
MUGELLO – Ogni domenica i sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa del giorno. Oggi, festività della Trinità, è la volta di don Antonio Cigna, parroco dell’Unità pastorale di Scarperia, Fagna e Sant’Agata.
Proverbi 8,22-31
Così parla la Sapienza di Dio: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata… Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso, quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso, quando stabiliva al mare i suoi limiti, quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo».
Meditazione
Oggi è la solennità della Santissima Trinità di Dio, tentare di indagarla o spiegarla sarebbe solo un atto di superbia destinato all’insuccesso. Viene subito a mente un racconto di Sant’Agostino dove il santo in sogno incontra Gesù bambino sulla spiaggia mentre sta inutilmente tentando di scavare una buca e riversarvi l’acqua del mare, un monito sull’impossibilità di possedere il segreto di Dio e della Trinità con la nostra mente umana.
Senza avere la presunzione di comprendere o descrivere la Trinità mi limito a raccogliere alcuni messaggi che la Parola di Dio ci dona. Nella prima lettura, dal libro dei Proverbi, a prendere la parola è la Sapienza che si vanta di essere presente fin da prima della creazione e di aver collaborato all’opera stessa della creazione, la sua presenza e compartecipazione propone alla nostra attenzione una pluralità presente in Dio che poi verrà definita con i nomi di Padre e Figlio e Spirito Santo solo dalle parole del Signore Gesù nel Vangelo.
Nella lettura odierna la Sapienza dice addirittura di aver agito “ponendo le mie delizie trai figli dell’uomo”, un messaggio cui fa subito eco la voce del Creatore che nel primo libro della Bibbia (Genesi) diceva di aver fatto “cosa buona” nel creare il mondo, mentre alla creazione dell’uomo parlava di “cosa molto buona”. E perché mai l’uomo, impastato della terra di questo mondo dovrebbe essere in qualche modo diverso? È sempre Genesi a risponderci che “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.” Le delizie che la Sapienza vede nell’umanità, la quale rimane appartenente e solidale a questo mondo terreno, consistono proprio nell’essere immagine di Dio.
Ma allora in che cosa siamo immagine del creatore, quale è la parte in cui possiamo ritrovare questa somiglianza? La nostra somiglianza risiede nel bisogno più irrinunciabile che un essere umano possa avere. Se provassimo a interrogarci su quale sia la nostra esigenza fondamentale, scopriremmo che, tolte le esigenze fisiche (come mangiare, bere, vestire, abitare, ecc.) la nostra necessità esistenziale è quella di amare ed essere amati. Siamo creati apposta per questo, progettati per essere capaci di farlo e, addirittura, bisognosi di farlo. E noi siamo così orientati verso l’amore, nonostante gli egoismi, perché siamo immagine di Dio e Dio è Trinità, cioè pluralità, condivisione, famiglia, solidarietà… in una parola Amore (1 Gv 4,8).
A Sant’Agostino è attribuito un aforisma che recita “ama e capirai la Trinità”, e inoltre è il senso della nostra stessa vita che si dispiega davanti ai nostri occhi se ci avviamo sulla via del bene.
Pensare alla Trinità allora non è avvitarsi in un inestricabile rompicapo, ma riscoprire la nostra identità, la nostra condizione di esseri in relazione e immagine di Dio che in sé stesso è proprio relazione amorosa di tre Persone, che nell’amore diventano Uno.
Solo la scoperta e la realizzazione delle “delizie” della Sapienza poste in noi, ci consentono di trovare il senso della nostra esistenza.
Don Antonio Cigna
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 giugno 2025


