MUGELLO – Che il monte Giovi, divisorio tra Mugello, Valdisieve e area fiorentina, avesse a che fare con le antiche divinità lo suggeriva non solo il nome, ma anche il ritrovamento, nel 1972, di tre bronzetti e alcune punte di freccia.
E grazie a un gruppo di ricercatori dell’Università di Firenze, guidati dall’archeologo Luca Cappuccini, vi è stata una straordinaria scoperta sul monte mugellano. Sulla sua sommità, a quasi 1000 metri di altitudine (la vetta più alta di Monte Giovi misura 992 metri s.l.m.) sono stati rinvenuti i resti di un tempio etrusco. Così ora gli studiosi ipotizzano che sulla cima di Monte Giovi gli Etruschi studiassero i fulmini per interpretare il volere degli dèi e predire il futuro.
La ricerca è iniziata nel 2011 e durata fino al 2015 e i suoi esiti hanno dato vita a una mostra – appena conclusasi a Pontassieve – e raccolti in un libro, curato dallo stesso Cappuccini ed pubblicato lo scorso settembre dalle edizioni “All’insegna del Giglio” di Sesto Fiorentino dal titolo “Monte Giovi. ‘Fulmini e saette’: da luogo di culto a fortezza d’altura nel territorio di Fiesole etrusca” (248 pagine, 50 euro); con contributi di Eleonora Bechi, Irene Bianchi, Luca Cappuccini, Filippo Fineschi, Veronica Pazzi, Christian Pelacci, Giuditta Pesenti, Lorenzo Poggiali, Marco Sofia.
E’ una scoperta straordinaria perché sono rarissime le aree sacre dell’Etruria ancora esistenti come reperto studiabile, così come ben poco ancora si sa della religione etrusca.
Le ricerche hanno anzitutto identificato, grazie a rilievi fotografici aerei, la presenza, sulla vetta, di un terrapieno rettangolare. E gli scavi degli ultimi anni hanno scoperto tre strati con insediamenti diversi. Una capanna con un’area lastricata intorno è stata rinvenuta nello strato più antico, risalente al periodo orientalizzante, alla metà del VII sec. avanti Cristo.
E insieme a questo un’altra scoperta di grande rilievo: in questo strato è stato rinvenuto un lituo, lo strumento utilizzato dai sacerdoti per delimitare i confini di un’area sacra. Quello ritrovato su Monte Giovi pare sia uno tra i litui fra i più antichi al mondo ed ha la particolarità di essere stato ritrovato in un area sacra, in un tempio, mentre i reperti fin qui noti, o comunque la maggior parte di essi, sono provenienti dalle tombe dei sacerdoti.
“Il lituo era stato rotto e conficcato nel terreno al centro dell’area lastricata – ha spiegato Cappuccini a ‘La Stampa’ di Torino che all’importante ritrovamento archeologico sui monti del Mugello ha dedicato un articolo – dalla posizione si può ipotizzare che questo fosse un ‘auguraculum’, un tempio celeste, un luogo utilizzato per interpretare la volontà degli dèi. Gli etruschi dividevano il cielo in sedici parti, ognuna corrispondeva a una divinità diversa. Per questo per gli etruschi era importante osservare i fenomeni naturali come i fulmini”.

Passare dai fulmini alla divinità che li scagliavano verso gli uomini è cosa semplice, e così si ipotizza che questo tempio fosse dedicato a Tinia, che altro non è che la versione etrusca del greco Zeus e del dio romano Giove. Che più tardi può essere stato venerato su quel monte. Il monte di Giove, appunto, il mugellano Monte Giovi.
Col passare del tempo il luogo perde la sua vocazione di culto e per ragioni di difesa diverrà – siamo nel periodo ellenistico, alla fine del IV secolo – un sito strategico, una fortezza, a controllo e difesa della parte nord.
Adesso i reperti utilizzati per la mostra di Pontassieve sono conservati nel museo archeologico di Dicomano, in attesa di essere nuovamente esposti, per valorizzare quella che è sicuramente una scoperta archeologica rilevante.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 9 novembre 2017








1 commento
Complimenti ad ognuno di voi,state riscrivendo la nostra VERA storia.
Omero