VICCHIO – A Villore, frazione di Vicchio, il Triduo pasquale si intreccia con le tradizioni contadine e con il senso di appartenenza della comunità. Il Giovedì Santo, dopo cena, la Messa in Coena Domini è un richiamo simbolico all’ora in cui Cristo si riunì con i suoi nel Cenacolo. Il rito raggiunge il suo apice dopo la Reposizione del Santissimo Sacramento, quando si rinnova l’antico cerimoniale della consegna del pane di ramerino benedetto e del vino. Destinatari di questo dono sono gli ‘apostoli’, figuranti che rappresentano i dodici discepoli. In questo contesto, il pane di ramerino diventa segno di memoria. È un simbolo concreto di condivisione che sigilla l’unione tra la devozione e la cultura popolare del territorio.
Altro appuntamento è la liturgia del Venerdì Santo. Dopo l’Adorazione della Croce, la comunità si ritrova ancora una volta per la tradizionale processione notturna. Un cammino che collega i due gioielli architettonici del paese. Una scia di torce che serpeggia lungo la strada bianca che dall’Oratorio seicentesco della Madonna di Meleto e risale il pendio fino a raggiungere la Pieve quattrocentesca di San Lorenzo, tra silenzio, preghiera e canti che offrono ai fedeli uno spazio di autentico raccoglimento.
Le celebrazioni proseguono, poi, la mattina di Pasqua, quando durante la Messa viene benedetto il pane, successivamente distribuito a tutti i presenti. Un gesto plurisecolare che porta nelle case un simbolo di condivisione, quasi a prolungare l’abbraccio della comunità oltre le mura della chiesa.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 Aprile 2026



