
SCARPERIA E SAN PIERO – Venerdì 15, festa di Santa Maria, per la frazione scarperiese di Fagna è stato il culmine di una festa parrocchiale che per due settimane ha coinvolto centinaia di volontari provenienti da vari paesi del Mugello (qui il programma). Una festa legata agli ormai mitici tortelli di Fagna, ma che offre molto di più, come ci ha spiegato in questa intervista il direttore del Consiglio pastorale Alessandro Cerbai
Intanto quella del 2025 è stata una tappa importante, ci spieghi perché?
“Questa è stata l’edizione dei 40 anni della festa, che viene organizzata fin dal 1985. E domenica 9 Agosto c’è stata la consegna da parte del sindaco di Scarperia e San Piero Federico Ignesti di una targa di riconoscimento dedicata a tutti i volontari della parrocchia di Fagna, che per 40 anni si sono impegnati per mandare avanti questa festa parrocchiale che ha assorbito tante energie, di tante persone. E che ha permesso alla parrocchia di Fagna di sopravvivere negli anni. Anzi, grazie alla festa la chiesa è stata restaurata e ridonata alla bellezza che possiamo vedere adesso”

Facciamo un po’ di storia. Ci racconti come è nata la festa?
“Durante la grande gelata dell’inverno 1985 si ruppero svariati vetri alla chiesa. Ma si trattava di una parrocchia di campagna, che non aveva disponibilità economiche. Allora le famiglie della zona prestarono dei soldi per poter riparare questi vetri, con la speranza magari di poterli riprendere in futuro. Da lì nacque l’idea, grazie a un gruppo di giovani parrocchiani, che sono i più aziani volontari di oggi, di rifare questa festa d’estate per coprire le spese effettuate. Si è trattato quindi, fin da subito, di una festa parrocchiale, nata con la festa della Santa Maria Assunta, del 15 d’Agosto”.
E come andò?
“In quella prima edizione ci furono solo dei giochi per ragazzi, e un bar che vendeva gelati, bibite e cocomero a fette. Ma ci fu subito consenso, sia da parte dei volontari, sia da parte delle persone di Fagna e di Scarperia che vennero numerose. E incassarono quello che serviva per ripagare questo debito contratto nei confronti delle famiglie. Il diacono Romano Biancalani, che adesso ha 80 anni e allora ne aveva 40, ha ricostruito la storia in un volantino che è stato consegnato ai presenti di questa quarantesima edizione”.
Quindi tutto è nato da lì
“Sì, ed è cresciuto piano piano negli anni. Fino al periodo del Covid, quando la festa, come molte altre cose, si bloccò. Molti dei volontari della prima ora erano ormai anziani e stanchi. Si giunse quasi alla decisione di interrompere questa tradizione, perché non c’erano più le forze. Nel 2021 fu organizzata solo una giornata di asporto dei tortelli. Mentre per l’anno successivo si decise di non fare niente”.
Cosa successe invece?
“Si mobilitò un gruppo di nuove forze nuove. Molte tra queste sono le persone che nel 1985 avevano una decina d’anni, e che avevano partecipato ai giochi. Molti di loro avevano anche fatto i volontari negli anni seguenti, ma senza mansioni organizzative. Decisiva fu la richiesta di aiuto ai genitori dei ragazzi che partecipano ai campi scuola della parrocchia. Ricordo che io e Don Antonio andammo a parlare a parlare loro spiegando la situazione e dicendo che quell’anno i volontari di Fagna non sarebbero riusciti non riescono a fare la festa, e chiedendo un aiuto per salvare la manifestazione”
E come andò?
“Vennero fuori subito le prime 100 persone disponibili ad aiutare, e adesso siamo oltre 200. Sono numeri strafrosferici, considerando quello che è il mondo del volontariato di oggi, i circoli hanno grossi problemi per andare avanti, le varie iniziative e associazioni hanno penuria di volontari. Questa festa riesce invece a catalizzare le forze, l’attenzione e la voglia di fare di tante persone”.
Ma Come fate a tenere insieme tante volontari?
“Certe volte non riusciamo a spiegarcelo neanche noi. Certamente è cambiata completamente la modalità con la quale gestiamo la festa. Diamo mola importanza allo stare bene insieme, creare un clima in cui tutti sono accolti a braccia aperte, in cui tutti sono importanti, responsabili di quello che fanno. La gente che viene ad aiutare si deve trovare bene. E funziona. Tutti gli anni si aggiungono 10, 15, o 20 volontari, che vengono anche da altre parrocchie, da altri paesi. Quest’anno c’erano persone anche da Scandicci, Calenzano, Sesto Fiorentino. Vengono ad aiutare e stanno bene. È un piccolo miracolo, una cosa straordinaria”

