MUGELLO – Da questa domenica, a turno, i sacerdoti del Vicariato del Mugello offriranno su questa pagina alcune riflessioni scaturite dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Luciano Marchetti, pievano di Borgo San Lorenzo.
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“Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.
Questa parola del Crocifisso spinse immediatamente Francesco d’Assisi a dedicarsi al restauro materiale della chiesetta di San Damiano. Quella “casa” era, però, prima di tutto la sua stessa vita, da “riparare” mediante una vera conversione; era la Chiesa, non quella fatta di mattoni, ma di persone vive, bisognosa sempre di purificazione.
La Parola di Dio di questa Domenica ci parla di quella “casa” da riparare che è il matrimonio e lo fa parlandoci del sogno di Dio sull’uomo e sulla donna: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Pur vedendo tante sconfitte dolorose, pur vedendo tanti matrimoni spezzati, teniamo disperatamente questo ideale: questo è il sogno di Dio. Poi dopo la vita vada come vada però teniamo questi amori alti, la capacità dell’uomo e della donna di amori eterni, senza giudicare nessuno perché non sappiamo tanti segreti, ma teniamo alto il Vangelo.
Ora voglio dire tre parole da appendere alle pareti del nostro cuore, che van bene alle coppie di sposi ma anche a tutti noi, perché il richiamo è a coltivare grandi amori, ad avere un cuore grande.
La prima parola da appendere alla parete del nostro cuore è amore: tanto, tanto amore per gli sposi e per ciascuno di noi.
A un certo momento a Milano, su un muro di un quartiere, campeggiava questa scritta: “Ti amissimo by Enzissimo”. E un insegnante in pensione così ha commentato: “Non avrei mai sospettato che potesse esistere il superlativo di un verbo senza ricorrere ad un avverbio e credo che una simile licenza grammaticale, negli anni in cui correggevo i temi di italiano, l’avrei senza dubbio censurata ma un “amissimo” può offendere la grammatica ma canta la gioia del cuore”.
Ecco, forse, torniamo a questi amori grandi nella vita matrimoniale, nella vita di tutti. Torniamo a grandi amori. Troppe volte gira questa frase nei matrimoni: “Ti voglio bene ma non ti amo”. E’ già una sconfitta. Diciamo qualche volta “Ti amissimo”, ditelo voi coppie di fidanzati e di sposi ma anche tutti noi; impariamo qualche volta a dire “Ti amissimo”, rivolto magari a Dio. La prima cosa è tanto, tanto amore, tantissimo amore nella vita di ciascuno di noi.
Seconda parola da appendere alla parete del cuore: tanta, tanta umiltà. Questa parola, giù di moda, è importantissima perché c’è un modo infantile, che vediamo in tantissime coppie, di pensare all’amore, al matrimonio, come una cosa facile, senza sconfitte, errori, difficoltà. Uno sogna un amore così, da pellicola. E, invece, l’amore è difficile, è un lavoro quotidiano; la coppia perfetta non esiste. L’amore si impara giorno per giorno. E’ un cammino, è un viaggio, per cui dopo vent’anni o si è amicissimi o si è estranei. Guardatevi in giro. Dopo quindici, vent’anni in una coppia o sono una bella coppia, vicinissimi, o sono lontani. E, quindi, c’è quella frase che dico sempre al corso fidanzati: “Sposatevi ma restate fidanzati!”. Cioè restate con la tenerezza, con l’umiltà, con la ricerca dell’altro che c’è proprio quando si inizia questa esperienza d’amore. Molto spesso la fedeltà è considerata come una sorta di grigio che non sembra poter competere con il rosa dell’innamoramento e il rosso della passione. Fedeltà è il nome dell’amore che dura nel tempo.
Ultima parola da appendere alla parete del cuore – tanto amore, tanta umiltà – tanta preghiera, perché l’amore ha a che fare con Dio. Tante volte durante il rito del matrimonio, gli sposi non pregano neanche; sono lì attenti al fotografo ma non pregano; invece bisogna pregare. Una giovane coppia di sposi chiese al Maestro: “Che cosa dobbiamo fare perché il nostro amore, il nostro matrimonio duri?”. Risposta del Maestro: “Lasciate che Dio riempia il vostro amore”. Ecco la novità del matrimonio cristiano: la presenza di Gesù e del suo Spirito nella vita degli sposi. Teniamo, allora, Dio in casa come ospite fisso. Dio unisce, Dio fortifica e Lui è la garanzia che neanche la morte ci separerà. Buona Domenica.
don Luciano
©️ Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 ottobre 2021




