VICCHIO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Don Maurizio Pieri, parroco di Vicchio.
Proseguiamo il nostro cammino di quaresima, dopo aver meditato sulle tentazioni di Gesù nel deserto e sulla trasfigurazione, siamo chiamati questa domenica a meditare sulla Misericordia e sulla pazienza di Dio. Tutto questo senza mai perdere di vista il fine del nostro cammino quaresimale, convertirsi per vivere a pieno la Pasqua del Signore.
Questa domenica ci viene proposto un vangelo un po’ particolare, con delle domande che sentiamo anche ai nostri tempi. A Gesù viene posta la domanda su eventi catastrofici o violenti, quasi a chiedere chi aveva colpa o che colpe avevano commesso le vittime per subire tale castigo o sorte.
Tante volte anche a me è capitato di sentirmi dire davanti a situazioni difficili, sia di malattia che di difficoltà di vario genere: ma che cosa ho fatto per meritarmi questo? In cosa ho sbagliato per essermi trovato in questa situazione? Perché Dio mi punisce cosi?
Gesù per prima cosa insegna che Dio non punisce con disgrazie e malattie. Gli eventi accadono perché la realtà segue una logica e una sua natura, che spesso non riusciamo né a capire né ad accettare, perché mette in evidenza la nostra fragilità e la nostra finitudine.
Certo spesso ci troviamo vittime di qualcosa di più grande di noi.
Prima di lavorare in oncologia, mi sono messo a studiare le patologie e l’assistenza correlata a queste patologie tumorali. Attraverso lo studio sulla nascita dei tumori, si comprende come il nostro organismo sia una ”macchina” perfetta, basta poi una piccolissima distrazione del sistema immunitario o una piccolissima defaiance per scatenare una malattia grave come il tumore. Questo non è certo imputabile ad un peccato, e nemmeno ad una cattiveria dell’uomo, ma al suo complesso e delicato funzionamento.
Cosi è per tante situazioni, certo anche oggi è più facile rifarsela con Dio per certi eventi accaduti. Se prendiamo le catastrofi naturali, come abbiamo vissuto anche noi nei giorni scorsi, ci rendiamo conto che sono causati dai cambiamenti climatici, che sono principalmente causati dall’opera dell’uomo. Lo sfruttamento del pianeta Terra è arrivato a dei limiti insopportabili, ma se riconosciamo questo, vedremo la realtà con occhi diversi, senza dare la responsabilità di Dio. Quante opere dell’uomo, fatte con poca cura e con scarsa attenzione determinano ancora oggi vittime innocenti, quante vite umane perse sui cantieri di lavoro, sulle strade, su mezzi di trasporto, ecc.
Fino a quando prevarrà la logica del profitto e del guadagno sulla vita umana e sulla dignità umana, succederanno incidenti e rischi per l’uomo.
Gesù richiama l’uomo, di ogni tempo, ad una conversione, che non ha il sapore solo di una conversione “religiosa”. Il vivere cristiano è fatto di responsabilità, di attenzione, di impegno, il bene comune viene prima del proprio interesse personale. Accogliere il Vangelo, impegna ognuno di noi a vivere la nostra vita più umanamente, ad avere costantemente rispetto e attenzione per il prossimo. Convertirsi vuol dire avere un rapporto armonioso e rispettoso verso il nostro pianeta terra. Convertirsi significa, forse anche cominciare a dirsi che il progresso e la ricerca di un benessere esclusivamente materiale a tutti i costi non è sostenibile, se non per pochi, e questo metterà l’uomo contro l’altro uomo, che giustifica la logica del potere del più forte contro il più debole, matrice questa di ogni guerra.
Allora che speranza c’è in questo mondo e in questo tempo?
La speranza ci viene offerta da Gesù, nella parabola. La nostra speranza viene dall’amore di Dio e dalla pazienza che mette nelle relazioni con ognuno di noi.
É lui che lavora nei nostri cuori, nelle nostre intelligenze, che zappa i nostri terreni personali, nella speranza che ognuno voglia davvero convertirsi. Lui può solo offrire la sua collaborazione alla nostra vita, tocca a noi però dire si, ci sto. Tocca alla nostra libertà scegliere di vivere secondo il Vangelo.
Quando ci convinceremo che una vita vissuta in amore e nel servizio fraterno, sarà davvero vita piena? Il Signora ci dona ancora un po’ di tempo, cerchiamo di non abusarne, di approfittare della pazienza di Dio.
Domandiamoci perché sia cosi difficile convertirsi ad un Dio che ha tanta pazienza e che continuamente ci offre un altra possibilità. Il tempo di quaresima è un tempo di analisi personale, di ricerca in noi stessi. Lasciamoci avvolgere da questa tenerezza e iniziamo la nostra vita nuova.
Don Maurizio Pieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 Marzo 2025



