MUGELLO – Il sindaco Borchi canta vittoria, nella vicenda del divieto di recarsi a fare la spesa nei comuni vicini, e sventola una lettera del viceprefetto. “Ieri sera -scrive Borchi- il Prefetto di Firenze ha inoltrato ai sindaci la nota di cui sotto. Tira le orecchie ai sindaci che hanno fatto fughe in avanti travalicando i limiti stessi previsti dai decreti governativi: “…non possono essere adottate e, ove adottate, sono inefficaci, le ordinanze sindacali a fronteggiare l’emergenza predetta in contrasto con le norme statali”. E Borchi continua: “Non si può impedire ad un cittadino di spostarsi sul territorio di un altro comune per approvvigionarsi dei beni necessari, in quanto non lo ha previsto il decreto del Presidente del Consiglio. La nostra azione ha avuto gli effetti desiderati”.
Lettura del testo prefettizio, quello di Borchi, “pro domo sua”, ribattono i sindaci mugellani. Una lettera peraltro che non parla assolutamente del problema degli spostamenti tra comuni diversi causa spesa, ma fissa regole di uniformità delle norme. “Non è certo riferita alla nostra ordinanza -dice Federico Ignesti, sindaco di Scarperia e San Piero-. Ho parlato per telefono ieri col Prefetto, e mi ha detto chiaramente che non c’è niente da annullare. Semmai ci ha chiesto di esplicitare meglio, per evitare problemi interpretativi. Ma il senso resta quello e non è certo in contrasto con le norme statali: lo scopo è impedire al massimo gli spostamenti. Dev’essere chiaro: per cercare maggiore assortimento e miglior prezzo non si va a fare la spesa negli altri comuni. Ci si va se qualcosa davvero necessario nel proprio comune non si trova. E fatemelo dire: mi sembra davvero incredibile e fuori luogo che si facciano tutte queste polemiche sul luogo nel quale fare la spesa, quando stiamo vivendo una situazione così grave, nella quale si sta chiudendo praticamente tutto, fabbriche comprese. Se per qualche tempo nel negozio sotto casa non si trovano le penne rigate, si mangeranno quelle lisce. Qui il rischio non è la carestia, ma l’epidemia. Ce lo vogliamo mettere in testa o no?”
E i colleghi sindaci sono tutti sulla stessa linea. E in diversi, Omoboni di Borgo, Carlà di Vicchio, Mongatti di Barberino e Passiatore di Dicomano e lo stesso Ignesti, hanno concordato una risposta a Borchi, garbata nei toni, ferma nella sostanza_
“Lascia amareggiati -scrivono i sindaci mugellani- che qualche collega monti una polemica inutile in questo momento rispetto ad una ordinanza adottata dai Comuni del Mugello che rispecchia la situazione critica che stiamo vivendo. Qualcuno ha voluto raccontare gli ultimi provvedimenti dei sindaci mugellani un embargo per i cittadini di Vaglia, ma credo in questo momento debba prevalere la serietà e la responsabilità.
Ci avviamo a raggiungere i dieci casi positivi Covid-19 in Mugello, il nostro Ospedale sta reggendo la situazione con un grande sforzo e generosità degli operatori e i sindaci devono tutelare la salute pubblica, limitando al minimo gli spostamenti. Anche per fare la spesa. Quindi si va nel negozio più vicino a casa, che nel 99% dei casi è nel proprio comune. Si va da un ‘altra parte solo se non trova qualcosa di estrema necessità, non perché fanno lo sconto o l’offerta è più ampia.
Poi ci sono alcune situazioni particolari, su cui ovviamente prevalgono delle linee di indirizzo, che come Unione dei Comuni abbiamo agli organi di controllo che sono il linea con i chiarimenti nazionali del Ministero. Ovvero: una persona può uscire dal territorio comunale se e solo se i prodotti di prima necessità alimentari e non, non sono disponibili nel proprio comune di residenza. Per capirsi, se non trovo farina, latte zucchero beni di stretta necessità, posso andare in altro comune. Altro caso: se per ragioni di lavoro mi trovo in comune diverso dal quello dove risiedo, posso acquistare li prodotti alimentari e il resto consentito.
Vi risulta che qualche cittadino di una frazione di Vaglia che per necessità è entrato in Comuni confinanti sia stato rimandato indietro?”
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 22 marzo 2020



