
DICOMANO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta del parroco di Santa Maria a Dicomano, Don Emmanuel Ntabo.
Fratelli e sorelle, a questa seconda domenica di Pasqua, domenica in Albis e anche della Divina misericordia, siamo uniti nella preghiera per il riposo dell’anima del Santo Padre Papa Francesco. Siamo confortati ed illuminati dalla Parola di Dio mentre celebriamo l’Eucaristia. La liturgia della Parola oggi ci invita a considerare ed a meditare tre temi fondamentali, valori essenziali della vita del credente: la pace, la misericordia e la fede.
La pace. Appare tre volte nel brano del Vangelo di Giovanni. Essa rimane il saluto molto caro di Gesù risorto, non come semplice saluto, ma come dono di una pace che scaturisce dall’offerta di sé, senza misura, sulla Croce. Una pace che dissolve ogni paura, dubbio, incredulità, espressi dall’immagine potente: le porte chiuse. Perché? Per paura delle persecuzioni, dell’appartenenza al gruppo del Galileo, paura dei Giudei ma forse anche paura di sé stessi, per aver rinnegato e abbandonato il Maestro. Una chiusura esistenziale in cui potremo trovarci anche noi quando siamo assalti dai dubbi, dalle delusioni, dalle ferite, dallo scoraggiamento, dalle prove, da una fede che a volte non sentiamo più. Ed è lì, esattamente lì, che Gesù Cristo entra e dice: “pace a voi”, non temere. Attraverso il dono della pace, Gesù rassicura, conforta, perdona e riconcilia. Il messaggio di pace è un dono divino che invita al perdono e alla riconciliazione.
La misericordia è un altro tema che accompagna la pace del Risorto e che Egli affida ai discepoli dopo averli colmato dal suo soffio, lo Spirito Santo. Ogni discepolo, all’imitazione del suo Maestro, deve testimoniare al mondo la misericordia, che si rivela soprattutto nel perdono: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati…” (Gv 20, 22-23). Ognuno di noi può sentire rivolta a sé questa esortazione al perdono. Non rinchiudiamo i nostri fratelli e sorelle nei torti che hanno commesso contro di noi. Liberiamoli e allo stesso tempo liberiamo noi stessi con la forza della misericordia.
La fede è il terzo tema. “Non essere incredulo, ma credente”. L’evangelista Giovanni ne dà un doppio scopo:
– Portare il credente alla verità, alla conoscenza con l’uscita dalla sua incredulità, attraverso i verbi toccare e guardare;
– Contribuire alla felicità e alla vita dell’uomo: “perché credendo abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20, 31)
Anche a noi, come a Tommaso, la vera fede non è una conquista facile, ma richiede un cammino in cui entrano in gioco anche altre persone. Noi abbiamo potuto conoscere Gesù Cristo attraverso l’educazione religiosa ricevuta in famiglia o la fede viva di persone che ci hanno fatto conoscere il Vangelo. Ma questo è stato solo l’avvio di un’avventura spirituale a cui ciascuno a un certo punto ha dovuto trovare dentro di sé la sollecitazione decisiva per esprimere il proprio sì incondizionato.
Non dimentichiamo che ci sono tante persone che vorrebbero credere e soffrono di non riuscire a credere. Il non credente non va confuso con l’ateo che esibisce con orgoglio la sua indisponibilità alla fede. L’incertezza, il dubbio possono coabitare nel cuore del credente.
Buona domenica a tutti.
Don Emmanuel Ntabo- Parroco di Santa Maria a Dicomano
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 27 Aprile 2025






