Inaspettato, imprevedibile, letale. Tra i mestieri in crisi al primo posto svettano gli astrologi.
Ah, les italiens, così drammatici, si lamentano per così poco. Era questa la battuta che ai primi di marzo girava nelle capitali europee. E intanto in Francia si tenevano le elezioni comunali mentre a Londra si festeggiava nei pub e si urlava a squarciagola negli stadi.
A Borgo, invece, cancellata l’opera in programma al Teatro Giotto.
A metà marzo l’onda è una slavina di proporzioni sconosciute. Si abbatte ovunque, l’Europa è un lazzaretto, le Americhe distendono i cadaveri nei parcheggi, serrati in sacchi neri, la Cina è sigillata.
A Scarperia, a Barberino, a Borgo, nei comuni distesi lungo l’Appennino e sul corso della Sieve è tutto un rincorrersi di lenzuola appese ai balconi e alle finestre. ‘Ne usciremo presto’ – vi hanno scarabocchiato i bambini.
E poi i medici, gli infermieri, al fronte con mezzi di fortuna, gli stivali dalle suole di cartone dei fanti nella guerra del 15/18.
La primavera è una quarantena lunga ma c’è la speranza che l’estate spazzi via il morbo. Il caldo, si dice, ammazzerà il virus. Poi è arrivato l’autunno, maledetto, e ce l’ha riportato in casa.
Protagonisti indiscussi della stagione i virologi. Magari parlassero la stessa lingua, magari si avventurassero in previsioni comuni. Si dirà: è la prima volta che compare il Covid. Bene, ragione in più per manipolarlo con attenzione e lasciare che in tv vadano Fiorello e Pippo Baudo.
Nonostante tutto, anche quassù ci siamo rimboccati le maniche, chiusi in casa come da Dpcm. Paura e senso dello Stato, avanti march.
Durerà? Si, durerà, almeno fino a quando la larga maggioranza degli italiani non sarà stata vaccinata. Il 2021 sarà l’anno decisivo. Non l’ultimo, ma quello decisivo sì. Lo festeggerei volentieri a Luco, alla sagra del tortello, tuttalpiù a Marradi, due mesi dopo, con un cartoccio di bruciate calde tra le mani.
Riccardo Nencini



