MUGELLO – Anche in Mugello, pur se per il momento non si sono visti cortei di trattori, agricoltura e zootecnia sono in forte sofferenza; e gli operatori del settore evidenziano come non possa reggere a lungo un sistema nel quale ricavano meno di quanto spendono per produrre. Lo mettono in evidenza Simone Grossi, Umberto Borgioli e Remo Marchi, con stalle e coltivazioni a Borgo San Lorenzo e a Firenzuola, e Davide Galeotti, che lavora nel settore del legname e della silvicoltura.

“Vale per il latte, vale ancor più per frutta e verdura”, afferma Marchi, che aggiunge: “Sullo scaffale il prezzo quadruplica o quintuplica, e al produttore si riconosce una cifra che spesso non copre neppure i costi di produzione. C’è uno squilibrio troppo forte. E diventa ingiusto anche che si paghi poco un prodotto e poi si diano sovvenzioni pubbliche all’agricoltore perché rimanga in piedi. E’ una stortura, un costo enorme per la comunità. Un contributo è anche giusto, perché facciamo anche un lavoro di manutenzione del territorio. Ma così è troppo, è esasperato”.

Riporta la sua esperienza anche Simone Grossi, allevatore di Borgo San Lorenzo, che afferma: “Il sistema non regge più. Non è possibile continuare a farci pagare il prodotto meno di quanto spendiamo per produrlo. Cerchi di reggere, finché ce la fai coi risparmi che avevi da parte, ma poi si è costretti a chiudere. Il latte – aggiunge – ce lo pagano 51 centesimi al litro, sullo scaffale il consumatore lo paga 2 euro e 20. Ma è possibile una cosa del genere?”. Grossi evidenzia anche la distorsione di una mancata concorrenza in merito al latte: “In Mugello o lo dai a Mastrolia (il riferimento è al patron della Centrale del Latte d’Italia ndr) o non ci sono alternative, non c’è altra azienda in grado di acquistare” e sottolinea anche la difficoltà di valorizzare, a questi prezzi, la mugellanità del prodotto. Conclude: “Prima perdevamo 5500 euro al mese, ora ne perdiamo 3300”.

Una rabbia legata ai prezzi, ma anche alla burocrazia, come spiega Umberto Borgioli, proprietario di un allevamento di 500 capi a Valdastra, nel comune di Borgo San Lorenzo, e di ampie coltivazioni orticole, cereali e foraggi. “Non sono sul trattore, perché devo restare qui a curare l’azienda. Ma la protesta la condivido. Siamo arrivati a un punto imbarazzante: le condizioni che i burocrati impongono a chi lavora impongono una programmazione così stringente e inderogabile che diventa avvilente, a fronte di prodotti che vengono venduti a prezzi ridicoli. La nuova Pac introduce nuove regole, meccanismi e norme enormemente complicate e difficilmente rispettabili”.
Davide Galeotti, imprenditore agricolo che lavora al Covigliaio (Firenzuola), aggiunge: “Chi protesta ha perfettamente ragione: non si può distruggere un settore strategico qual è l’agricoltura per l’integralismo ambientalista: il Green Deal è una sciocchezza. L’attuale crisi economica della Germania, è dovuto anche a queste strategie assurde che ora vogliono proporci in Europa”. E solleva anche un’altra questione: “Se vuoi che io produca in modo più sano, allora devi riequilibrare i prezzi dei cereali che vengono dall’estero e che sono coltivati con tecniche qui da noi proibite e con costi molto molto più bassi dei nostri”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 Febbraio 2024




