenza intercomunale. L’Unione si occupa quindi di progetti d’area e non di quanto i singoli Comuni attuano all’interno del proprio territorio.
Riprendendo quindi il caso del Cammino di Giotto e Dante, questo, in quanto progetto d’area, è stato portato all’attenzione del Coordinamento degli Assessori al turismo che è l’organismo che si occupa delle definizione delle strategie di sviluppo turistico.
Il Coordinamento ha stabilito le linee da perseguire per la promozione del territorio e secondo queste il Cammino di Giotto e Dante sarà valutato.
Terminata l’analisi dei casi particolari mi sia ora permessa una visione generale.
Dai singoli temi, come quelli che ho finora trattato, si trae, direi sempre, la conclusione di un scarsa unità dell’Unione.
Tralasciando il fatto che la concordia non sembra far notizia, penso ad esempio agli hub vaccinali, mi permetto di dire che da fatti contingenti, e quando non assolutamente specifici, si traggono conclusioni di natura generale, così compiendo un errore che i filosofi chiamerebbero di natura olistica.
Qualsiasi associazione, che sia un’ Unione di Comuni, di Stati o di cittadini, e qualsiasi ne sia il fine, dalla caccia al cinghiale o alla conservazione dei coleotteri, ha, per definizione, una pluralità di aderenti.
Da una pluralità di aderenti non può che nascere una pluralità di punti di vista di cui l’associazione, nel nostro caso specifico l’Unione, deve trovare la sintesi: questa sintesi può, a volte, richiedere di scartare alcune esigenze a favore di altre.
Ma nell’Unione le esigenze scartate, non sono mai sempre le stesse e, tantomeno mai quelle dello stesso membro.
Philip Moschetti
Presidente Unione Montana dei Comuni del Mugello
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 maggio 2021

