MUGELLO – Gabriele Gamberi, giovane di Borgo San Lorenzo impegnato nell’unità pastorale come ministrante, riflette sul significato del Mercoledì delle Ceneri e sull’inizio della Quaresima:
Ogni anno, il Mercoledì delle Ceneri arriva quasi in punta di piedi. Non fa rumore, non promette miracoli immediati, non accende luci. Eppure, è uno dei giorni più veri dell’anno liturgico. Oggi la chiesa ci mette una parola sulla fronte e una domanda nel cuore. Le ceneri non sono una condanna, ma una carezza severa: ci ricordano chi siamo e, soprattutto, per chi viviamo.
Gesù, nel Vangelo di Matteo, non parla di cose straordinarie. Parla di elemosina, di preghiera, di digiuno. Tre gesti semplici. Eppure, dentro questi gesti, Gesù mette una parola che ritorna come un ritornello: il Padre che vede nel segreto. La Quaresima comincia così: non con quello che si vede, ma con quello che Dio vede. E Dio guarda il cuore.
Vi propongo quattro sentieri da percorrere.
- “Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini” – La verità del cuore
Gesù è molto chiaro: possiamo fare cose buone, anche molto buone, ma farle nel modo sbagliato. Possiamo aiutare, pregare, sacrificare… e farlo per essere visti, approvati, applauditi. La Quaresima inizia smascherando questa tentazione sottile: vivere di apparenza.
Sant’Agostino diceva: «Dio è più intimo a me di me stesso». Questo significa che Dio non si ferma a ciò che mostriamo. Lui entra, scende, ascolta quello che nemmeno noi abbiamo il coraggio di dire. Le ceneri ci ricordano proprio questo: sotto le maschere, sotto i ruoli, sotto le immagini costruite, c’è una persona vera, fragile, amata.
La Quaresima è il tempo in cui possiamo smettere di recitare e cominciare a vivere. Non serve impressionare Dio. A Lui basta la verità. Anche una verità povera, ferita, stanca. Perché Dio non si stanca di noi. - “Quando preghi, entra nella tua camera” – La preghiera che salva
Gesù non condanna la preghiera pubblica, ma ci invita a riscoprire quella nascosta, quella che nasce dal silenzio. La preghiera vera non è fatta di parole belle, ma di presenza. È stare davanti a Dio così come siamo.
Santa Teresa di Gesù diceva: «La preghiera non è altro che un intimo rapporto di amicizia, un intrattenersi spesso da soli con Colui dal quale sappiamo di essere amati». Che frase semplice e potente. Pregare non è convincere Dio di qualcosa, ma lasciarsi amare.
Durante la Quaresima siamo invitati a tornare a questa preghiera povera, magari breve, magari faticosa. Una preghiera che a volte è solo un sospiro, un silenzio, una lacrima. Ma è proprio lì che Dio lavora. Nel segreto. Dove nessuno applaude, ma dove il cuore respira. - “Quando digiunate, non assumete aria malinconica” – Il digiuno che libera
Il digiuno non è tristezza, non è punizione. È libertà. Digiunare significa fare spazio. Fare silenzio dentro. Rinunciare a qualcosa non perché è cattivo, ma per ricordarci che non di solo pane vive l’uomo.
San Francesco d’Assisi diceva: «È dando che si riceve». Il digiuno ci insegna proprio questo: meno cose, più cuore. Meno rumore, più ascolto. Meno ego, più amore.
In un mondo che ci spinge ad avere sempre di più, la Quaresima ci propone di scegliere di meno, per amare di più. E questo, anche se costa, alla fine consola. Perché il cuore, quando non è pieno di cose, può finalmente riempirsi di Dio e degli altri. - “Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” – La speranza della conversione
Nel Mercoledì delle Ceneri del 2000, San Giovanni Paolo II nell’omelia disse una frase semplice e forte, che ancora oggi risuona:«Il gesto delle ceneri richiama il grande tema della conversione, che è un ritorno a Dio con tutto il cuore».
La conversione non è diventare perfetti. È tornare. Tornare a casa. Tornare all’essenziale. Tornare a Dio, anche dopo aver sbagliato, anche con passi lenti. Le ceneri non ci dicono solo che siamo polvere, ma che siamo polvere amata. Polvere nelle mani di un Padre.
Il Padre vede nel segreto le nostre lotte, le nostre cadute, i nostri tentativi. E non si scandalizza. Ci aspetta. La Quaresima è questo tempo prezioso in cui Dio ci dice: «Torna. Anche così. Anche oggi».
Quindi il Mercoledì delle Ceneri non è l’inizio di una tristezza, ma di una speranza vera. Non è un peso, ma una possibilità. È il tempo in cui possiamo rallentare, ascoltare, scegliere ciò che conta davvero.
Lasciamoci segnare dalle ceneri non solo sulla fronte, ma nel cuore. Lasciamoci guardare da quel Padre che vede nel segreto e che non smette mai di amare.
Concludo con un invito e un augurio.
L’invito è quello di scegliere un piccolo gesto concreto per questa Quaresima – un tempo di silenzio, una rinuncia, un atto di carità – e viviamolo con fedeltà.
E l’augurio è che questa Quaresima sia per tutti noi un cammino di verità, di libertà e di ritorno a Dio, per arrivare alla Pasqua con un cuore nuovo.
Buon Mercoledì delle Ceneri e buona Quaresima a tutti
Gabriele Gamberi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 febbraio 2026




