BORGO SAN LORENZO – “Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo”, dice il profeta Gioele nella Prima Lettura di oggi. La Quaresima si apre con un suono di corno che ci invita a riunirci, a bloccare qualche volta la corsa delle nostre giornate. E’ un richiamo a fermarsi. Il Signore sta dicendo a me, a ciascuno di voi: “Qualche volta, per favore, fermati nelle prossime giornate”.
Il Vangelo di Domenica prossima preciserà la prima scelta da fare, il primo passo da fare: occorre andare nel deserto come Gesù, cioè rientrare in se stessi, fare silenzio, guardarci dentro, guardare il nostro cuore, fare un check-up sulle idee che abbiamo, sui sentimenti che proviamo, su come ci comportiamo e avere come metro di giudizio la vita di Gesù, il Vangelo di Gesù. Si va nel deserto per sapere che cosa abbiamo nel nostro cuore. Occorre vedere chi adora il nostro cuore, vedere chi siamo, di chi siamo, quali sono i nostri amori, i nostri sogni, i nostri peccati. Guardarli così, appunto, con verità. Guardarci dentro profondamente per vedere come viviamo e come usiamo la nostra libertà. Il suono del corno di questa Quaresima deve essere come una sveglia, come un campanello di allarme per la nostra anima, cioè per la nostra libertà.
Tutti siamo giustamente molto preoccupati e occupati di tenere in forma il nostro corpo e di stare attenti all’alimentazione. Ma noi non siamo solo “corpo”. Che ne è dell’anima?
L’indimenticabile Nicoletta Lapi ha scritto un racconto, “Il signor Filarconti”, su quest’uomo molto preciso che si preoccupava sempre dei rifornimenti necessari per sé e per la sua casina dove abitava da solo in santa pace. Cambiava le pile del telecomando quando erano scariche, non faceva mai mancare il gas alla sua stufa, né il detersivo alla sua lavatrice, né la benzina alla sua auto, né il cibo al suo stomaco.
Pensava proprio a tutto. Ma c’era un rifornimento a cui non pensava mai: quello per la sua anima. Tutto preso dagli affari, non ascoltava quei “reclami” interni che diventavano sempre più deboli. “Aiuto! Muoio di fame!”, diceva l’anima del signor Filarconti. Un giorno, per caso, forse era in un momento di distrazione, gli capitò di sentire quel lamento. “Chi è che mi disturba?”, disse, seccato. “Sono la tua anima…”. “Zitta! Quando avrò tempo penserò anche a te. Ora ho troppo da fare: devo andare a lavorare, poi a mangiare, poi a guardare la TV, poi a leggere il giornale, poi a dormire…”. “E la Domenica?”, chiese l’anima con un sospiro. “La Domenica è un giorno come gli altri, eccetto il fatto che posso dormire di più perché ho da recuperare…”. L’anima non disse più nulla.
Passò un po’ di tempo e il signor Filarconti si dimenticò di quella spiacevole discussione ma cominciò a sentirsi poco bene. Nulla di grave… sentiva come un’uggiolina, un vuoto, un’agitazione curiosa. Andò dal suo dottore che non gli trovò nulla di anormale. Un amico gli suggerì: “Hai provato a consultare il proferror Pissicolò? E’ uno specialista molto famoso”. Dopo sei mesi fu ricevuto dall’illustre scienziato. “Quali sono i suoi sintomi? Mi dica: cosa c’è che non va?”. “Chi sono? Che senso ha la mia vita? A che serve? Come finirò?”, disse tutto d’un fiato il signor Filarconti. “Uhm, vedo e capisco”, disse serio il professore. Gli si avvicinò e gli aprì uno sportellino che conosceva solo lui.
“Puzza di morto”, disse tappandosi il naso. “C’è un cadavere dentro di lei, non se ne era accorto?”. “Come, come?”, balbettò il signor Filarconti tutto allarmato. “L’ha lasciata morire di fame, ecco tutto”, concluse il professore richiudendo lo sportellino. “Ma chi?”. “La sua anima; non si ricordava che c’è anche lei?”. “E ora? Mi aiuti, c’è qualche rimedio? Qualcosa che posso fare?”.
