
VAGLIA – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Matteo Perini, parroco di San Pietro a Vaglia.
Il Vangelo di questa domenica, festa della Santa Famiglia, ci pone dinanzi il mistero della Presentazione di Gesù al Tempio: quaranta giorni dopo la nascita, Giuseppe e Maria S.S. portano il Bambino a Gerusalemme per adempiere il precetto del riscatto del primogenito, secondo la legge data dal Signore a Mosè.
Sembra ben adattarsi a questo avvenimento una strofa di un inno liturgico proprio del Tempo di Natale: “Il Dio che dal Sinai promulgò i suoi decreti obbedisce alla legge”. Si dice che abbia più forza per attirare qualcuno a comportarsi con giustizia, utilizzare le parole ma dare anche l’esempio. Dio stesso non si sottrae a questa nostra necessità col darci con la sua Parola il suo Esempio.
È un fatto che fa pensare: Colui che non ha bisogno di essere riscattato, Il Figlio di Dio, uguale al Padre suo, ci dà una prova di umiltà con la sua obbedienza. Così corregge e ripara la tendenza dell’uomo, per superbia o presunzione, di non obbedire al suo Signore che gli indica il bene da fare e il male da non fare. Lui stesso, come un fratello maggiore ai fratelli più piccoli, ci dà l’esempio. Anche Maria S.S., Immacolata dal concepimento, non ha certo bisogno di purificazione rituale, eppure adempie la legge essa pure. Non a caso aveva cantato: “Il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva!”.
In questo modo si compie un più alto mistero: l’Agnello vero, del quale gli agnelli immolati erano figura, veniva presentato al Tempio: Lui avrebbe salvato e riscattato tutti gli uomini per Dio nel dono di sé. Era necessario che fosse riconosciuto a Dio “il suo essere Dio”, cioè origine e fonte della vita e della benedizione, e dalle sue creature il loro “limite creaturale”, ovvero la dipendenza dal Creatore per il dono della vita e la sua piena realizzazione: si chiama bene quello che contribuisce a realizzala e male quello che lo impedisce! Anche il dono della famiglia, con le sue ferite e limiti, è bene in questo senso.
In questo nostro tempo l’umiltà del Figlio di Dio, è un farmaco che ci aiuta a neutralizzare il veleno della presunzione diffusa, della vanità e desiderio di apparire. Questi finiscono per renderci tristi e ansiosi, in perenne competizione gli uni con gli altri, alla ricerca del bel voto. Ci sono restituite la gioia dell’autenticità e della meraviglia. E’ un tratto tipico del periodo del Natale, e non solo per i bambini!
Al termine di un anno difficile e bello possiamo ritrovare nuova speranza per il futuro in questo Figlio che ci è stato dato: aprirsi al Principe della pace. Ne abbiamo tanto bisogno per noi, le nostre famiglie, il mondo intero.
Don Matteo Perini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 dicembre 2023




