BORGO SAN LORENZO – Oggi i soci della Misericordia di Borgo San Lorenzo vanno alle urne, nel capoluogo e nella sede della sezione di Luco, per eleggere il nuovo Magistrato. Si dovrà scegliere poi anche il nuovo Provveditore, perché Umberto Banchi, che ha svolto questo servizio per tre mandati, per nove anni, ha deciso di rimaner fuori dal consiglio.
Lo abbiamo intervistato, per capire le ragioni della sua scelta anzitutto, ma per fare anche un primo bilancio di questi anni. Ed è un’intervista a cuore aperto.
Umberto perché non ti ripresenti?
In queste settimane me l’hanno chiesto in tanti. Premetto che sono stato felicissimo di aver fatto questo servizio e di aver potuto seguire il Vangelo, con tutti i miei limiti e insufficienze, e spero che Iddio me ne renda merito, come si dice nella Misericordia.
Ci sono vari motivi. Un po’ la stanchezza, e anche la famiglia mi ha spinto a questa scelta, perché fare il Provveditore è sicuramente un impegno faticoso e assorbente. Sono in pensione da tre mesi, ma non me ne sono neppure accorto. Stare sempre sul pezzo, sempre a pensare, organizzare, sempre al telefono, a sperare che tutto vada bene, perché indubbiamente la responsabilità è grande, non è facile
Ma sia chiaro. Non ho litigato con nessuno. Non c’è alcuno strappo, nessun sbattere la porta. Sono felice, sono un confratello che rimane nella Misericordia a fare il proprio servizio come un semplice volontario. Certo tre mandati sono tanti, ed è questa la durata che il nuovo codice del Terzo Settore fissa come limite, oltre il quale non andare. Perché un organismo come la Misericordia non può presentare un solo volto per tanti anni. Deve dimostrare di essere radicata nel territorio, di essere presente, di saper far fronte alle innovazioni, ai cambiamenti anche attraverso altre persone.
Aggiungo che una spinta a scegliere di non ripresentarmi è stato anche qualche episodio, nell’ultimo periodo, qualche tradimento fatto da cari amici che mi è costato davvero tanto.
Così ora preferisco cedere la mano. Non so per quanto, non so se potrò dare ancora un apporto, le vie del Signore si lasciano fare a lui e vediamo quel che succede. Ma per adesso la decisione è presa.
Se provi a guardare a questi nove anni, cosa vedi?
Se mi volto indietro, vedo una Misericordia radicalmente cambiata, aperta al mondo, alle attività, alla gente e questo mi dà tanta gioia. Ma è evidente che non è un lavoro mio: è un lavoro di tutto il Magistrato, che è il cda dell’associazione e che ha visto in questi nove anni tanta gente di buona volontà fare cose straordinarie. Troppo lungo un elenco completo. Penso in particolare agli ultimi tre anni, che sono stati forse i più produttivi, e subito come cosa bella mi vien da dire che nell’anno del Covid siamo riusciti, mettendo a punto tutte le procedure del caso, a non avere nessun contagio tra i nostri volontari e tra i nostri dipendenti. Nessuno! E siamo stati al contatto con il Covid tutti i giorni, e in modo anche pericoloso. Ma ce l’abbiamo fatta.
Un elenco completo no, ma qualcosa prova ad elencarlo…
Allora cito la Fondazione “Estote Misericordes”, costituita nel 2013, e che è stata un’intuizione geniale, non mia peraltro, perché non si poteva certo pensare che oggi la Misericordia potesse gestire ambulatori pompe funebri. La Fondazione invece lo sta facendo molto bene, divenendo una realtà importantissima per la sanità del Mugello.
E poi le realizzazioni per la Missione di Don Poggiali (articolo qui). La Misericordia ha donato in questi anni qualcosa come 200 mila euro per la realizzazione della casa Monaldo Bambi, che raccoglie seminaristi, gruppi parrocchiali da tutta la zona di Anyama, e del pozzo che abbiamo realizzato vicino alla chiesa, un’opera che dà da bere a 350 mila persone, cosa che mi riempie di orgoglio e di soddisfazione.
E poi tante altre cose come i mezzi in dotazione: abbiamo convertito le vetture da benzina a metano, abbiamo completamente rinnovato il parco macchine, ora tutte col sistema di lungo affitto e quindi con la possibilità di essere sostituite ogni tre anni, e abbiamo acquisito due nuove ambulanze.
Importantissime e significative sono state poi le crescenti collaborazioni con tutte le Misericordie del Mugello, con le Caritas, il Punto Famiglia, la parrocchia, con i sacerdoti che sono sempre stati molto vicini alla Misericordia, l’AVO. Anche con l’amministrazione comunale, sopratutto quest’ultima, c’è stato un buon rapporto ed essa ci sta dando veramente mano a svolgere le nostre attività. Come positivo è il rapporto con la Società della Salute, soprattutto da quando è diretta dal dottor Mezzacappa, con il quale abbiamo visto un passo nettamente diverso.