La storia si conclude con l’invito del professore al signor Filarconti a cambiare vita e ad occuparsi molto della sua anima, dandole spazio, curandola e dandole da mangiare. A quella raccomandazione l’anima fece un piccolissimo sospiro, non tutto era perduto. Da quel giorno il signor Filarconti trovò tempo per occuparsi anche della sua anima.
E noi, apriamo un po’ lo sportellino: che fa la nostra? L’anima è la parte di noi che sostiene il corpo, che lo “anima” appunto, è la nostra parte immortale, è lo spazio abitato dallo Spirito Santo. E, allora, forse val la pena che ascoltiamo la sveglia che la Chiesa oggi fa suonare per ciascuno di noi.
Ci sono tre cammini per risvegliare la nostra anima, per liberare la nostra libertà e li conosciamo tutti da sempre: sono la preghiera, il digiuno e l’elemosina.
Palestra, attività fisica, sport e dieta servono a mantenere in forma e in salute il nostro corpo. La Quaresima è un allenamento intensivo che serve a irrobustire, potenziare, rinvigorire l’anima. Un buon “personal trainer” insieme alla scheda con gli esercizi da fare suggerisce anche una dieta per una corretta alimentazione. Anche Gesù, vero “soul trainer”, allenatore dell’anima, suggerisce alcuni esercizi e una sana dieta per tenere in forma la nostra anima e, di conseguenza, la nostra persona. Ecco i suoi consigli.
Alimentazione: evitare la carne il Venerdì; rinunciare ad un alimento a scelta per sostituirlo con alcuni esercizi o attenzioni particolari verso gli altri; fare digiuno di qualcosa per dominare sulle passioni e sulle “dipendenze” perché il digiuno allena a resistere alla tentazione, il digiuno insegna a darsi delle regole. Insomma, non divorare, sì il cibo ma non essere ingordi soprattutto delle cose e non usare le persone. Due gli integratori consigliati: l’Eucaristia e la Confessione.
E, poi, fare questi esercizi per le braccia, le gambe, la schiena, le spalle e il petto della nostra anima.
Braccia. Braccia alzate verticali per rivolgersi a Dio nella preghiera almeno tre volte al giorno. La preghiera! Smetterla di sentirci autosufficienti: “Faccio tutto io”. No, invece mettiti a pregare, cammina con Dio: è una forza, è una luce. Dobbiamo pensare Dio non come un ombrello che si prende solo quando piove ma come un compagno quotidiano da mattina a sera. Braccia alzate orizzontali verso gli altri, in particolare verso i più bisognosi.
Gambe. Inginocchiarsi davanti a Dio per riconoscersi peccatori e bisognosi del suo perdono e una corsa leggera verso parenti e amici soli o in difficoltà.
Schiena e Spalle. Portare pazientemente i pesi gli uni degli altri.
Petto. Allenarsi ad amare, a voler bene, a cercare il bene sempre. Una carità che va dal sorriso al saluto, all’amicizia al perdono. Una carità integrale.
Si arriverà intorno a Pasqua, trasformati, rinnovati. Il “personal trainer” Gesù con il suo collaboratore Spirito Santo faranno il loro lavoro se saranno osservati i loro consigli. Buon allenamento a tutti.
Conclusione. La Quaresima si colloca sempre tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Il cardinale portoghese Josè Tolentino Mendoça ha detto che la primavera non è soltanto un fatto esterno ma la primavera deve essere un fatto che io posso dire di me: “Io primavero”, “Io ricomincio a primaverare”. Che bello! Avere questa idea: “Io primavero, cioè io mi metto in cammino per far fiorire la mia vita”.
Quindi questo è il mio augurio: che la Quaresima che oggi insieme cominciamo sia questo primaverare, questo dire: “Posso fare di più. Sogno di essere una persona migliore per me e per gli altri, migliore perché ho ritrovato la mia anima e mi impegno a seguire Gesù, il suo stile e il suo Vangelo”. Amen.
Don Luciano Marchetti, pievano di Borgo San Lorenzo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 febbraio 2020



