BORGO SAN LORENZO – Andrea Banchi, candidato nella lista Borgo in Comune, traccia una lucida riflessione, a due settimane dal 26 maggio, sui nuovi scenari politici locali e di come ne escono da questo voto i partiti in Mugello.
Domenica 9 assisteremo all’ultimo atto delle elezioni amministrative nel Mugello con la probabile conferma a sindaco di Borgo da parte di Omoboni e la sconfitta di Margheri e della destra che lo ha sostenuto. Dopo i numeri del primo turno il ballottaggio sembrerebbe senza sorprese.
In questa settimana passata si è voluto un po’ sbrigativamente chiudere la riflessione sugli esiti del voto europeo e amministrativo in Mugello, non so se per superficialità o per evitare, ora che rischi di novità sono scongiurati, di aprire una pagina poco gradita e comunque di non facile lettura. E’ vero che i Comuni dell’Unione che andavano al voto hanno confermato i sindaci che avevano svolto il precedente mandato, Ignesti a Scarperia e San Piero, Mongatti a Barberino, Passiatore a Dicomano, ed inoltre laddove il sindaco era uscente dopo due mandati hanno visto subentrarne un altro della stessa compagine, il PD Carlà a Vicchio, Moschetti del centrosinistra a Palazzuolo, Buti del centrodestra a Firenzuola. Allora apparentemente non ci sono state novità.
Per completare il quadro mugellano ricordo inoltre che a Marradi le amministrative ci sono state un anno fa con la vittoria del centrosinistra, ma le europee hanno indicato la Lega come primo partito, superando il 35%.
Appena fuori dell’Unione però le sorprese non sono mancate: l’onda lunga della Lega ha portato Piani del centrodestra a guidare il Comune di San Godenzo, dopo la mancata fusione con Dicomano; anche a Londa ha vinto Cuoretti del centrodestra; a Vaglia Sacconi, candidato PD, è rimasto al palo superato da Borchi, sindaco uscente in contrasto col PD da cui era uscito.
Significa allora che l’esame deve essere un po’ più attento per cogliere gli elementi nuovi e problematici che le elezioni del 26 maggio scorso hanno condotto anche da noi.
Confronto tra europee e comunali
Il confronto tra europee e comunali nel Mugello dimostra che l’aumento di Lega e altre formazioni di estrema destra non si è trasferito automaticamente ai candidati sindaci di destra, facendo comprendere che si tratta dunque d’un voto che ha una forte componente di protesta. Le elezioni europee sono state infatti utilizzate dagli italiani, come in altre occasioni, per saggiare prospettive politiche prima di farlo nel voto per l’elezione del Parlamento nazionale. Gli studi elettorali toscani hanno mostrato che la Lega è fortemente diminuita alle comunali, dunque gli elettori hanno trovato altri spazi locali per farsi sentire. E’ interessante porre l’attenzione su questo elemento perché il voto leghista alle europee è risultato maggiore nei comuni di montagna che al piano, più forte nei centri piccoli e meno nei paesi più grandi. Questi dati sono peraltro coerenti con quanto è stato rilevato a livello nazionale. E’ una reazione contro il renzismo che ha dominato il PD toscano? È la ricerca di protagonismo di quelli che si sentono ai margini e con Salvini cercano una valorizzazione? E’ il disorientamento di chi segue la TV sovranista e non ha altri mezzi di comunicazione per informarsi?
Alle europee si è poi riscontrato il crollo del Movimento 5 stelle, dimezzato rispetto alle politiche di un anno fa, che contiene un po’ la sconfitta a Scarperia (dove aveva una lista alle comunali che ha incrementato i voti delle europee) ma non a Borgo (anche qui una lista alle comunali che però perde ulteriormente voti), né a Vicchio. Per un partito di scarso radicamento locale era forse più opportuno cercare alleanze invece che contarsi in modo così impietoso?
