BORGO SAN LORENZO – All’ospedale di Borgo San Lorenzo, nel 2025 sono nati 330 bambini. Che, seppur in aumento, sono molti meno dei 500 previsti dalla normativa per i punti nascita di primo livello, come quello mugellano. E, anche se il presidente della Regione Eugenio Giani ha chiesto che tale soglia venga abbassata a 400, saremmo in ogni caso fuori dai range previsti. Ma c’è veramente un rischio, seppur remoto, che l’ospedale perda questo fondamentale servizio? Lo abbiamo chiesto in questa intervista al dottor Marco Giusti, direttore di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale del Mugello. Che ci ha spiegato quali sono i numeri, le caratteristiche e i punti di forza della nostra struttura. E perché, almeno per il momento, possiamo stare tranquilli.
A Borgo San Lorenzo il punto nascita opera in deroga. Ogni quanto viene rinnovata?
“Il punto nascita di Borgo San Lorenzo – risponde il dottor Giusti – dal 2018 opera in deroga, rilasciata dal Ministero della Salute. Nei primi due anni è stata valutata annualmente, poi fino allo scorso anno non è stata più rivista. Nel 2025 i criteri sono stati rivalutati e riconosciuti, quindi il rinnovo della deroga e dell’idoneità a mantenere il punto nascita sono recentissimi. Anche con la direttrice dell’ospedale dottoressa Capanni, e la direttrice della pediatria dottoressa di Silvio, abbiamo verificato che i criteri vengono mantenuti e che ci sono tutti”.
Di quali criteri si tratta?
“Riguardano principalmente la capacità strutturale e organica. Quindi la capacità, legata a esperienza, qualifica e professionalità, di gestire le urgenze e le emergenze che si possono verificare nel percorso nascita. E ovviamente la presenza di un servizio di guardia attivo 24 su 24 per 365 giorni l’anno con personale qualificato, continuamente aggiornato. Sono qui da un anno e mezzo, e devo dire che la qualifica del personale medico e ostetrico di questo punto nascita è di alto livello. Si tratta di un personale che nonostante la casistica relativamente limitata, si è continuamente aggiornato per migliorare il proprio livello professionale. Il servizio non verrà intaccato finché verranno mantenuti e vivi e attivi questi requisiti, in tema di professionalità, come detto, e di territorio”.
Che dire di questo secondo aspetto?
“Il territorio di riferimento deve avere un numero di abitanti superiore ai 50 mila, e nel Mugello ci sono circa 64.500 abitanti. Di questi il 60 % è popolazione femminile e, di questo 60 %, circa 15 mila donne sono in età fertile, e questo comunque è patrimonio potenziale di nascite. I criteri riguardano infine la presenza di protocolli, procedure di presa in carico, diagnostica e di terapia delle pazienti che afferiscono al nostro punto nascita. E in questo ultimo anno è stata mia premura rivederle, adeguarle e aggiornarle secondo le linee guida attuali. Sia per le donne in gravidanza sia per le patologie ginecologiche”
Negli ultimi due anni i dati in controtendenza hanno premiato il vostro lavoro. A cosa sono dovuti?
“Abbiamo riscontrato, per la seconda volta consecutiva, un aumento di circa il 5% delle nascite. Se il 2023 si era chiuso con 299 nati e il 2024 con 316, a fine 2025 i bambini sono stati 330, con un aumento sia dei neonati italiani che dei figli di stranieri. Si tratta dell’unico punto nascita che ha avuto questa ripetitività di incremento negli ultimi due anni. È presumibile che abbiano contribuito anche i miglioramenti organizzativi che abbiamo messo in atto; e anche l’azienda ha riorganizzato le attività territoriali creando diretta collaborazione e integrazione tra territorio e ospedale. Ad esempio l’ambulatorio di ecografie ostetriche del secondo e del terzo trimestre, che veniva fatto a livello consultoriale e gestito da medici del territorio, è stato spostato negli ambulatori dell’ospedale; negli stessi giorni e orari e con lo stesso tipo di macchinario. Quindi, si genera fin da subito un maggiore senso di appartenenza alla struttura da parte delle mamme, che già vengono a contatto con il personale e con la struttura dove partoriranno. Si tratta anche di un importante momento di crescita professionale, confronto e condivisione tra medici consultoriali, territoriali e ospedalieri”.
Altri fiori all’occhiello del punto nascita di Borgo?
