MUGELLO – Lo stato della sanità sta procurando preoccupazione e sofferenze, soprattutto alle persone che si trovano in condizione di svantaggio sociale ed economico. È una situazione che non può essere affrontata con qualche ritocco, ma richiede dei cambiamenti profondi, anche alla luce del rapido evolversi degli sviluppi demografici. Una sanità pubblica forte dovrebbe essere una priorità di qualsiasi governo, da finanziare in maniera adeguata, almeno che non si pensi che, ad esempio, il ponte sullo stretto di Messina possa avere proprietà terapeutiche. Ciò detto, è parimenti necessaria una razionalizzazione e efficientazione della spesa a tutti i livelli. A me pare che alcune questioni debbano essere discusse con estrema rapidità e serietà.
- La definizione di azienda deve sparire dall’organizzazione della sanità. L’attenzione pur necessaria ai conti non deve, in nessun modo, mettere in secondo piano il compito primario che è quello di servire le persone, compito imprescindibile e legittimante della sanità pubblica.
- A dirigere l’organizzazione sanitaria devono essere chiamati coloro che conoscono cosa succede negli ospedali, nei pronto soccorso, negli ambulatori. Devono essere prodotte soluzioni operative, non burocrazia che spesso appare come una forma di auto-legittimazione.
- Proporzione tra personale amministrativo e sanitario. Riprogettare la parte amministrativa per renderla più efficiente. In questo contesto si potranno riconvertire delle risorse a vantaggio della parte sanitaria.
- Mettere in condizioni i medici di non ricorrere alla così detta medicina difensiva. Tanti esami inutili vengono prescritti come forma di autotutela del medico.
- Favorire una cultura che con realismo dissuada la popolazione da ravvicinati checkup che assumono quasi sempre la funzione di ansiolitico.
- Revisione dei prontuari farmaceutici; questi devono essere uno strumento al servizio delle persone e non delle aziende produttrici di medicinali.
- Occorre una valutazione realistica sui vantaggi e gli svantaggi, anche riguardo alla spesa, dell’affidamento della sanità alle regioni. Operazione quanto mai urgente anche riguardo alla pericolosissima proposta di autonomia differenziata.
- Da un trentennio, in modo assai pervasivo, si è promossa l’idea che la competizione sia il motore di una società. Occorre invece affermare che non la competizione, ma la collaborazione è la fonte primaria dello sviluppo umano.
- Occorre lavorare per una rinascita della partecipazione. Rendere le assemblee elettive un luogo di rappresentanza dove davvero si maturano le decisioni, e non un luogo dove si esibisce il capo di turno. Contrastare l’idea che quando un capo solo decide le cose funzionano meglio.
- Non soffocare il volontariato con la burocrazia e il non riconoscimento dei costi sostenuti nella sua attività di supplenza all’intervento pubblico. Se saltasse il sistema del volontariato si creerebbe un vuoto davvero drammatico.
Come si capisce sono temi di carattere generale che, a mio avviso, dovrebbero riguardare una riflessione su tutto il territorio nazionale, ma dal livello locale deve partire una spinta decisa per far sì che la riflessione venga fatta davvero. Il mio auspicio è che su questi temi si discuta nel corso della prossima campagna elettorale per le amministrative, col solo scopo di portare un contributo alla popolazione, soprattutto alla parte che vive maggiori condizioni di disagio.
Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 marzo 2024



