MUGELLO – Un lettore di Barberino scrive, per chiedere una Festa della Liberazione autentica nel suo significato, senza aggiunte e strumentalizzazioni.
Si avvicina la data del 25 Aprile dove, anche quest’anno, si terranno le celebrazioni della Festa della Liberazione degli Italiani. La Festa, come tutti sanno, venne istituita nel lontano 22 Aprile del 1946 con un decreto luogotenenziale a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, e la data del 25 Aprile 1946 venne individuata in quanto ricorrenza del 1° anno dall’Insurrezione Generale proclamata dal CLNAI, su autorizzazione del Comando alleato, per liberare le principali città del Nord ancora occupate dalle forze nazi-fasciste. La resa definitiva avvenne il successivo 2 Maggio.
La Festa, resa permanente nel 1949, è intesa come momento di unità nazionale che celebra il sacrificio di partigiani e alleati, e di tanti cittadini, nella lotta per la riconquista della Libertà .
Nel primo decennale della Festa l’allora ministro dell’ Interno, Mario Scelba, così commentò le celebrazioni: “Se ricordiamo le tragiche vicende della più recente storia d’Italia non è per rinfocolare odi o riaprire ferite, coltivare la divisione, ma perché vano sarebbe il ricordo dei morti e la celebrazione dei sacrifici sofferti se non ne intendessimo il significato più genuino ed il valore immanente, se gli italiani non avessero a trar profitto dagli insegnamenti delle loro comuni esperienze, e, tra gli italiani, i giovani sopra tutto, a cui è servato l’avvenire della Patria”.
Succede, però, che da un bel po’ di tempo, ad onta del suo spirito fondativo la Festa è divenuta un contenitore e un palcoscenico dove chi è autorizzato a prendere la parola espone il “proprio” punto di vista non sulle lotte che portarono alla dittatura, alla guerra, agli immani sacrifici della popolazione ed alla successiva liberazione, bensì su vicende attuali, su avversari politici del momento, su contesti anche lontani dal nostro territorio.
Ho assistito ad interventi in cui si è inteso “santificare” un presidente della Repubblica, o infamare l’allora presidente del Consiglio. Sono stati invitati a parlare ospiti con in testa la “kefiah” per esaltare la resistenza palestinese. Spesso certe contestualizzazioni vengono sostenute come richiami ad una “vigilanza attiva” affinchè certe “figure” e certe idee “non riemergano dalle fogne in cui la Storia li ha relegati”. Non si additano, però, pericolosi aspiranti dittatori o movimenti che agiscono al di fuori della Costituzione, no, ci si rivolge in genere ad avversari politici presenti in parlamento, cogliendo l’occasione per dirgliene quattro, oppure si condannano senza ritegno alcuni provvedimenti da questi democraticamente adottati.
Nelle celebrazioni del 25 Aprile succede, purtroppo, come in certe “Applicazioni” che scarichiamo sul telefonino dove, insieme ai servizi che queste ci forniscono e per i quali le abbiamo individuate, ci vengono propinate con una invadenza a volte fastidiosa delle inserzioni pubblicitarie o dei messaggi che niente hanno a che vedere con le prestazioni che a noi interessano. Sappiamo tutti, però, che si può ovviare a queste intrusioni, per lo più indesiderate, acquistando a fronte di una modesta tariffa la versione “Premium” dell‘applicazione.
Ecco, non sarebbe male se anche della Festa della Liberazione esistesse finalmente una versione “premium” (anche a pagamento) nella quale le celebrazioni rispondessero a criteri di sobrietà, di rispetto per i morti, di tutte le parti, di esaltazione del finalmente ritrovato spirito di unità.
Rubrica: Dai Lettori – Beppe Giussanesi
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 24 aprile 2026



