BORGO SAN LORENZO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Nella festività del Corpus Domini è il pievano di Borgo San Lorenzo don Luciano Marchetti a spiegare il senso e l’importanza dell’Eucaristia. E lo fa, al solito, con un linguaggio chiaro ed esempi molto belli. Da leggere, davvero.
CORPUS DOMINI (B) 2/6/2024
La gente da sempre chiede: “Dove, quando, come trovare Dio?”. La risposta cristiana è l’Eucaristia. Dove trovare Dio? Nel tabernacolo; nella celebrazione della Messa. Quando trovare Dio? Oggi, in questa Domenica. Ma come trovare Dio? Guarda, mangia, cammina. Ecco il percorso che propongo a tutti noi.
Guarda. Il Vangelo ci ha fatto entrare nel Cenacolo dove Gesù ci ha consegnato l’Eucaristia. Ci sentiamo commossi accanto agli apostoli e teniamo fisso lo sguardo su Gesù per imprimere nei nostri occhi, i gesti e le parole della sua infinita bontà. E per capire e carpire ciò che Gesù ha fatto durante l’ultima Cena, dobbiamo ricostruire il clima di quel momento drammatico.
Gesù aveva davanti a sé dodici uomini che rappresentavano tutta l’umanità e, quindi, anche noi; quegli uomini in quella notte avrebbero abbandonato Gesù, lasciandolo solo; uno di loro l’avrebbe tradito e un altro lo avrebbe rinnegato. Gesù aveva tutto il diritto di arrabbiarsi e di rovesciare la tavola della cena, infangata dal tradimento umano. E, invece, no. Gesù non prova rabbia ma un’immensa compassione.
Ciò che sta per accadere non è solo l’epilogo della sua vita terrena ma anche la misura perfetta dell’amore di Dio per gli uomini. Come se la fantasia di Dio non sapesse più cosa fare per convincere gli uomini che sono amati da Lui. Quella sera, poi, Gesù ha compiuto un gesto sconvolgente: si è chinato fino a terra e ha lavato i piedi ad ognuno dei suoi discepoli. Poteva essere più esplicito di così?
Di fronte al tradimento, Gesù continua ad amare. Nell’abbandono e nella solitudine in cui lo lasceranno i suoi apostoli, non cesserà di cercare lo sguardo di Pietro e di amarlo. Davanti all’ingiustizia e alla violenza dei suoi carnefici, perdona. Questo è il mistero della bontà di Dio che facciamo tanta fatica a capire, perché ci supera infinitamente. E Gesù, in quel momento di squallore dell’umanità, che è il nostro squallore, consegna un comandamento che appare veramente impossibile: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.
Sentiamo che ciò è difficile perché insieme alla bellezza d’amare, ne avvertiamo tutta la fatica. Viene spontaneo chiedersi: come si fa ad amare come ha amato Gesù? Eppure il comandamento di Gesù è chiaro e Dio non chiede cose impossibili. Per rendere possibile il comandamento dell’amore, Gesù aggiunge subito un dono, il dono dell’Eucaristia. L’Eucaristia è l’amore di Gesù che diventa il nostro cibo per condurci ad amare come ama Dio.
Ecco il secondo passo: mangia. C’è un bellissimo detto della tradizione cristiana: “Se incontri Gesù, mangialo”. Non c’è niente di raccapricciante in queste parole che richiamano le parole di Gesù durante l’Ultima Cena: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo”. Ve lo spiego con un esempio preso dalla vita di una famiglia nella quale è sbocciata una nuova creatura. La mamma tiene in braccio la terza figlia nata da pochi giorni, mentre il babbo accompagna il fratellino di tre anni e mezzo e la sorellina di cinque anni a salutare l’ultima arrivata. I bambini entrano nella camera della mamma e osservano la scena che si presenta al loro sguardo: la mamma sta allattando! I bambini restano sorpresi, perché non capiscono il senso di quel gesto tipicamente materno. In modo particolare il bambino di tre anni e mezzo non vuole avvicinarsi alla mamma: è come bloccato da un dubbio e da una paura. Sollecitato a farsi avanti, non si muove.