Da leggere bene il risultato del PD e alleati del centrosinistra. L’aumento alle europee (più 4-6 punti nel fondovalle, ma stasi o lieve peggioramento in montagna) rispetto alle politiche del 2018 è riscontrabile anche nel voto amministrativo, ma con oscillazioni anche notevoli secondo i comuni interessati.
Da un lato le ampie conferme di Ignesti a Scarperia e San Piero col 75%, Mongatti a Barberino col 59%, Passiatore a Dicomano col 67%, migliorando tutti e tre la percentuale di 5 anni fa.
Nel primo caso la fusione dei Comuni di Scarperia e San Piero a Sieve ha offerto opportunità finanziarie rilevanti e la presenza di sole tre liste (centrosinistra, 5 stelle, sinistra alternativa, mentre la destra non si è presentata) ha favorito ulteriori adesioni. A Barberino la solidità della maggioranza ha vinto ampiamente sulla destra (ridimensionata assai rispetto alla lista civica di 5 anni fa) ed anche sulla lista della sinistra alternativa, seconda forza per adesioni, compagine unitaria più ampia e convinta rispetto al solo partito di Rifondazione presentatosi nel 2014. Dicomano vede la vittoria di Passiatore che aumenta in modo consistente benché il PSI sia passato col centrodestra. Minore l’appeal della sinistra alternativa che si ferma al 22, rispetto al 31% di 5 anni fa.
Dall’altro le difficoltà evidenti del centrosinistra a Vicchio e Borgo, a cui va dedicata un’attenzione specifica.
Il centrosinistra a Vicchio riesce ad eleggere Carlà (44%) con la stessa percentuale riscontrata alle europee, ma è insidiato da Officina Vicchio 19 (30%), lista civica di sinistra nata solo poco prima del voto in evidente contrasto con il PD e alleati per le scelte operate in seguito alle primarie. La consistenza del voto a questa nuova formazione la dice lunga sul malcontento nei confronti della maggioranza.
A Borgo il secondo mandato di Omoboni è rinviato al ballottaggio con le destre, che nel passaggio tra europee e comunali perdono 850 voti, mentre il sindaco uscente ne guadagna solo 100. Visti i 400 voti persi dai 5 stelle nel passaggio tra europee e comunali, mentre Forza Italia riesce a trattenere quasi tutti i propri votanti, si capisce come Borgo in Comune, la lista civica che si è formata per iniziativa di Rifondazione con altre componenti della sinistra borghigiana (verdi, socialisti, indipendenti), pur partendo da neppure 900 voti (con riferimento alle liste della sinistra alternativa alle europee) sia potuta arrivare a duemila pescando un po’ da tutti i partiti.
Questo apprezzamento per liste civiche di sinistra, che hanno riportato un successo inaspettato, è la nota di maggiore novità delle elezioni mugellane e dimostra che, pur in un quadro di stabilità del voto, c’è oggi una crescente mobilità determinata dalla protesta che proviene dall’intero arco dei partiti che sfida in modo nuovo il PD a trazione renziana, asse del potere amministrativo locale. Gli elementi apprezzati dall’elettorato: serrata critica all’attività di governo locale, buon programma, qualità delle persone in lista.
La presenza di queste liste unitarie, a Borgo San Lorenzo, ma anche a Vicchio e Barberino, rappresentanti l’intera varietà della sinistra, contro un PD con alcuni segni di stanchezza, è una sfida che potrebbe avere sviluppi imprevedibili nel Mugello dei prossimi anni, tenuto conto della possibile evoluzione della sinistra a livello nazionale. Rivitalizzare la politica locale con elementi nuovi di partecipazione e protagonismo, come hanno mostrato anche le liste civiche che hanno appoggiato la conferma di Omoboni, è novità che richiede continuità nel tempo, solidità politica e organizzativa. Solo il futuro potrà chiarirne portata e successo.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 giugno 2019





