BARBERINO DI MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Francesco Stortini, vicario parrocchiale di Barberino di Mugello.
Carissimi lettori del Filo in questa domenica Gesù ci racconta una parabola “per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri”.
È una parola che non parla solo di due uomini — un fariseo e un pubblicano — ma di due atteggiamenti del cuore che convivono dentro ciascuno di noi.
Il fariseo è un uomo religioso, onesto, osservante. Fa tutto bene, e forse ha anche ragione a dire ciò che fa. Ma la sua preghiera non incontra Dio, perché è una preghiera piena di sé. Non chiede nulla, non ringrazia veramente, non si affida. In fondo non ha bisogno di Dio, perché si sente già a posto. È convinto di essere giusto, e per questo giudica gli altri.
Ecco la trappola spirituale: la presunzione di essere nel giusto. Quante volte anche noi ci costruiamo un’immagine di noi stessi, di “brave persone”, e ci aggrappiamo ad essa con forza. Ci costa fatica essere corretti, ci costa sacrificio fare il bene — e allora pensiamo di avere diritto di giudicare chi sbaglia. Ma, come dice San Paolo, cerchiamo così di “stabilire la nostra giustizia” e non ci accorgiamo che esiste una giustizia più grande, quella di Dio, che non si conquista, ma si riceve.
Il pubblicano, invece, non ha nulla da vantare. Conosce se stesso, sa di essere povero e peccatore. Non osa neppure alzare gli occhi al cielo. Eppure proprio questa umiltà gli apre il cuore.
Dice soltanto: “O Dio, abbi pietà di me peccatore.”
E Gesù conclude: “Questi tornò a casa sua giustificato.”
È una parola meravigliosa: giustificato. Non perché era migliore, ma perché si è lasciato amare.
È entrato nel tempio vuoto e ne è uscito pieno di Dio. Il fariseo era entrato pieno di sé e ne è uscito vuoto.
Fratelli e sorelle, vivere accanto a chi crede di avere sempre ragione, a chi non si lascia mai correggere, è un inferno. Ma anche noi, quando siamo così con Dio, viviamo lo stesso inferno dentro: non c’è spazio per la misericordia, non c’è dialogo, non c’è pace.
La parabola ci invita oggi a lasciar cadere le maschere, a riconoscerci per ciò che siamo: creature fragili, amate, perdonate: perché solo chi si abbassa viene rialzato, solo chi smette di giustificarsi da sé viene giustificato da Dio.
E allora la preghiera del pubblicano diventa la nostra: “O Dio, abbi pietà di me peccatore.”
È la preghiera più vera, la porta del perdono, la via della gioia.
Don Francesco Stortini
Vicario parrocchiale di Barberino di Mugello
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 26 ottobre 2025


