Ambiente, territorio, salute dei cittadini. Scenario di discussione anche sul ruolo di alcune organizzazioni dedite al proselitismo sul tema. In Italia ce ne sono diverse. Di indefinita connotazione culturale, di varia estrazione sociale. Un argomento cosiddetto trasversale, che attecchisce su una fetta consistente della popolazione, indipendentemente dal credo politico. Un impegno in apparenza civico. Almeno nei propositi professati negli statuti. Uno dei sodalizi più conosciuti, forse quello con il maggior numero di adèpti, è Legambiente.
Ha scritta una storia 35ennale, con alle spalle diverse battaglie su questioni, appunto, legate al territorio ed all’ambiente. E come tutte le storie, specie quelle recenti, anche questa è suddivisa, più che in periodi, nei cosiddetti momenti. Di quelli più vecchi, vissuti sull’onda dell’entusiasmo, spontanei e genuini, dettati dalla verginità di farsi strada in queste tematiche, non ho niente da obiettare. Argomenti più o meno condivisibili. Senz’altro un impegno nobile. Eccoci, invece, al momento attuale.
Laddove affiorano cenni di cedimento strutturale, l’incertezza della missione, l’inadeguatezza di alcune comparse delegate al ruolo di rappresentanza. Insomma, un lento declino, da opera a operetta. Ed il passo verso l’avanspettacolo è breve. Peccato. Tuttavia, ancor oggi, è ben radicata sul suolo nazionale. In Toscana con 27 sedi e recapiti. Nel Mugello, sembra averne, una a Borgo San Lorenzo, una a Covigliaio (Firenzuola). Nel dicembre 2011 ha rivisitato il proprio statuto (clicca qui per la versione on-line dello statuto), declamato in 49 articoli, di cui 4 per la definizione della propria attività e ben 45 per il funzionamento dell’associazione. Legambiente si è attribuita, con questo esercizio statutario, vaste competenze, comprese quelle didattiche, che, tutto sommato, appaiono smisurate, ciclopiche. Un libro dei sogni. Sebbene lontani dalla realtà quotidiana, dai sentimenti dei cittadini verso i luoghi dove vivono. Talmente distanti da far apparire la definizione “onlus” (acronimo di organizzazione non lucrativa di utilità sociale), posta sulla loro carta intestata, una decorazione. Anzi una vetrofania, un qualcosa che consenta di far filtrare la luce all’interno e nello stesso tempo impedirne la visione dall’esterno. Una faccenda intima, cosa loro. Già, perché da tempo, Legambiente, è di fatto azionista di alcune società con interessi diversificati, dedite al profitto e non alla beneficienza. Dall’autonoleggio all’editoria, dall’agricoltura alle biomasse. Strano, ma guarda un po’, le biomasse.
Stringiamo il cerchio. Sicché parliamo di noi, del Mugello, delle problematiche ambientali, susseguitesi in questi ultimi anni nel nostro territorio. Qui, dove Legambiente si è fatta notare più per i suoi silenzi che per le prese di posizione. Ecco l’elenco. Dal torrente Carza alla discarica di Paterno, dall’eolico di monte Gazzaro alla discarica di Gabbiano. Un atteggiamento incomprensibile. Alla luce dei dettami del proprio statuto, un’assenza che trasuda di superficialità o, peggio, d’ignavia. Oppure, anche solo come ipotesi, di subdola condivisione. Ma ecco il colpo di scena. Preceduto da “et voilà, rien ne va plus, les jeux sont faits” (ecco, nulla è più consentito, i giochi – ormai – sono fatti), arriva il cambio di strategia.
Intendiamoci, anche questa, la strategia, la si gioca sul verde, ma non quello dell’ambiente semmai sul tavolo da gioco. Non è chiaro se questa partita sia vera o immaginaria. Con o senza le “fiches” (gettoni), in senso aulico soldi, in apparenza finti. Soprattutto se, al cambio, le “fiches” siano davvero riscosse. O per un rapporto di consulenza, o di sponsorizzazione, o per atto munifico. Così è successo che un rappresentante del Consiglio Direttivo regionale, si scomoda e presenzia, in nome e per conto dell’associazione, ad una trasmissione televisiva locale. Lo fa esprimendosi favorevolmente, senza riserva alcuna, sul progetto dell’impianto a biomasse di Petrona. Si capisce che a loro stia particolarmente a cuore. Indubbiamente sarà, forse, un atto d’amore verso il territorio e la popolazione. Non può essere diversamente. Del resto è scritto nello statuto di Legambiente. Lo si è appreso nell’ascoltarlo. Dal linguaggio scientifico usato, dai dati e dalle prove documentali esposte. Dall’ardore profuso nel trattare il tema. Ma il dubbio per un’irrefrenabile attrazione verso le biomasse, già materia dei loro affari, c’era tutta. Corroborata, nel sentirlo sciorinare le sue argomentazioni, dalla palese mancanza di un sostantivo, fra sentimento e morale : il pudore.
C’era una volta Legambiente.
Gianni Frilli
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, maggio 2015