In questi anni abbiamo dato il via a tanti progetti, Mugello Solidale, vivo ancora dopo sette anni, il Gruppo di Aiuto per l’elaborazione del Lutto, le attività con il servizio civile, la realizzazione della rete di cardioprotezione in tutto il territorio di Borgo con la collocazione di dodici defibrillatori sul territorio, le tante attività di formazione, E poi il Caffe Alzheimer, che credo possa essere l’iniziativa emblema di questa Misericordia: si tratta di un’iniziativa che è riuscita prima di tutti a capire un problema reale esistente, e gli ha dato risposta concreta mettendosi a servizio di persone alle quali abbiamo offerto uno spazio e un’attività davvero per loro vitale.
Infine vorrei ricordare i Carabinieri e anche l’associazione dei Carabinieri in Congedo, e il gruppo Alpini, tutte persone che ci sono sempre state vicine e disponibili nelle iniziative di raccolte, come quelle ai supermercati per il Banco Alimentare. E come non ricordare il Banco Fiorentino che ci ha aiutato tante volte, soprattuttoper l’acquisizione dei mezzi, e i Fratres, insomma un insieme di persone e gruppi che hanno partecipato a un’azione costante di carità e di servizio. Siamo tutti perfettibili, e chissà quanti errori abbiamo commesso, M a in questi nove anni la Misericordia non è stata ferma, questo lo posso dire.
E le difficoltà maggiori?
Anche qui l’elenco sarebbe lungo e difficile, perché la Misericordia è organizzazione complessa. Penso al rapporto con dipendenti, che nell’ultimo periodo è migliorato. Sono persone molto brave che lavorano con dedizione. Però non è stato subito facile rapportarsi, ed è stata la prima difficoltà che mi son trovato davanti. Forse la difficoltà più traumatica, per me, quella che non mi sarei mai aspettato, sono state le cause civili che abbiamo dovuto sostenere. Entrare nelle aule dei tribunali, come rappresentante legale della Misericordia, anche se non erano questioni che dipendevano da me, è stato un peso veramente grande.
All’inizio pure i rapporti con la Regione e con l’ASL erano complessi e anche in questo caso ho dovuto imparare e distribuire le competenze, grazie a Stefano Barletti, e alle persone della Fondazione. E le cose sono migliorate molto proprio con la Fondazione: abbiamo trovato un accordo con ASL e Regione per regalare 300 risonanze magnetiche, trasporto compreso a coloro che sono ricoverati nel nostro ospedale. Abbiamo fatto risparmiare un milione e mezzo di euro di soldi pubblici, ed è stata cosa molto apprezzata dall’ASL.
Per tornare ai rapporti interni, non nascondo che all’inizio i rapporti dei volontari, specie per l’emergenza erano piuttosto tesi, ma devo dire che ora le cose sono assai cambiate e migliorate. E problemi talvolta ci sono stati per le resistenze, anche a fin di bene, di coloro che hanno frequentato per tanti anni la Confraternita e magari erano restii ai cambiamenti. Capita spesso che all’interno delle associazioni, e anche nella Chiesa, i “fedeli” tendano a muoversi in modo lento di fronte alle novità. Ma alla fine, grazie alla Provvidenza, tutto è sempre andato per il meglio.
E qual è la Misericordia che lasci?
Lascio una Misericordia cambiata, più aperta al territorio. Una Misericordia più moderna, meno appesantita da questioni complicate che in questi anni abbiamo cercato di gestire, come la donazione Bambi, e anche più tecnologica nella comunicazione, abbiamo software nuovi, sedi informatizzate servizi molto più efficienti. E questo grazie all’aiuto di confratelli professionisti che hanno dato un grande contributo con le loro competenze.
Tanta strada rimane da fare, ma è una strada segnata, una strada bella fatta di carità e di opere di misericordia ma anche di efficientamento.
Lo sappiamo: la Misericordia è un’associazione che è nel cuore di tutti i borghigiani e mugellani per le tante attività e i servizi che riesce a svolgere. E questo grazie a tante persone che si muovono senza che nessuno lo sappia. E’ il miracolo straordinario della Misericordia veder passare da queste stanze, salire sui mezzi, fare tutti i servizi, persone che silenziosamente lo fanno esclusivamente per il bene che vogliono alla Misericordia, al Vangelo di Gesù e al prossimo. Questo è il primo motore che ci muove tutti quanti, dai volontari ai dipendenti molto seri e che fanno bene il loro lavoro.
Credo di lasciare una Misericordia che ha camminato, e ne sono felice. Non ho nessun rimpianto. Ce l’ho messa tutta, ho cercato di fare quello che meglio potevo e ora lascio questa Misericordia al bene della gente, una Misericordia che per il nostro paese è uno straordinario dono di Dio, un dono che mi auguro i borghigiani sappiano mantenere, così come sono certo che tutti i suoi membri la servano con dignità e rispetto.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 20 dicembre 2020











