SCARPERIA E SAN PIERO – Lo scorso fine settimana la casa per ritiri di Rostolena, che si trova nel comune di Vicchio ma che è gestita da molti anni dalla parrocchia di Scarperia, ha ospitato una bella iniziativa organizzata da un gruppo di volontari e rivolta ad alcune delle famiglie di Gaza che sono arrivate in Italia grazie ai corridoi umanitari e con minori in cura al Meyer. Questo il resconto dell’iniziativa da alcune famiglie e volontari:
“Ci sono esperienze che durano solo pochi giorni, ma che restano nel cuore per tutta la vita… e che creano legami che diventano radici da cui poter rinascere. Sono sicura che nessuno di noi dimenticherà i sorrisi, le emozioni, gli abbracci e tutti quei piccoli gesti che hanno reso questa esperienza così speciale. In questi tre giorni abbiamo regalato un po’ di felicità a persone che, nella loro vita stanno affrontando momenti difficili: la malattia, la sofferenza o situazioni che non permettono loro di sorridere come vorrebbero, e per qualcuno di loro potrebbero essere diventati un ricordo prezioso, un momento di luce che può ridare fiducia.
E sapete cosa penso? Che il bene che facciamo agli altri non va mai perduto. Sono convinta che Dio veda ogni gesto, ogni sacrificio, ogni ora donata con amore e ogni sorriso che siamo riusciti a regalare.
Spero con tutto il cuore che potremo rivivere presto un’esperienza così bella, perché quando ci si unisce per fare del bene, si scopre che non si sta soltanto aiutando qualcuno… si sta anche rendendo il mondo un posto un po’ più bello.”“Quelli furono giorni davvero meravigliosi; fu la prima volta in vita mia che giocai con tanta gioia. Spero sinceramente che quei giorni e quelle stesse persone ritornino. Se Dio vorrà, succederà di nuovo e ci rivedremo presto. Siete davvero delle persone meravigliose. Grazie a Dio che ci ha fatto conoscere te . Spero che l’amore continui.”
Questi sono alcuni dei messaggi che raccontano quello che è stato per tutti noi un fine settimana a Rostolena. Siamo un gruppo di donne e uomini che ha scelto di intrecciare un pezzetto della propria vita con quella delle tante famiglie di Gaza, arrivate a Firenze tramite corridoi sanitari dell’ospedale Meyer.
Abbiamo capito quanto per queste famiglie fuggite dalle bombe e segnate da un dolore immenso, fosse forte il bisogno di stare insieme e di ritrovare una dimensione comunitaria. Sono arrivate in Italia per far curare figli o nipoti feriti da schegge di bombe, mutilati, affetti da gravi patologie oncologiche o da sottoporre a complessi interventi.
Famiglie che, terminata la fase urgente dell’assistenza medica si sono ritrovate parcheggiate spesso in strutture di accoglienza inadeguate, isolate, sostenute da una minima assistenza. È per questo che abbiamo cercato un posto che offrisse un’idea di casa, uno spazio in cui sentirsi accolti, e un tempo, un fine settimana, per stare insieme.
Siamo partiti da Rostolena, ma una parte di noi è rimasta lì, tra quei boschi e quelle stanze che la parrocchia di Scarperia ci ha aperto con grande disponibilità e generosità. Le mamme e i bambini che sono arrivati da Gaza portano con sé ferite che si vedono e altre che non si vedono. Molti di loro non dormivano una notte intera da mesi. A Rostolena hanno dormito. Hanno mangiato seduti a tavola, senza fretta. I bambini hanno corso, hanno giocato, hanno riso forte, e nessuno ha detto loro di fare piano.
Per chi ha perso tutto, sentirsi accolti non è un dettaglio: è ricominciare a credere che il mondo possa essere buono, sentire cura e calore umano, sentirsi ascoltati e poter lasciare andare i dolori mentre si gioca e si vive una quotidianità leggera. Insieme glielo abbiamo fatto un po’ riscoprire, perché la speranza può essere una delle migliori cure per andare avanti.
La realtà è che si parla di Palestina ma purtroppo non riusciamo ad aiutare le famiglie Gazawi arrivate in questi due anni a Firenze. E se il sistema di accoglienza sta fallendo per molte di loro, noi come società civile dobbiamo cercare soluzioni. Ogni giorno di difficoltà per chi arriva ferito e traumatizzato da un genocidio è una ulteriore perdita di speranza. La speranza di una vita nuova che gli era stata garantita arrivando in Italia con i corridoi umanitari e sanitari.
Ci sono duecento persone tra Firenze e provincia, con novanta bambini in cura al Meyer. Anche i genitori o l’unico parente con cui i bambini sono arrivati qui hanno bisogno di cure mediche, ma questo viene spesso sottovalutato. La maggior parte sono giovanissime mamme con tre o quattro figli, che si trovano da sole in un mondo di burocrazia e regole difficili da capire. E finché tutti i bimbi non vanno a scuola loro non hanno il tempo di iniziare corsi di italiano. Ma la maggior parte dei bambini ha traumi e necessita di 104 o continue cure mediche e psicologiche. Quindi i bambini rimangono spesso nei centri di accoglienza con le mamme che si trovano incastrate in una quotidianità che non ha una comunità di relazione come la rete familiare a cui sono abituate.
E noi, rete di volontari che ci siamo incontrati e conosciuti in questo contesto, ci siamo trovati di fronte a una moltitudine di persone che stanno cercando di orientarsi in questo nuovo mondo. Le difficoltà maggiori sono le abitazioni e le distanze nel territorio, l’isolamento in cui si trovano per difficoltà logistiche e di spostamento, la paura per le famiglie rimaste a Gaza e la difficoltà di crearsi una nuova vita in Italia.
Quindi mentre cerchiamo contatti e sostegno dalle Istituzioni per far fronte alle richieste legittime di queste famiglie, parallelamente cerchiamo di organizzare momenti di Comunità in cui con lo stare insieme si ricreano legami e fiducia. Con laboratori di teatro di comunità in un clima intimo e protetto, come durante questo fine settimana a Rostolena, riusciamo a permettere alle mamme e donne di aprirsi e raccontarsi, di capire anche i loro vissuti prima della guerra, le loro competenze e formazioni, per far sì che non si riparta da zero.
Siamo un gruppo volontari, insegnanti, educatori, formatori di arte sociale, progettisti culturali, psicoterapeuti, persone che si prendono cura e lottano per i diritti umani e tanto altro e vogliamo mettere a disposizione le nostre capacità e la nostra presenza per continuare a costruire momenti come questa tre giorni per dare sollievo e speranza a famiglie, mamme e bambini che sono nostri ospiti e ormai nostri amici. Grazie a tutti coloro che hanno permesso che questo fine settimana si realizzasse e a chiunque avrà voglia di unirsi a noi per provare a immaginare un mondo migliore.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – Novembre 2026
















