MUGELLO – Sabato scorso a Firenze la Caritas Diocesana ha organizzato, presso la parrocchia BVM Madre delle Grazie all’Isolotto (dove è parroco il mugellano Don Luca Niccheri),un convegno sul tema “Speranza è cura”. Tra gli interventi anche quello dell’Arcivescovo Mons. Gherardo Gambelli, che in chiusura del suo discorso ha citato un recente scritto di Don Francesco Alpi, viceparroco di Borgo San Lorenzo, pubblicato su Toscana Oggi, e ne ha letto un brano, dicendo di essere rimasto molto colpito.
Ecco il testo di don Francesco:
“Zaccheo, scendi presto, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5)
Seguire i passi di Gesù nel Vangelo significa per noi compiere idealmente un viaggio attraverso i luoghi più disparati della Palestina. Deserti e montagne, spiagge e città, case e strade: sono tantissimi gli scenari che le pagine del Vangelo ci invitano a ripercorrere per ascoltare la voce del Maestro e apprezzarne i gesti. Partire per questo viaggio ci fa toccare con mano che è proprio vero quello che Gesù afferma quando dice che “il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Lc 9,58)! Ci sono però delle occasioni in cui è Gesù stesso a decidere dei momenti di sosta, magari tra le mura accoglienti di una casa, come nel caso dell’incontro con Zaccheo.
Come avrà reagito il pubblicano di Gerico quando si è sentito dire: “Scendi presto, perché oggi devo fermarmi a casa tua”? Si sarà guardato attorno meravigliato sussurrando qualcosa come “ma stai proprio dicendo a me?” E imbarazzato avrà pensato «accidenti, ero salito quassù sull’albero proprio per vedere la scena senza dare nell’occhio…e ora»? Le parole di Gesù non lasciano spazio a possibili interpretazioni “devo fermarmi”, non ci sono alternative. Zaccheo scivola giù a tutta velocità dal sicomoro. I suoi piedi non camminano, ma volano verso casa, perché finalmente si è sentito guardato da qualcuno nella sua dignità di uomo, non più disprezzato o temuto per la sua mansione di esattore delle tasse.
In questi giorni passando tra le case per la benedizione delle famiglie, a volte si ripete lo stesso miracolo. Suoni il campanello e qualcuno ti apre e ti guarda meravigliato “come, oggi la benedizione?” ma poi gli occhi si illuminano e un gesto della mano indica che si può entrare. “Qualcuno si è ricordato di me, esisto”. Faccio allora esperienza che ha ancora senso passare per le case, non fosse altro che per suonare i campanelli, quei campanelli sui quali ormai solo qualche rapido corriere di Amazon appoggia il dito e niente più. Suonare tutti i campanelli per ridire – prima di tutto a me stesso – che c è uno che non può fare a meno della nostra compagnia e dice “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20).

Don Francesco Alpi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 10 aprile 2025

