BARBERINO DI MUGELLO – Si è svolto ieri sera l’incontro “Coming Out(let)”, organizzato da “Ora! Barberino”. Un evento pubblico per parlare di Outlet e per cercare, insieme ai lavoratori ed ai partecipanti, di elaborare delle proposte per il miglioramento della vita all’interno dell’Outlet di Barberino partendo dall’analisi del questionario redatto da 169 lavoratori di vari negozi.
Ad introdurre la serata è stata Paola Nardi, presidente dell’associazione “Ora! Barberino” e consigliere comunale dell’omonima lista civica.
“Come gruppo consiliare – ha spiegato la Nardi – abbiamo iniziato ad occuparci di Outlet, in questa legislatura, ad ottobre 2019 quando è stata approvata la seconda variante Outlet che prevede un ulteriore ampliamento di 11mila mq di parcheggi e 3300 mq di superficie commerciale. A fronte dell’assenso dell’amministrazione la proprietà Outlet ha offerto 115mila euro (adesso ne danno 89mila euro) all’anno di gettito al Comune per finanziare gli eventi ed il finanziamento ( 40mila euro) per un progetto di non sappiamo cosa (dev’essere studiato il cosa, pensavano ad un sottopassaggio ma il progetto è stato bocciato dal ministero) all’uscita del casello autostradale. La nostra obiezione al progetto è stata da subito più che di carattere tecnico di carattere politico. L’unico momento infatti in cui l’amministrazione comunale può contrattare qualcosa con Outlet è in previsione delle varianti, quindi ignorare questo momento di trattativa è colpevole verso i cittadini che operano in quella realtà. Le precedenti amministrazioni l’hanno fatto. Per una forza di centrosinistra questo atteggiamento , è doppiamente colpevole, mancare questo appuntamento è un errore enorme”.
All’inchiesta online hanno partecipato 170 persone. Di questi 129 hanno completato il questionario non saltando nessuna domanda. È stato deciso di non perdere nessuna delle risposte arrivate, così che per ciascuna domanda il totale numerico potrà cambiare, ma la percentuale verrà calcolata sempre su quel totale.
“Abbiamo lanciato il progetto – spiega il consigliere – con poca sicurezza e con molti dubbi sulla sua riuscita, e siamo rimasti sorpresi. Le risposte arrivavano, tante, sempre di più , i commenti dei lavoratori erano forti, toccanti, un vero grido di aiuto, una narrazione spesso amara e profondamente sentita”.
Da questo è emerso che: la stragrande maggioranza di chi ha risposto è di genere femminile: il 71,9% (120) contro il 28,1% (47) dei maschi. Il 75,8% ha sotto i 36 anni. La classe di età più numerosa è quella compresa fra i 25-30 anni di età col 35,5%, segue quella 31-35 anni col 23,7%, il 16,6% ha fra i 16 e i 24 anni. Solo l’1,8% ha oltre 50 anni. La forza lavoro in Outlet è sostanzialmente locale: oltre l’80% vive in Mugello, di cui il 45,6% proprio nel comune di Barberino. La maggior parte di chi ha risposto al questionario lavora in outlet da oltre 5 anni pari al 42,6%, da 1 a 3 anni sono il 26% e dai 3 ai 5 il 16%. Questo ci consente di poter dire che le voci raccolte hanno esperienza prolungata in quel luogo di lavoro e quindi dovrebbero avere una conoscenza consolidata. Per quanto riguarda i disagi maggiormente segnalati dai lavoratori Outlet troviamo il lavoro festivo, la conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro e le pressioni commerciali.
All’interno del questionario erano presenti alcune domande aperte che hanno dato modo di sviluppare spunti e riflessioni.In particolare, nell’ultima domanda è stato chiesto “Vuoi raccontarci/segnalare qualcosa che ti sta a cuore?” Abbiamo ottenuto una trentina di commenti/brevi racconti che ci offrono spaccati che vanno a rafforzare le risposte date in tutto il questionario: “Sembriamo lavoratori invisibili. Chi dovrebbe aiutarci fa finta di non vedere e si gira dall’altra parte”; “allucinante il modo in cui veniamo visti dall’outlet, braccia con cui fare più soldi possibili. Fregandosene del fatto che anche noi abbiamo una vita e una famiglia, stanno tentando di toglierci tutte le festività. E questo è inaccettabile”; “La piaga dei contratti part-time. 90% del lavoro o erto part-time a volte per sole 20h/settimana suddivise in 5 giorni. Alcuni negozi con un 14+ addetti alle vendite, hanno in totale soltanto 4 full time. Tornando al part-time, l’unico vantaggio di lavorare 20 ore settimanali può essere il fatto di avere molto tempo libero, ma distribuendo queste ore su 5 giorni, in fascia 13-20, aggiungendo gli spostamenti in auto, viene occupata buona parte della giornata e della settimana. Non prendiamo in considerazione poi la benzina. La distribuzione delle 20h si 5 giorno viene fatta anche se sul contratto si parla di 20 distribuite in 3 giorni soltanto (venerdì, sabato e domenica)”. Questi sono solo alcuni dei commenti scaturiti dal sondaggio ma ciò che viene evidenziato è che i lavoratori non solo non sono felici del loro ambiente lavorativo ma che non si sentono tutelati né dalla direzione, né dall’amministrazione comunale né dai sindacati. (qui per leggerlo tutto).
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 Giugno 2020





2 commenti
Sarebbe stato interessante partecipare, ma purtroppo nessuno ci ha avvisato.
Una lavoratrice dell’outlet
Sono tanti anni che lavoro in questo favoloso universo di diversamenti aventi diritto. outlet è il risultato della mala politica degli ultimi 20 anni e del progressivo ed incessante svuotamento dei diritti dei lavoratori, sottopagati e abituati alle più abbiette pratiche lavorative, altrove vietate per legge.
Ve ne accorgete adesso? Smettete di essere clienti di simili realtà e siate più accorti quando spendete i vostri soldi.La domenica andate al mare, al lago, fate sesso, insomma ce ne sono di alternative. A una domanda, ma in questi 15 anni, quanti controlli sono stati fatti da ispettorato del lavoro, GF o vigili urbani? Vi siete mai fatti un giro all’outlet prima dei saldi, durante la quarantena, quando gli sconti sono vietati per legge? Siamo un popolo di BUFFONI