
MUGELLO – Con le imponenti celebrazioni alle porte, è tutto un fiorire di cammini danteschi. Addirittura un grande quotidiano, grande davvero, ha ricordato il viaggio di Dante da Firenze a Ravenna avvenuto nel 1302. Viaggio immaginario, temo. A Firenze ci nacque, a Ravenna morì e fu sepolto, ma che abbia camminato, o cavalcato, e in quell’anno, tra le due città è tutto da dimostrare. E invece Dante, in Mugello, ci venne più di una volta, vi dormì, forse vi combatté, di sicuro vi esercitò le sue doti di ambasciatore, vi trasse ispirazione per la sua Commedia divina. Parliamo del Dante soldato e politico, non ancora del Dante poeta.
È ghiotto il boccone di Dante, tutti ne vogliono un pezzo, in Casentino hanno costruito il ‘Cammino di Dante’, a Siena ci stanno pensando, così in Lunigiana e altrove, in mezza Italia del nord, dove il poeta errò ramingo, in un esilio infinito.
Il Mugello è parte del cammino Firenze/Ravenna. Molto bene, l’opportunità va utilizzata. E però, mi domando, perché non lanciare il cammino di Dante in Mugello collegando i luoghi che il poeta frequentò davvero?
Devi sapere che l’esilio dell’Alighieri non è tracciato con precisione. Non era ancora il personaggio che è diventato, perdipiù apparteneva alla schiera degli sconfitti. Tuttavia possiamo ricostruirne, almeno in parte, il pellegrinaggio.
Quassù fu sicuramente a San Godenzo, nel giugno 1302, al convegno di guelfi bianchi e ghibellini riuniti per dichiarare guerra a Firenze. La conoscenza della cascata dell’Acqua Cheta e del Falterona nasce probabilmente in quei giorni. E uno.
Il due e il tre appartengono alle probabilità e portano i nomi di Montaccianico e di Pulicciano.

Il castello ubaldino sopra Sant’Agata costituì il baluardo dei ghibellini e dei guelfi bianchi espulsi dalla città. Vi passarono in molti in cerca di un pezzo di pane e di un giaciglio sicuro. Gli armati fiorentini non avevano pietà ne’ per gli esuli ne’ per i loro consorti. Domando: Dante fu a Montaccianico? Nessuno ne ha la certezza, nessuno può dimostrare il contrario. Se guardo alleanze, difficoltà degli esuli a trovare un riparo, se leggo le strategie della parte bianca e dei ghibellini, non va affatto escluso che il poeta sia stato al castello. Gli Ubaldini erano alleati sicuri, da lì poteva muoversi in libertà, raggiungere le Romagna in cerca di punti d’appoggio. Ripeto, non era il poeta, era l’ambasciatore, è a lui che si rivolgono per scrivere una lettera, un documento, per trattare con un potenziale amico di guerra.

E infatti è proprio lui che si reca da Scarpetta degli Ordelaffi, a Forlì, per avere sostegno alla causa. Scarpetta sarà a Pulicciano, sopra Borgo San Lorenzo, con il suo esercito. Verrà sconfitto dal podestà di Firenze, Fulcieri da Calboli. Domando di nuovo: a Pulicciano c’era anche Dante? Nessuno lo sa con certezza, ma non va escluso. Proprio come nessuno sa con certezza se sia stato presente nella battaglia di Campaldino (1289) e se abbia conosciuto di persona l’Archiano, dove fa morire Buonconte.
Insomma, le notizie che abbiamo sono più che sufficienti a fissare su una carta geografica un cammino dantesco del tutto realistico, molto più concreto di altri che si leggono quotidianamente.
Eccolo: San Godenzo, Acqua Cheta e Falterona (quindi anche Dicomano); Sant’Agata (quindi Scarperia-San Piero); Pulicciano (quindi Borgo).
Lo confesso. C’è spazio per risuolare le scarpe al poeta.
Riccardo Nencini
Foto di Massimo Certini e Marta Magherini






