BARBERINO DI MUGELLO – Come ogni domenica, un sacerdote o un diacono del Vicariato del Mugello propone ai lettori del Filo una riflessione sul Vangelo domenicale. Stavolta è il turno di Marco Cirri, diacono di Barberino di Mugello.
Ringrazio il Signore che mi dà la possibilità di annunciare la buona notizia che per noi cristiani è la festa dell’Esaltazione della Croce, sintesi che spiega il significato del Venerdì Santo e la via della Pasqua di risurrezione.
Dice l’antifona d’ingresso: “Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo: egli è nostra salvezza, vita e risurrezione. Per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati” (cfr. Galati 6,14).
La croce per noi cristiani non è soltanto legno e chiodi che ci trafiggono, ma diventa l’abbraccio di Dio che si china sull’umanità ferita, ponte tra cielo e terra, tra giustizia e misericordia. La croce è e rimane il paradosso più scandaloso e più consolante della vita cristiana.
Ci insegna che Dio non toglie il dolore del mondo, ma lo attraversa per trasformarlo. Ci fa comprendere che la vera vittoria non sta nello stare sopra dominando, ma nel donare la vita. In un tempo che spesso sembra dominato dalla logica del più forte, come dice Nietzsche, la croce ci sussurra una verità diversa: quella dell’amore, comandamento di Gesù Signore.
Per questo, nella domenica dell’Esaltazione della Santa Croce, noi celebriamo non la sofferenza, ma la certezza che l’ultimo atto appartiene sempre alla vita che viene dall’amore di chi si dona.
Buona festa, Dio vi benedica.




