
VAGLIA – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi, Domenica delle Palme, in tutte le chiese del mondo si legge il racconto della passione e della morte di Gesù. Lo commenta padre Antonio Messeri dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, di Bivigliano.
In questa Domenica delle Palme il Vangelo ci fa presente il lungo racconto della passione e della morte di Gesù. È un testo molto ricco, in cui si può comprendere profondamente il progetto di amore di Dio per noi. La finalità della vita intera di Gesù è infatti quella di mostrarci la vicinanza di Dio.
Gesù non è venuto in mezzo a noi per morire ma per dare la sua vita, e lo fa sino alla fine. La narrazione di questo Vangelo si intreccia con le vicende di due degli Apostoli, Giuda e Pietro. Il primo consegna Gesù ai capi dei farisei perché convinto che, così facendo, avrebbe accelerato l’azione di Gesù, nello stabilire il suo regno, poi, accortosi dell’errore, non è capace di chiedere perdono e, lasciato solo, pieno di rimorso, va ad impiccarsi.
Pietro invece si vuole dimostrare fedele sino alla fine ma Gesù lo avvisa che lo lascerà solo, e che arriverà persino a negare di conoscerlo. Pietro, a differenza di Giuda, è capace di riconoscere il suo errore e “chiedere” perdono con il suo amaro pianto.
Durante la cena pasquale viene istituito il sacramento della Eucaristia, Gesù rimarrà per sempre con i suoi, con noi; nel pane e nel vino che si consacrano ogni giorno lui si rende presente ai suoi discepoli, ai suoi fedeli. La sua vita è interamente data a noi. Ogni celebrazione eucaristica è il memoriale di questa ultima cena.
Dopo aver cenato ed aver detto chiaramente ai suoi quello che succederà di lì a poche ore, Gesù esce per andare in disparte a pregare, per vivere un tempo di intimità con il Padre. La sua preghiera non è come le altre volte, è piena di tristezza e angoscia, ma alla fine è certo che il Padre non lo lascerà solo. Gesù è pronto, ancora una volta, per fare la volontà del Padre.
I discepoli, dal canto loro, non sono ancora preparati ad affrontare il “combattimento” della fede, non sono ancora pronti per dare la vita, non riescono a trattenere il sonno, lasciando di nuovo Gesù solo. Finita la preghiera Gesù si alza in piedi e a testa alta risponde a coloro che vanno ad arrestarlo, già non oppone resistenza, solo continua a portare avanti il suo progetto di amore. Continua ad amare quando i soldati si burlano di lui, quando Pietro incrocia il suo sguardo dopo averlo rinnegato per ben tre volte, quando la stessa folla che lo aveva osannato al suo ingresso a Gerusalemme grida a Pilato: Crocifiggilo! Gesù è deciso a compiere la sua missione fino in fondo, fino alle estreme conseguenze.

Continua ad amare por essendo inchiodato ad una croce, alla croce del dolore, dell’abbandono, dello scherno, della ingiusta condanna. Prima di morire ci lascia un altro regalo, diffonde il suo Spirito, lo stesso Spirito Santo che pochi giorni dopo riceveranno gli apostoli e la Chiesa intera.
Gesù è lì, morto in croce, e proprio da là comincia tutto: si squarcia il velo del tempio, le tombe si aprono, trema la terra, il centurione che lo ha crocifisso capisce che era Figlio di Dio. La salvezza non è più solo di un popolo ma di tutti, non c’è più separazione, la vita trionfa; la fede in lui comincia a spandersi anche tra il popolo oppressore, i dominatori romani; i pii israeliti, quelli dal cuore tenero che si sono lasciati raggiungere dal vero amore, si prendono cura del suo corpo, della Chiesa nascente. Alcune donne che lo seguono da tempo gli stanno accanto sino alla fine.
Tutto cade in un profondo silenzio, il sepolcro viene chiuso da una grande pietra. In questa Settimana Santa, che oggi comincia, meditiamo sull’Amore che Dio ha per noi. Che questo Vangelo ci possa spingere a riaffermare la nostra fede in Lui e ci prepari a celebrare la sua Risurrezione.
p. Antonio Messeri, omi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 aprile 2023


