Il 2015, per il nostro territorio, sarà ricordato per l’inaugurazione della “Variante di Valico”. Evento epocale. Ma aldilà delle fotografie di rito, il buffet, il brindisi, forse non tutto è stato fatto correttamente. Non vuole essere una critica, neppure una disamina oggettiva sul valore dell’opera. Giusto una constatazione.
MUGELLO – Sicché, sono da poco finite le celebrazioni per un’opera attesa ed oggettivamente necessaria. Un paese moderno, ed efficiente, lo si deve poter distinguere per la qualità della vita della propria popolazione. Salute, lavoro e benessere, prima di ogni altra cosa.
Poi, anche per le infrastrutture, ovvio quelle cosiddette strategiche. E la “Variante di Valico” lo è, senza se e senza ma. Punto. Superfluo ricordare quando venne inaugurato il tracciato appenninico, negli anni ’60 del secolo scorso, e come qualcuno ebbe ad apostrofarlo, fra facèzia e denigrazione, come inutile. Suvvia, mettiamoci una pietra sopra.
Però, oggi, caliamoci nei panni di un pendolare, indigeno o adottato che sia. Insomma, di un chiunque che abbia la necessità, quotidiana o saltuaria, di spostarsi fra il Mugello ed il crinale appenninico. Fra Pian del Voglio e Roncobilaccio, oppure di spingersi a Rioveggio. Magari per salire a Baragazza e Castiglione dei Pepoli, versante bolognese. Diamo voce a quegli utenti.
Orbene, ecco il misfatto progettuale. Chi entra in autostrada A1, al casello di Barberino del Mugello, e debba imboccare la direzione nord non ha alternativa, può immettersi solo nella carreggiata che si allaccia direttamente al tracciato della “Variante di Valico”. Insomma gli è preclusa la scelta, o meglio l’opportunità, di continuare a percorrere il vecchio tragitto. Inibendo, così, proprio la possibilità di uscire ai caselli di Roncobilaccio, Pian del Voglio e Rioveggio. Tradotto in vernacolo, stretto, qui delle nostre parti, “una bischerata”.
Ora a fronte dell’impegno finanziario sostenuto per la realizzazione di questa nuova arteria, al cospetto di fior di progettisti, di una società concessionaria, che ha quale epitaffio promozionale “La passione di muovere il Paese”, questa svista, e chissà se temporanea o definitiva, appare incomprensibile. Il tutto condito da un’altrettanta inspiegabile assenza d’informazione, specie al casello di Barberino. Certo la porta d’ingresso ma anche d’uscita del, o dal, Mugello. Sarebbe bastata anche una mini cartellonistica, una lavagnetta e gessetti, con l’indicazione “Per Roncobilaccio, Pian del Voglio e Rioveggio, arrangiatevi!”. Anche senza la traduzione in altre lingue. Se qualcuno degli utenti ha la scheda “Viacard”, o l’abbonamento “Telepass”, proprio per frequentarne quella tratta pazienza, può ben farsi qualche chilometro in più e guardare il panorama. Qui si paga comunque tutto, anche per un servizio amputato.
Allora ripetiamolo. Comunicazione di servizio. La scelta fra vecchio e nuovo tracciato autostradale, entrando al casello di Barberino del Mugello, in direzione nord, non è prevista, unica possibilità di percorrenza la “variante di valico”. La faccenda, poi, diventa critica qualora possa verificarsi un incidente, di una certa rilevanza, in quella carreggiata nord del vecchio tracciato. Dunque, ipotizziamo la necessità di un intervento di soccorso, di qualunque genere (ambulanza, Vigili del Fuoco, carro attrezzi), per la galleria del Monte Citerna, in territorio toscano. Chi interviene, soprattutto da dove? Non certo dall’entrata di Barberino del Mugello, finora considerato l’accesso più diretto per raggiungere la zona. Un vero pasticcio. Come qualcuno ha detto, di recente, nel rito dell’inaugurazione : “i nostri progetti (e progettisti) sono invidiati nel mondo!”. Più o meno, ne registro il senso, chissà a cosa si riferiva.
Così, mentre la politica nostrana, dopo aver partecipato al taglio del nastro, al rinfresco, rientrata nei ranghi, contenta per aver conseguita la vittoria sulla toponomastica del futuro svincolo di Poggiolino, non ha rilevata alcuna criticità. Quegli utenti dimenticati. Non una polemica, tantomeno una lezione. L’ho detto all’inizio, solo una constatazione.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 31 dicembre 2015




6 commenti
Si esce a badia 2km e rientri a pian del voglio
Bene. E riguarda un aspetto dell’intera questione. Comunque non giustificabile. Perché ai residenti in Mugello che, in questi anni hanno accettato con grande civiltà, e con altrettante giuste osservazioni, lo scempio del proprio territorio, mai sufficientemente compensato, dato che i danni sono stati irreparabili, entrando dal loro casello autostradale di Barberino di Mugello non possono accedere al vecchio tracciato? Perché debbono, per forza incanalarsi dentro la variante di valico, ove il traffico pesante sarà predominante? Poi c’è la questione dei soccorsi, che anche Il Corriere Fiorentino, supplemento del Corriere della Sera, ha, dopo di noi, ripreso quest’oggi. Insomma una progettazione superficiale, in relazione al costo dell’opera. Incomprensibile.
Riflessione corretta. Aggiungo però che il traffico pesante non sarà predominante nella variante di valico, vs Bologna.. ad oggi se parto da Firenze o esco a Barberino (l’ho scoperto pochi giorni fa..) oppure non posso entrare nella variante di valico. Almeno per ora è così. Immagino che quando sarà completato l’ultimo tratto vs Bologna, sarà possibile “scegliere” quale strada fare.
Concordo pienamente, c’è mia moglie che lavora a Monzuno (Rioveggio) che si trova in questa dannosa situazione. Deve tutte le mattine uscire alla Badia e fare il tratto fino a Pian del Voglio, che per inciso è un tratto completamente tortuoso e in salita ripida (zona molto frequentata dalla Neve e dal Ghiaccio).
Hanno speso 4 miliardi di euro, devastato il nostro territorio e nonostante ciò hanno trascurato le nostre esigenze. Sono il primo ad essere felice per questa opera, ma forse con un po’ più attenzione dei nostri politici locali in fase di progettazione, invece di guardare solo al vile denaro, oggi tutti potremmo usufruire della variante e del vecchio tragitto.