
BORGO SAN LORENZO – Oggi è il turno del pievano di Borgo San Lorenzo don Luciano Marchetti, per offrire una riflessione tratta dal Vangelo della Domenica. Vangelo che oggi propone la nota storia di Marta e Maria. Una storia di donne diverse, di due atteggiamenti e scelte diverse verso ciò che davvero conta.
Gesù è in viaggio verso Gerusalemme; arrivato a Betania, fa tappa in casa di amici a Lui molto cari. Subito Marta si dà da fare per preparare un pranzo degno dell’ospite. Marta è generosa e molto attiva: se non fosse per lei, quel giorno Gesù e i discepoli avrebbero rischiato di saltare il pranzo. Eppure Gesù la rimprovera: perché? In fondo lei non sta facendo niente di male, anzi non dimostra, col suo affaccendarsi, concreta attenzione e devozione affettuosa al Signore? Del resto Marta potrebbe difendersi con le stesse parole di Gesù: “Ho avuto fame, e tu mi hai dato da mangiare”.
Maria invece viene descritta “seduta ai piedi di Gesù, mentre ascoltava la sua parola”. Essere seduto ai piedi è l’atteggiamento tipico del discepolo nei confronti del Maestro. Mentre dunque Marta ricopre un ruolo che la mentalità del tempo considerava tipicamente femminile (la donna di casa), Maria mostra di sapere bene che alla scuola di Gesù non c’è posto solo per gli uomini ma anche per le donne, come del resto lo stesso evangelista Luca aveva ricordato qualche pagina prima, parlando delle donne al suo seguito. Maria diventa così il modello del discepolo che ovviamente deve dedicarsi al servizio del prossimo ma senza mai dimenticare che la priorità va data all’ascolto del Signore.
Può aiutare la nostra meditazione al riguardo un celebre racconto. Un anziano professore fu assunto per tenere un corso sulla pianificazione efficace del proprio tempo a un gruppo di dirigenti. Stando in piedi, alla cattedra, l’insegnante li guardò e poi disse: “Oggi faremo un esperimento”. E tirò fuori da sotto la cattedra un grosso vaso di vetro. Subito dopo tirò fuori una dozzina di sassi e li pose, uno per uno, dentro al grande vaso. Quando fu pieno, domandò ai suoi allievi: “Secondo voi, il vaso è pieno?”. Essi risposero in coro: “Sì”. Il professore allora si piegò e tirò fuori da sotto il tavolo un recipiente contenente della ghiaia. Versò la ghiaia nel vaso e i pezzettini andarono ad infilarsi fra un sasso e l’altro. Sollevando lo sguardo verso il suo uditorio, domandò di nuovo: “E adesso è pieno?”. Questa volta i suoi brillanti allievi cominciarono a comprendere e uno di essi disse: “Probabilmente no”. L’insegnante si piegò di nuovo e questa volta tirò fuori un sacchetto di sabbia. Versò la sabbia nel vaso. La sabbia riempì gli interstizi lasciati liberi dai sassi e dalla ghiaia. Ancora una volta domandò: “E adesso, il vaso è pieno?”. E questa volta, senza esitare, tutti gli allievi risposero in coro: “No!”. Il professore prese la caraffa d’acqua che era sulla cattedra e riempì il vaso fino al bordo. Sollevando lo sguardo verso il gruppo, l’insegnante domandò: “Qual è la grande verità che ci dimostra questo esperimento?”. Il più audace degli allievi disse con orgoglio: “Questo dimostra che, anche quando crediamo che la nostra agenda sia completamente piena, se lo si vuole veramente, possiamo aggiungere ancora qualcosa da fare”. “No, – rispose il professore – non si tratta di questo. La grande verità che ci dimostra questo esperimento è che se noi non infiliamo i sassi per primi nel vaso, non potremo mai farceli stare tutti, dopo! Come prima cosa prendetevi cura dei sassi che sono le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità”. Alla luce di questo racconto, la parte migliore scelta da Maria è la parte più importante. Non possiamo vivere senza preghiera, senza l’ascolto della Parola del Signore. La preghiera è come quei sassi grandi: deve avere il primato nella nostra giornata. Tutto il resto dovrà venire sempre dopo e dalla preghiera essere illuminato. Perché anche il servizio nelle opere di Dio può distrarre da Dio. Diceva un vecchio rabbino parlando di un collega: “E’ talmente indaffarato a parlare di Dio, da dimenticare che esiste”. Ecco perché Maria di Betania ci insegna che il primato tocca all’ascolto: perché solo lo stare ai piedi del Signore ci consente di non dimenticare mai che Dio ci ha amati per primo e ci ha salvati non perché ce lo siamo meritato, ma per pura grazia. Dobbiamo ritrovare continuamente il centro della fede, che è ciò che Dio fa per me, non ciò che io faccio per Dio. Anch’io devo passare dall’affanno di ciò che devo fare per Lui, allo stupore di ciò che Lui fa per me; passare da Dio come dovere a Dio come desiderio.
Nella prima delle sette lettere dell’Apocalisse, indirizzata alla Chiesa di Efeso, il Signore risorto si rivolge con queste parole: “Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza…. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di un tempo”. Questa sarebbe davvero la tragedia più grande: che proprio l’attività per il Signore ci faccia raffreddare l’amore per Lui. Ma se il cuore si spenge e muore, come fanno poi le mani ad agire? Ecco cos’è davvero necessario per la nostra salvezza: la relazione con Dio. In primis abbiamo bisogno di pregare, di ascoltare la sua Parola, abbiamo bisogno che la Parola di Dio penetri nel nostro cuore, che lo fecondi, che lo risani, che lo orienti. Maria ha capito che solo ai piedi di Gesù si capisce qualcosa, che solo a partire da Lui prendono luce e senso le cose che si vivono, che solo a partire da lasciarsi amare da Gesù si può davvero amare. Maria si è scelta la parte buona che mai le sarà tolta, quella che solo Gesù può dare, che aiuta a far sbocciare la vita e a resistere anche nelle prove della vita. “Donaci, Signore, il cuore di Maria e le mani di Marta”.
Don Luciano Marchetti – Parroco dell’Unità Pastorale di Borgo San Lorenzo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 Luglio 2025