“Altra cosa sui cui sto puntando molto, che già c’era ma che che sto cercando di sviluppare ulteriormente, è l’utilizzo delle medicine complementari negli ultimi tre mesi della gravidanza; per generare nella paziente energie positive che possono determinare l’insorgenza di contrazioni uterine spontanee, senza dover ricorrere a metodi di induzione con farmaci. Per questo vengono utilizzate tecniche di medicina cinese, come l’agopuntura o l’applicazione di calore in alcune parti del corpo, oppure ancora l’uso dell’acqua. Ho trovato un personale ostetrico molto preparato, e quest’anno apriremo un ambulatorio che prenderà in carico le mamme al termine della gravidanza e le seguirà fino alla fine con le tecniche che verranno ritenute più opportune per il singolo caso”.
Parliamo del vostro staff, quanti siete?
“Dieci medici, 25 ostetriche. Nel corso del 2025 tra i medici di ginecologia ed ostetricia abbiamo avuto tre pensionamenti, due dei quali sono stati già sostituiti, mentre il terzo arriverà nel mese di Marzo. Ci sono poi i pediatri: questo punto nascita, già da alcuni anni, ha instaurato il percorso assistenziale ‘Linea materno infantile’: ostetriche e infermiere pediatriche si alternano nell’assistenza delle mamme e dei bambini. Un’integrazione di personale che rende anche il sistema più snello e più efficiente”.
Perché è fondamentale che il Mugello rimanga attivo un punto nascita?
“Prima di tutto dal punto di vista geografico e territoriale. Si tratta di un territorio esteso, montano, con strade non facilmente praticabili. Pensare che, ad esempio, da Scarperia una mamma in travaglio debba andare fino a Careggi o fino a Firenze sud aumenta molto il rischio che durante il viaggio il bambino possa nascere e avere delle complicanze. Questo vale, chiaramente, anche di più per l’Alto Mugello”.
A proposito di Alto Mugello. Questo territorio afferisce a voi?
“Tendenzialmente sì, anche se non è facilmente calcolabile la fruizione completa. Alcune donne preferiscono rivolgersi a Imola, che è più vicino, specie per certe frazioni. Anche per il tipo di strada. Possiamo dire che perdiamo un 20-30% dei casi dell’Alto Mugello; perché le persone cercano di andare nel posto più vicino. Prima arrivano, prima si sentono presi in carico, curati e magari anche rassicurati sullo stato di benessere”.
Cosa accadrebbe se il punto nascita di Borgo San Lorenzo dovesse chiudere?
“In un Mugello senza punto nascita bisognerebbe supplire con un servizio di elisoccorso attivo 24 ore al giorno, per 365 giorni l’anno, disponibile proprio nel momento in cui la mamma comincia a travagliare, che non è definibile e non è intuibile. Questo avrebbe però un costo elevatissimo. Anche durante la gravidanza non si può pensare che una mamma debba fare un’ora di auto nel traffico per farsi controllare se, ad esempio, non sente più il bambino. È lo stesso principio per cui all’isola d’Elba il punto nascita non viene chiuso”.
Chiaramente, poi, non ci sono solo la nascite, ma anche le patologie ginocologiche
“Sì, anche per la ginecologia, che comunque era già ben strutturata e rappresentava un centro di eccellenza, sono stati riorganizzati i percorsi di diagnosi e trattamento, ad esempio per le patologie ed i difetti del pavimento pelvico. Abbiamo aumentato anche il numero dei posti per ogni giorno, e nel giro di un anno le attese sono passate, per una prima visita uro-ginecologica, da 8-10 a 3-4 mesi. A breve riapriremo anche anche l’ambulatorio di urodinamica e uroflussimetria. Anche per i casi oncologici è importante poter fare qui diagnosi e terapia chirurgica in prima istanza, per le patologie di basso stadio, prima di poter poi inviare i pazienti ai centri oncologici per il trattamento chemioterapico o radioterapico. Il Mugello fa parte poi della struttura operativa integrata con l’ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli: loro inviano qui alcuni tipi di pazienti, mentre noi affidiamo loro i casi complessi oncologici”.
Come terminare?
“Con l’annuncio che a breve arriverà un ecografo di altissima fascia, che verrà dedicato prevalentemente ai percorsi di diagnostica di patologia ginecologica sia benigna che maligna. Anche le pazienti che arrivano in pronto soccorso con problematiche ginecologiche potranno contare su una diagnostica rapida ed efficace”.
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 Gennaio 2026




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