MUGELLO – Ogni settimana i sacerdoti della nostra zona, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di Fra Nando M. Perri, frate dei Servi di Maria, priore della comunità di Monte Senario.
Luce ai miei passi è la tua Parola Signore.
Tre domeniche fa Gesù proclamava, sul monte, le otto beatitudini per rivelarci il volto misericordioso del Padre, che si riflette su uomini e cose. È il Signore che rende beati i poveri, i miti, i puri di cuore, gli affamati di giustizia, i costruttori di pace. È il Signore che fa tutto. A noi è richiesto di fidarci di Lui, di avere una fede vigorosa e robusta. Due domeniche fa Gesù ci rivelava la nostra somiglianza con Lui: “Voi siete il sale della terra e la luce del mondo”. Oggi Gesù continua il discorso di domenica scorsa nel quale rivelava una nuova strategia per superare la giustizia di scribi e farisei.
Per ogni pio ebreo – come anche per noi cristiani – la Torah è sacra, è parola di Dio, parola che non può essere smentita, contraddetta e tanto meno annullata.
Gesù non ha mai contrapposto la Torah al vangelo da lui annunciato. Gesù assume fedelmente la Torah e la porta avanti, la fa sbocciare come un fiore e ne mostra l’infinita profondità. Nel nostro brano Gesù ripete: ”Avete inteso che fu detto …ora io vi dico”. Non si tratta di una antitesi ma di una spiegazione radicale della legge antica, una spiegazione che pone in luce l’autentica volontà di Dio, che rifiuta un’obbedienza esteriore e vuole l’adesione del cuore.
“Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente”. È la legge del taglione che Mosè aveva adottato per limitare la vendetta arbitraria. Ora Gesù rivela che nella legge del taglione è contenuta questa verità: la vera vendetta è il perdono, la non-violenza, la non opposizione al malvagio. Anzi, «se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra».
Il cristiano non è uno stupido che sta zitto di fronte a ogni violenza fisica o verbale, subendo ingiustizie e umiliazioni. Durante la passione, «una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: “Così rispondi al sommo sacerdote?”. Gli rispose Gesù: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”». (Gv 18,22). Cioè, Gesù non risponde con la violenza, ma con una mitezza straordinaria, chiedendo la motivazione dello schiaffo ricevuto e il senso dell’atto violento.
Poi Gesù continua: «a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello». Comportamento strano ed è ancora Gesù a spiegarcelo con il suo stesso comportamento: nella passione Gesù è stato portato in tribunale, gli sono stati tolti la tunica e il mantello, è stato inchiodato nudo sulla croce. Non è la debolezza passiva di chi si rassegna davanti alla prepotenza; è al contrario un’offerta totale: si è lasciato spogliare come un agnello condotto al macello, sacrificando anche la propria dignità per amore nostro visto che per l’ebreo la veste e il mantello assicurano la dignità di una persona.
«Se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due». Ci viene in mente il Cireneo: «Costrinsero a portare la croce di Gesù un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna» (Mc 15, 21). Gesù ci suggerisce di condividere concretamente la sofferenza dell’altro. Paolo, nella lettera ai Galati, scrive: «Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo». (Galati 6,2)
«Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle». Questo significa che bisogna dare senza fare domande, dare generosamente, secondo le proprie possibilità, con fiducia e gratuitamente.
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli».
Il cristiano non dovrebbe aver alcun nemico: l’unico nostro nemico è satana. Nella Bibbia non si dice mai di odiare il nemico; possono ricorrere espressioni che manifestano la resistenza a quanti sono nemici di Dio, come nel salmo 138, 22-23: «Quanto odio, Signore, quelli che ti odiano!/Quanto detesto quelli che si oppongono a te!/Li odio con odio implacabile,/li considero miei nemici».
«Pregate per quelli che vi perseguitano». Per amare chi non mi ama è necessaria la preghiera, l’invocazione dello Spirito Santo che con il suo fuoco sciolga il ghiaccio del cuore e illumini la coscienza per riscoprire che siamo tutti figli del Padre misericordioso e fratelli tra di noi.
«Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Nel passo parallelo Luca preferisce dire: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6, 36). Imitare Dio perfetto è una richiesta che provoca le vertigini, per la distanza abissale che esiste tra Lui e l’uomo. La prima lettura, tratta dal libro del Levitico, ripete: «siate santi, perché io vostro Dio sono santo».
La perfezione è la pienezza della vita, una vita senza limiti, senza chiusure, neppure di fronte a mete che a noi, piccoli uomini, sembrano invalicabili. Una vita ricolma di un amore che non fa distinzioni: «Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti».
NB Oggi, noi frati servi di Maria della comunità di Monte Senario celebriamo la solennità dei nostri Sette Santi, padri e fondatori del nostro Ordine, sorto a Firenze nel 1233. I nostri Sette fondatori sono maestri che insegnano l’arte del vivere insieme, sono esperti di comunione, sono cultori dell’amicizia, uomini di unità e pace, sono padri che trasmettono ai loro figli lo stile delicato e gentile di santa Maria per servire Dio e i fratelli. Oggi i nostri Sette Santi ci invitano ad estendere la fraternità agli uomini divisi a causa dell’età, della nazione e della razza, della religione, della ricchezza ed educazione.
Fra Nando
(foto di Andrea Lapi)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 19 febbraio 2023


