MUGELLO – I sacerdoti e i diaconi del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Don Antonio Cigna, parroco di Scarperia, Fagna e Sant’Agata. Che parla di relativismo, e riflette sul fatto che “siamo resi ciechi dal cercare solo dentro noi stessi la chiave di lettura della vita”.
La Luce del mondo
alla tua luce vediamo la luce
Giovanni capitolo 9
Passando vide un uomo cieco dalla nascita. Gesù disse: “Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo. “Detto questo fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Và a lavarti nella piscina di Sìloe”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Gesù allora disse: “Io sono venuto in questo mondo perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo forse ciechi anche noi?”. Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane”.
MEDITAZIONE
Ancora un miracolo compiuto dal Signore, ancora un bisognoso e ancora i farisei con il loro amore per la religione intesa come regola. E ancora una volta il Vangelo propone un legame diretto tra fede e miracolo.
Se qualcuno dovesse pensare che in fondo i miracoli riguardano soltanto chi li riceve, allora dovremmo ricordare che la lettura del Vangelo richiede di immedesimarsi nelle persone che incontrano Gesù. A me la figura del cieco nato lascia parecchio da pensare perché sento di soffrire anch’io di cecità, sento il bisogno che ancora una volta il Signore venga ad aprire gli occhi della mia mente e della mia coscienza, perché alla sua luce io possa vedere il bene e il male, il giusto e lo sbagliato e riconoscerli.
Sono un uomo figlio del mio tempo e noi europei di oggi, imbevuti come siamo di autoreferenzialità ci siamo abituati a credere l’incredibile e cioè che si possa decidere ciò che è vero, seguendo di volta in volta il proprio istinto del momento. Ci si spinge a pensare che qualunque cosa si pensi, qualunque opinione si abbia questa sia comunque giusta perché è la nostra convinzione. In questo nostro delirio di autoreferenzialità siamo così ciechi da immaginare di poter credere al relativismo, e sul relativismo si va ora ad innestare quel pensiero che vorrebbe essere unico e dominante, che attraverso il pesante conformismo dei media procede a un continuo indottrinamento nei nostri confronti.
Noi siamo così, siamo resi ciechi dal cercare solo dentro noi stessi la chiave di lettura della vita, ci siamo ridotti a fare di noi stessi il metro con cui misurare il mondo e questo ci rende ridicoli perché siamo disposti a mettere in discussione tutto e tutti tranne noi stessi. È proprio vero, siamo ciechi.
Il pervasivo condizionamento dei media ci spinge ad adeguarci in materia di tematiche eticamente sensibili al pensiero che vorrebbe essere unico. E così siamo doppiamente ciechi.
Chiedo al Signore la grazia di poter vedere alla luce della sua Parola e dei suoi insegnamenti che non dipendono dalle mie opinioni ma che invece le mettono in crisi e le trasformano. Chiedo la grazia di poter distinguere al lume del Vangelo la via giusta da seguire, via che non può essere dettata dalle mie mutevoli opinioni e nemmeno impostami dall’esterno. Solo nel Signore Gesù e nel suo Vangelo posso finalmente vedere con gli occhi della mente che esiste un bene nella vita e che questo consiste nella volontà del Padre.
Il Salmo 36 ci ricorda che “È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce.” Signore continua ad aprire i nostri occhi.
Don Antonio Cigna
(Foto: Andrea Lapi)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 marzo 2023


