Ci risiamo. Non c’è niente da fare. E’ successo di nuovo, e chissà quante altre volte accadrà. Eccoci, al primo di luglio, giornata convulsa. Cronaca dell’epopea, ciclica, dei pendolari mugellani. Ritardi, treni cancellati, mancanza d’informazione, inesistenza dei servizi sostitutivi, nessun rimborso. Con un luogo comune : becchi e bastonati! E’ la sintesi delle vessazioni cui sono soggetti gli utenti che usano il trasporto pubblico ferroviario. Linea ferroviaria Firenze – Faenza, via Vaglia, la cosiddetta “Faentina”.
Ripristinata nel 1999, dopo anni di inutilizzo a seguito dei danni subiti durante la seconda guerra mondiale. Una rimessa in funzione, inizialmente a titolo risarcitorio, compensativa, per l’attraversamento del territorio da parte della linea “alta velocità”. Nonostante la cecità, nazionale e compartimentale, dell’allora ente Ferrovie dello Stato, titolare della linea, come era logico prevedere, si è rivelata, negli anni, un mezzo formidabile per il trasporto locale. Oggi è frequentatissima da lavoratori, studenti, impiegati, turisti. A volte con picchi di presenze che necessiterebbero di corse aggiuntive o straordinarie. Una linea ferroviaria che potrebbe dare, e ricevere, molto di più di quanto finora offra e raccolga. La politica locale ci crede, è attenta, non lesina prese di posizione e comunicati critici o di stimolo verso un potenziamento strutturale. Tuttavia i problemi restano sul tappeto, anzi sulle rotaie, sulle traversine e sui deviatoi. In qualche caso anche smontati, e divelti, senza alcuna spiegazione logica. Ebbene, dipaniamo la matassa delle responsabilità. La proprietà dell’infrastruttura è ancora di Ferrovie dello Stato s.p.a. (FS), la holding di Stato, che ha affidata la gestione della linea a RFI (Rete Ferroviaria Italiana). I mezzi, il materiale rotabile, in uso sulla tratta sono di Trenitalia s.p.a. (gruppo FS), soggetto imprenditoriale che ha un contratto di servizio, attivato da gara pubblica, con la Regione Toscana. Il riferimento per i pendolari, dunque, è l’ente regionale, cui competono coordinamento, sorveglianza ed efficienza del servizio. Senza se e senza ma. Fino a qualche anno fa, l’assessore regionale, ai trasporti pubblici ed infrastrutture, quello che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di controllore, era Luca Ceccobao. Un politico senese, già dipendente delle Ferrovie dello Stato. Inevitabile non carpirne la conflittualità d’interesse. L’intreccio fra il ruolo istituzionale ed il posto di lavoro conservato, in aspettativa, in quella società pubblica, verso la quale doveva attuare le verifiche, ivi comprese la comminazione di multe e penali. E’ stato poi rimosso. Anche se non fu chiaro per quali motivi. Forse, più legati alla bagarre in atto nella politica senese che per l’inefficacia del suo mandato. Ma questa è solo una ipotesi.
Sicché le responsabilità restano. Ma guardiamo al futuro. Il rinnovo dei mezzi rotabili, promesso e proclamato in varie occasioni, non è stato ancora compiuto. Sulla tratta viaggiano, arrancano, ancora le automotrici a nafta (serie ALn), sui cui scarichi evidentemente l’ARPAT non ha niente da eccepire, strano. I nuovi mezzi, seppure più vicini ad una seconda età, i “minuetto”, al momento non coprono l’intierezza delle corse. L’elettrificazione della linea ha i connotati di un esercizio onirico. Nell’era del “whatsapp” (applicazione multimediale per raggiungere utenti) l’informazione va di poco oltre i tipi di una stamperia artigianale. La manutenzione delle stazioni e delle fermate non appare significativa, anzi in qualche caso è inesistente. Intanto il costo dei titoli di viaggio aumenta (abbonamento mensile). L’ente che dovrebbe controllare, la Regione Toscana, non riesce a stare al passo con i tempi. Sul sito istituzionale, i dati sul monitoraggio annuale sono fermi al 2012. Peraltro, con il solito vizio ormai diffuso e conclamato : le informazioni riportate sono fonte dello stesso gruppo del gestore del servizio. Si, è vero, sono evidenziate le penali (puntualità, soppressioni, informazioni, climatizzazione), anche in crescita rispetto all’anno precedente. Tuttavia il servizio, certo non nei 365 giorni all’anno, ma in alcuni periodi, è ancora insoddisfacente. Peccato che il liberalismo contrattuale, ovvio con il sostegno della politica regionale, non riesca ad infrangere queste sacche di conservazione imprenditoriale, magari aprendosi a nuovi soggetti del settore. Ma forse manca l’interesse, oppure non ce ne sono.
Gianni Frilli





