VICCHIO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Maurizio Pieri, parroco di Vicchio.
In questa domenica del tempo Ordinario, ci viene proposta come prima lettura un brano dal Libro di Giobbe. Questo testo, ci invita a riflettere in maniera sorprendente su un tema sempre attuale: il dolore e il male che colpisce l’innocente. Appurato ormai che il male e il dolore non sono punizioni di Dio per i nostri peccati, ci troviamo continuamente di fronte alla domanda del perché il male, del perché Dio permette tutto ciò. Il testo non arriva a darci una risposta chiara ed esauriente, ma seguendo le vicende di Giobbe, comprendiamo che anche questo tempo buio della nostra vita va vissuto senza abbandonare Dio, il quale resta comunque a fianco di Gobbe, non lo abbandona mai. Sicuramente un dato che emerge è che il male fa parte della realtà che viviamo, e che noi uomini non ne comprendiamo il significato. Il male rimane un grande mistero.
Il Vangelo sicuramente ci aiuta ad affrontare questa riflessione, osservando Gesù. Egli non si distacca mai dalla sofferenza umana, ma anzi si fa sempre prossimo all’umanità sofferente e fragile. Gesù, maestro di relazioni umane, ci insegna qual è l’approccio migliore per stare vicino a chi soffre. Non si arrabbia, non scappa, non rifiuta di affrontare il male. In tutto il Vangelo Gesù accoglie, si fa prossimo, tocca, si interessa, ama e quindi guarisce. Comprendiamo allora sempre più il motivo per il quale il Padre manda tra gli uomini il Figlio: per risollevare l’uomo di ogni tempo dalle proprie sofferenze, dalle proprie fragilità, restituire speranza, dare vita nuova.
Nel brano di Vangelo che ci viene offerto questa domenica, osserviamo Gesù in casa di Pietro. La suocera di Pietro è malata, ha la febbre. Gesù si avvicina, la tocca, e la guarisce. Non può esistere un rapporto con Dio che si basi sulla distanza, Egli si fa vicino, è accanto, tende la mano. Questo gesto bellissimo di tendere la mano assume un significato ampio e profondo. La suocera di Pietro diventa simbolo di tutta l’umanità, che soffre, è in affanno, che non riesce a muoversi, che è ferma o inferma. Un’umanità che non è libera, che è condizionata, che ha bisogno di aiuto e guarigione. Gesù la prende per mano, uno dei gesti più belli che possono esserci tra due persone, tenersi per mano, come fanno i bambini, come amici, come gli sposti, come i nonni con i nipotini. Come si fa con i malati. Come si fa per salutarsi affettuosamente o con rispetto. Gesù ci prende per mano e ci rialza. È il verbo della resurrezione, ci dà forza, fiducia, ci capisce, non ci lascia soli, ci incoraggia a vivere sempre, malgrado le difficoltà. Incontrare Gesù che ci prende per mano e ci guarisce dalle nostre febbri, ci cambia, ci immette in una vita nuova, è la vita del Regno di Dio!!
Guariti, risanati, liberati, possiamo davvero esprimere al meglio la nostra umanità e la nostra vita, mettendosi a servizio. È servizio vivere bene e donarsi in famiglia, a lavoro, con gli amici, nel tempo libero, nelle comunità.
Don Maurizio Pieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello –4 febbraio 2023