La vostra festa non è una semplice sagra
“Assolutamente no. Certo, il servizio a tavola e il cibo sono importanti. Ma ci sono anche tanti momenti di approfondimento. Nel programma c’è la celebrazione di alcune messe, quelle domenicali, quella principale del 15 agosto per la festa di Santa Maria con la processione. Il 14 c’è stata l’adorazione eucaristica in chiesa. Poi momenti di preghiera con tutti i volontari, guidati da don Antonio. O ancora una messa ai crocioni, oltre a quella degli alpini, con i giovani del Mugello: ragazzi e ragazze dai venti ai trent’anni, o ancora quella per i volontari ormai defunti. Poi collaboriamo con il “Gruppo Agricolo Fagna Pierone Parigi” che tutti gli anni si occupa della battitura del grano davanti alla Chiesa. E nei chiostri della chiesa ci sono mostre fotografiche, esposizioni di quadri, mostra del libro e mostra dei modellini agricoli di Dino Naldi. E la fiera di beneficienza nei locali della compagnia. Insomma, Fagna non è certo solo cibo”.
Il ricavato?
“In parte viene usato per mantenere e ristrutturare la chiesa. In parte viene devoluto a realtà del territorio. Quest’anno, ad esempio, alla Misericordia Scarperia per attrezzare un’ambulanza per i lunghi spostamenti. Poi aiutiamo il progetto Badenià, il gruppo che a Scarperia si occupa della distribuzione degli aiuti alimentari, supportiamo l’organizzazione della vacanza anziani a Rostolena, il comitato per il restauro dell’oratorio della Madonna del Vivaio, gli alluvionati di San Piero e altre associazioni locali. Insomma, chi viene sa che farà qualcosa di buono, oltre a mangiare un buon piatto di tortelli”.

Quale la vostra maggiore difficoltà?
“La cosa più impegnativa è l’allestimento della festa, al quale lavoriamo fin dall’inizio di Luglio. Non siamo un circolo con una cucina professionale già pronta. Va preparato tutto, dalla cucina al bar, ci ritroviamo la sera dopo cena, sempre in gruppo e in maniera simpatica; non deve essere un peso. Semplicemente, invece che andare al bar a bere una birra, ci troviamo qui per lavorare; poi alla fine della serata magari una birra in compagnia la beviamo lo stesso”.
Tra i volontari ci sono anche dei giovanissimi
“Sì, è una cosa bellissima. Ci sono ragazzini dagli 8 anni, insieme ad altri più grandi, di 18 o 20 anni. Per la maggiora parte, comunque, l’età è tra gli 11 ed i 16 anni. È molto bello vedere questo stormo di camerieri, soprattutto in un momento come questo, nel quale le parrocchie si stanno svuotando. È forse questa la doddisfazione più grande, vedere tante persone giovani che ci aiutano. Gente che magari arriva da Scandicci o da Sesto. Ancora non riesco a spiegarmi come sia possibile tutto questo. L’altra cosa bella è che tra tanti volontari nessuno per ora ha abbandonato il gruppo, magari a volte può avere degli impegni e non venire, ma si sente sempre dei nostri. E penso anche ai tanti che lavorano nell’ombra. Che magari perdono ore dietro alla burocrazia o per fare un permesso. Sono importantanti come quelli che in cucina preparano i tortelli”.
Come sono i vostri tortelli?
“Freschi, rigorosamente, non congelati. Ogni giorno della festa i volontari si ritrovano per preparare migliaia di tortelli, che alla sera saranno poi mangiati. Ogni giorno si inizia molto presto, mettendo a bollire le patate. In cucina ognuno ha il suo ruolo e, in base a quello, l’orario al quale arrivare. Ogni giorno di festa siamo almeno 50 volontari. È capitato che, usando tortelli freschi, ci sia stata la paura di rimenere senza, ma alla fine sono sempre bastati per il pubblico. Noi volontari, invece, a volte abbiamo mangiato le penne, perché avevamo finito i tortelli”.

Alla fine diciamolo, i tortelli di Fagna sono i più buoni del Mugello?
“Questo – sorride – non spetta a me dirlo. Però le tante persone che ogni anno continuano a venire a mangiarli certo dimostrano che piacciono molto. E questo a noi fa piacere”
Come si conclude?
“Con una cena, come ogni anno, per tutti i volontari e collaboratori, stavolta saranno loro ad essere serviti. È il nostro modo per ringraziarli”
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Agosto 2025


1 commento
Complimenti a tutti i volontari!!!!
Questa edizione tortelli sublimi, ci siamo stati tre volte!
Mai una pecca…La migliore festa del Mugello e sono 30 anni che ci andiamo.