
VICCHIO – L’antefatto. Il locale gruppo del M5S presenta una mozione di sfiducia contro un assessore. Il fatto. In una commistione fra superficialità e scarsa conoscenza dello statuto comunale lo stesso gruppo vota contro la stessa mozione. A qualcuno può sembrare un comportamento comico, anche imbarazzante. Ma anche la competenza del sindaco e del segretario comunale non sono da meno. Insomma una brutta figura a tutto tondo. Approfondiamo la questione.
Per la verità era già successo, recentemente, nel corso di un consiglio comunale a Scarperia e San Piero nel febbraio del 2016. Allora l’assessore Marco Recati del PD venne messo in discussione da una lista civica di minoranza per aver, inopinatamente e spavaldamente, prese le difese della società Renovo, interessata a realizzare un impianto a biomasse in quel comune, definendola “seria e affidabile”. La cronaca, i fatti e la storia dimostrarono tutt’altra cosa. Ebbene, in quel caso, la mozione di sfiducia venne presa in esame, durante la conferenza dei capigruppo, proprio dai rappresentanti del M5S che ne rilevarono l’inammissibilità segnalando il documento al segretario comunale. Così toccò allo stesso segretario, la dottoressa Carmela Ascantini, farsi carico di un’ammissione di responsabilità riconoscendo che gli uffici comunali avevano sbagliato ad accogliere tale istanza ed inserirla nell’ordine del giorno del consiglio comunale. Precisamente non era accettabile né nella forma né nella sostanza.
Chiariamo il perché. Lo statuto di quel comune prevedeva, in ottemperanza alla normativa nazionale, la cosiddetta “mozione di sfiducia” solo verso il sindaco e la giunta, ma non nei confronti di un singolo assessore. Inoltre, la presentazione di una tale istanza rivolta ai soggetti sopra meglio identificati doveva essere avallata con la firma di almeno 7 consiglieri. Veniamo, dunque, allo statuto comunale di Vicchio. Trattasi di un documento datato, almeno quello consultabile sul sito web istituzionale, che, peraltro, prevede la mozione di sfiducia solo, e soltanto, per il presidente ed il vice presidente del consiglio comunale. Sicché, nella fattispecie, questa mozione del M5S, per come è stata impiantata era inammissibile. Nient’altro, punto.
Ricordiamo che la sfiducia riguardava l’assessore Alessandro Bolognesi, già primo cittadino di Vicchio dal 1990 al 2004, per aver concesso nel 2003 il Giotto d’oro, massima onorificenza cittadina alla cooperativa agricola Il Forteto ed aver sostenuto, sempre in quegli anni, la fattibilità della realizzazione di una discarica comprensoriale a Toiano (progetto mai decollato). Le cronache giornalistiche, riprese dall’evoluzioni dialettiche e procedurali inscenate durante la discussione in consiglio comunale, parlano di una tiritera fra il sindaco e il rappresentante del M5S, proponente la mozione di sfiducia, sull’opportunità, o meno, di ritirare la mozione stessa. Insomma, in senso aulico, una danza d’altri tempi, fra il “Ballo del qua qua” e il “Gioca Jouer”. Spassoso.
Certamente, nella circostanza, il gruppo del M5S ha messo in mostra una disarmante non conoscenza delle regole comunali. Aggravata, poi, dal non aver ritirata la mozione e per aver votato contro se stessi. Forse autolesionismo, forse la dottrina del non arrendersi anche di fronte all’evidenza. Ma altrettanto anche il sindaco non è stato da meno dato che, conoscendone la sua esperienza, lo si pensava preparato in materia. A loro, infine, senza tirarlo per la giacca, ma per l’evidente responsabilità, quantomeno per la similitudine con il caso di Scarperia e San Piero, ci si deve aggiungere il segretario comunale. Una colossale brutta figura di più soggetti, non solo del M5S. La politica in caduta libera.
Gianni Frilli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 03 agosto 2019




