BORGO SAN LORENZO – I parroci del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Don Cristian Socrates Quintana Silva, cappellano di Borgo San Lorenzo.
Fratelli e sorelle oggi la Chiesa celebra la commemorazione di tutti i fedeli defunti, ci invita a contemplare il trionfo di Cristo sulla morte e l’infinita Misericordia di Dio. Nel Vangelo secondo Giovanni leggiamo: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno».
Ogni due novembre, la Chiesa, invita a commemorare i fedeli defunti, a riportare alla mente e al cuore le persone care che sono passate da questo pellegrinaggio terreno alla vita eterna. Ricordare, lo sappiamo bene, significa riportare al cuore. Chi ha sperimentato la morte di una persona cara – un genitore, un figlio, un amico – conosce bene che cosa significa riportare al cuore una persona amata.
La morte strappa via tanti affetti, lacera numerosi sentimenti, porta via intense relazioni, causa molto dolore. Gesù ci permette di vincere ogni tristezza e ogni timore: «Colui che viene a me, io non lo lascerò fuori» (Gv 6,37). Il cristiano è colui che va da Gesù ogni giorno, anche se la sua vita è fatta di contraddizioni, di peccati, di infedeltà, di cadute. Gesù non lo respinge, anzi lo abbraccia, perdona i suoi peccati e lo conduce alla vita eterna dicendogli: «Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
La morte alla luce di Cristo è il passaggio alla vita, è la porta che ci spalanca all’eternità. Una immagine può aiutarci: quella del baco, quando è dentro il bozzolo, sembra morire, ma poi si trasforma in una bellissima e colorata farfalla. Così noi, quando moriamo nasciamo alla vera vita quella eterna che mai finirà.
Uno dei prefazi propri della messa dei defunti recita: «Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta ma trasformata e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata una abitazione eterna nel cielo». Gesù non ha promesso ai suoi amici che non sarebbero morti. Per lui il bene più grande non è una vita lunghissima, un infinito sopravvivere. Per lui l’essenziale non è il non morire, ma vivere della vita che solo lui può dare, perché è il Risorto ed il Vivente. «È importante aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita». Nella speranza in cui siamo stati salvati (cfr. Rm 8,24), nasce dal cuore la nostra preghiera per i fedeli defunti: «Ammettili, Signore, a godere la luce del tuo volto, tienili nella tua pace. Amen».
Don Cristian Socrates Quintana Silva
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 novembre 2025