Ma improvvisamente scoppia a piangere e, rivolto al babbo, grida: “Babbo, quella lì, mi mangia la mamma!”. Quel bambino non riusciva a decifrare il senso del gesto bellissimo che aveva di fronte. La mamma, infatti, stava facendo la mamma: stava nutrendo la vita di sua figlia con qualcosa che veniva dalla sua vita senza però intaccare la sua vita. Ma il bambino non riusciva a capirlo! Così alcuni, davanti all’Eucaristia, non capiscono che è un gesto, attraverso il quale, l’Amore materno di Dio dà la vita ai suoi figli nutrendoli d’amore: è l’amore, infatti, il cibo eucaristico.
Dandoci il suo corpo da mangiare Gesù ci dice: “Ogni volta che ne mangiate, voi mangiate la mia storia, le mie scelte, le mie fatiche, le mie gioie. E avrete la forza per vivere come io sono vissuto in mezzo a voi”. L’Eucaristia è un dono straordinario.
Provate a pensare com’è illuminante questo commento di don Tonino Bello, grande vescovo, poeta e profeta, che così racconta: Ieri sera stavo distribuendo la Comunione durante la Messa solenne quando si è presentato un babbo con la figlioletta in braccio. “Il Corpo di Cristo”. “Amen”. E gli ho fatto la Comunione. La bambina, allora, che osservava con occhi colmi di stupore si è rivolta a suo padre e gli ha chiesto: “E’ buona?”. Sono rimasto letteralmente bruciato da quell’interrogativo: “E’ buona?”. Io avrei risposto per conto del suo babbo, rimasto muto invece, e avrei voluto dirle: “Sì che è buona l’Eucaristia. Come è buona la Parola di Gesù. Così come è buona la sua amicizia. Te lo dico io che non posso più resistere senza quest’ostia”.
Questa è la Comunione: far entrare in noi Gesù per vivere con Gesù e come Gesù. Guarda, mangia e, poi, cammina. “Fate questo in memoria di me” non vuol dire: “Moltiplicate le Messe”; ma, piuttosto: “Se siete miei discepoli, vi metterete a servizio degli altri donando voi stessi come ho fatto io”. Se la fede cristiana non diventa carità, se non diventa cura e premura verso il prossimo, se non diventa, appunto, lo stile nel quale Gesù ci invita ad amare come Lui ha amato, la fede cristiana non è più fede cristiana, diventa come sale insipido, come una candela spenta.
Ha scritto don Arturo Paoli, bella figura di prete: Da piccolo, dopo aver fatto la mia prima Comunione, ricordo che la mia mamma mi prese per mano e mi disse: “Ed ora andiamo a completare l’Eucaristia”, e mi portò in un ricovero per anziani dove andava come volontaria e lì ho assistito mentre lavavano i vecchi, li pulivano, li sistemavano. Poi, mia mamma è uscita e mi ha detto: “Abbiamo completato l’Eucaristia”.
Vuol dire che la Messa comincia dalla fine. Quando la Messa finisce è il momento di essere memoria di Gesù. Guarda. Mangia. Cammina. Ma per muoverci, occorre commuoverci prima: che ogni Messa sia una Messa indimenticabile. Un Dio che dato il suo corpo da mangiare e non gli è bastato; lo vedo pendere nudo, disarmato e disarmante, e devo distogliere lo sguardo. Poi, giro ancora la testa, torno a guardare la croce e vedo uno a braccia spalancate che mi grida: “Ti voglio bene”. Proprio a me? Sanguina e grida, o forse lo sussurra, per non essere invadente: “Ti voglio bene”. Gesù ha sete di darmi da bere il suo amore e attende, con l’impazienza di chi ama, la mia, la tua, la nostra totale risposta d’amore.
don Luciano Marchetti, pievano di Borgo San Lorenzo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 Giugno 2024



