FIRENZUOLA – Immerso nelle montagne verdi dell’Alto Mugello, nella valle del Santerno, si trova Brento Sanico, un borgo ora in stato di degrado, ma che fino agli anno ’60 era un centro abitato. Dal 1800 fino alla fine degli anni ‘50, vi abitavano circa 80 persone, che vivevano di pastorizia, agricoltura, raccolta di castagne e il borgo era perfino dotato di una scuola. “Ho vissuto a Brento Sanico fino all’età di 18 anni” racconta Carla Calamini nel cortometraggio girato da Tommaso Tucci: “Ci siamo andati il 7 luglio 1944, sfollati perché ci fu una rappresaglia. I tedeschi fucilarono il mio babbo in mezzo al fiume. Mia mamma era rimasta con noi bambini, un nonno e due sorelle del mio babbo. Arrivati a Brento Sanico, le persone ci accolsero gentilmente. Ho molti ricordi di quel luogo. Quando, a luglio 2018, sono tornata a Brento sono rimasta molto male a causa dello stato di degrado del borgo”. Molte persone negli ultimi anni sono rimaste colpite dalle qualità di Brento e dalla sua storia e si sono offerte di riportarlo in vita. Fra di loro, una delle prime persone a farsi sentire è stata Anna Boschi, nota escursionista, che ha contattato don Antonio Samorì, parroco di Basiago, in provincia di Faenza, che ha dimostrato subito interesse per ricostruire le case di Brento Sanico, con la famosa pietra serena di Firenzuola. “Ho scoperto questo posto circa venti anni fa” racconta Anna Boschi nello stesso cortometraggio “Sono andata a vedere la chiesa e mi sono emozionata alla vista di quei colori. Una domenica del 2016 ci sono tornata, la chiesa era ancora bella, anche se peggiorata. Ho pensato di fare qualcosa e, con altre persone, mi sono rivolta a don Antonio Samorì e ho scritto a numerose banche o istituzioni, perfino alla Santa Sede. L’unica persona che ha considerato questa idea di ricostruzione è stato don Antonio. Le sei case del paese sono andate all’asta, le abbiamo comprate e ora appartengono a don Antonio”. «Il prete-muratore»: così è soprannominato don Antonio, poiché ha manifestato in più occasioni la volontà di far rivivere gli eremi e i luoghi di culto che si trovano sull’Appennino tosco-emiliano: ha recuperato già tre luoghi: Trebbana, Gamogna e Lozzole e a questo giro, dopo aver salvato la chiesa di San Biagio di Brento Sanico, vuole ripopolare l’intero paesino. Il progetto di padre Samorì si propone di ricostruire le case del borgo, dandole in comodato d’uso. L’idea prevede che, una volta ricostruite le case con l’aiuto di volontari, siano date alle famiglie che hanno voglia di mettersi in gioco, abbracciando uno stile di vita campestre, legato alle risorse della natura.
Caterina Tortoli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 maggio 2020



