
MUGELLO – Il circolo del PD di Vicchio vuole l’eutanasia legale. Lo dice in modo netto attraverso un comunicato. Un comunicato con toni duri. Fin troppo duri. Perché sui temi etici gli oltranzismi radicali sono sempre un grave errore.
Il PD di Vicchio dà lezioni di diritto alla Corte Costituzionale. Davvero bravi. Che lo facciano i radicali, tipo Cappato, che hanno sempre ragione loro e gli altri son tutti scemi e cattivi ci può stare, ma un partito come il PD dovrebbe dimostrare di un briciolo di senso istituzionale. E se la “suprema Corte” emette una sentenza, la si può certo discutere, ma la si deve rispettare. E magari, almeno per un attimo, considerarla come un contributo rilevante sul tema.
Invece il PD vicchiese è sprezzante: “La Corte Costituzionale ha deciso che non siamo liberi di votare il referendum sul fine vita (…).Non sono bastate un milione e duecentomila firme raccolte dai promotori, l’Associazione Luca Coscioni, per dare la possibilità agli italiani di esprimersi su una tematica che, proprio al contrario di come dice la Corte Costituzionale, andrebbe a tutelare in particolar modo le persone deboli e vulnerabili”.
Eppure tanti, giuristi e non, avevano fatto notare che quel referendum era improponibile sul piano giuridico.
E’ giusto ragionare su tutto, ma su questi temi dobbiamo farlo con pacatezza e umanità. Sono argomenti così delicati, dolorosi, difficili, che non si può farne oggetto di propaganda. E non possono esservi preconcetti e schematismi ideologici.
Anzitutto quelle parole della Corte vanno lette bene, e su di esse bisogna riflettere in modo molto serio: dicono che con quel quesito referendario “non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”.
Un’affermazione di peso, che deve farci pensare, tutti. Era un quesito che voleva consentire l’omicidio del consenziente. Logico che la Corte Costituzionale lo abbia fermato.
Occorre difendere le persone deboli e vulnerabili. Ma è lecito dubitare – ce lo consentano i democrat vicchiesi – che l’eutanasia, ovvero dare la morte, uccidere – sia il miglior modo per tutelarle?
Tutti conosciamo le sofferenze a volte drammatiche di chi deve affrontare i momenti finali della propria vita. Molti di noi ne possono parlare per esperienza diretta. E c’è chi ha sperimentato la professionalità e l’umanità dei medici e degli infermieri che in Mugello si dedicano alle cure palliative.
Possiamo domandarci se su questo fronte sia stato fatto tutto il possibile? E chiederci se il suicidio medicalmente assistito e l’eutanasia siano la strada più giusta, rispetto alla diffusione di un servizio medico che sappia prendersi cura degli inguaribili e del farsi prossimo ai sofferenti e ai morenti? Accompagnando le persone verso la morte, con discrezione e amore, come tante famiglie, amici, medici e infermieri hanno saputo fare in passato e continuano a fare oggi. Senza dare e chiedere strumenti di morte, ma accettando la sfida della massima prossimità, della compagnia, della vicinanza affettuosa, dell’accompagnamento nel tratto della vita che tutta la vita riassume, senza accanimenti terapeutici, arrivando ad accettare serenamente la morte senza mai cagionarla volontariamente.
Perché, lo sappiamo bene, non ci sono solo i casi di coloro che chiedono, in modo autonomo, di staccare la spina. Peraltro talvolta lo chiedono perché si sentono un peso, o si sentono abbandonati.
Diffondere la mentalità che il malato incurabile possa essere ucciso con una sostanza è terribilmente pericoloso. Mina un fondamentale criterio di solidarietà, e porta all’estremo il concetto, ben coerente con i “principi” di una società individualista, organizzata sulla base di criteri di efficienza economica e produttiva, secondo i quali una vita irrimediabilmente inabile non ha più alcun valore; e si possa giungere così a considerare anziani, malati gravi, persone con disabilità fisiche o mentali un peso eccessivo per le casse dello Stato, tanto che, invece di impegnarsi per eliminare le sofferenze fisiche e psicologiche di una malattia tramite le cure palliative – perché essere inguaribile non significa essere incurabile –, si scelga di eliminare il malato. Un tempo questi temi avrebbero trovato, a sinistra, attenzione e sensibilità. Un tempo.
Paolo Guidotti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 18 Febbraio 2022





9 commenti
Che i fascisti salgano in cattedra a dare lezioni di sensibilità e rispetto della vita fa proprio ridere. Forse a un incurabile dare l’olio di ricino potrebbe aiutare? Come disse Totò:ma mi faccia il piacere !!
Signora, pubblichiamo molto volentieri il suo profondo commento. Parla da sé, e spiega molte cose….
Ineccepibile!
Non ho capito perchè il PD di Dicomano sia stato etichettato come “fascista”; a meno che non sia per l’inveterata abitudine di una certa “sinistra” di dare del “fascista” a chi la pensa diversamente.
Tornando alla questione di base:
1) avrei preferito il referendum, ma capisco che autorizzare senza limitazioni la morte del consenziente possa essere molto pericoloso (pensiamo al malato di depressione, che dice che la vita non ha scopo e vuole morire, ma potrebbe guarire con una buona cura)
2) le cure palliative risolvono solo metà del problema: ci sono purtroppo tanti casi di tetraplegici o persone che si trovano in una condizione di impossibilità a badare a sè stessi e a svolgere le funzioni più elementari. Cosa devo dire a un ragazzo di 20 anni che si trova in queste condizioni dopo un incidente stradale o dopo un tuffo in acque troppo basse: vivrai così per tutti gli anni che ti restano ? mi sembra che si debba offrirgli una possibilità di uscita (se la vuole).
Signor Guidotti lei ha un chiodo fisso sull’eutanasia.Non le torna e vuole che anche a noi non torni .
Una sola parola libertà di scelta ,lei ha la sua io voglio e pretendo la mia .
Ps -. i ricchi poi potranno scegliere se soffrire o andare lontano a morire pagando dove si può i poveri no .
Signor Risti, se ho un chiodo fisso, ce l’ho quanto lei. Visto che ogni volta che affronto l’argomento lei è pronto a commentare. Libero lei di commentare – e come vede non abbiamo nessun problema a pubblicare i suoi commenti perfino un po’ sgarbati -, libero io di dire la mia. O dovrebbero tacere tutti quelli che non la pensano come lei?
vedo con piacere che le sue risposte passano dal darmi del maleducato(quando mai lo sono stato) a “un pò sgarbato”. Si sente che le danno fastidio i commenti poco allineati con il suo pensiero.E stia tranquillo a lei nessunno imporrà mai l’eutanasia ,libero di soffrire ma NON di non far soffrire chi non la pensa come lei.
Sì sì, signor Risti ha ragione lei, non voglio certo contraddirla (salvo sul fatto che la parola maleducato la usa lei e non io). E’ vero, io e lei su questo non concordiamo, e neppure sull’uso degli accenti e dei modi di scrivere. Buona giornata.
Se si rilegge i miei commenti,quelli più datati, vedrà che trova quegli aggettivi…..