FIRENZUOLA – Quando Ermanno Smulevich, al termine della sua commossa e commovente testimonianza, si è messo sul capo la kippah, e ha pronunciato in ebraico una preghiera a Dio, di benedizione e di ringraziamento, quello è stato il culmine di una mattinata davvero nel segno della gratitudine e della benedizione.
Perché la consegna, ai familiari di Pietrino Angeli e Dina Rossetti, Armando Matti e Clementina Angeli, della medaglia e dell’attestato di concessione del titolo di “Giusti tra le Nazioni”, che lo Yad Vashem di Gerusalemme assegna a tutti coloro che si sono distinti nell’aiuto agli ebrei durante l’Olocausto, ha consentito di evidenziare la grandezza di una scelta di solidarietà umana.

Ed è stata una cerimonia intensa, semplice e solenne a un tempo. Una cerimonia importante anzitutto per la comunità di Firenzuola, che si è scoperta al centro di una storia grande e bellissima. Perché se non ci fosse stato il coraggio e la capacità di fraternità degli Angeli, dei Matti, ma anche di don Leto Casini, di Valeriano Batistini, di Ancilla Donnini, del farmacista dottor Guglielmo Zini, di Umberto Righini, oggi i tanti discendenti di almeno due famiglie ebree non ci sarebbero.
Ed è necessario – lo si è capito bene in quella cerimonia – ricordare non solo il male, ma anche la capacità di bene che può venire dal cuore di uomini e donne semplici.
Li hanno ben descritti i familiari che hanno ricevuto i riconoscimenti: Lisa Matti, nipote di Armando e Clementina, ha sottolineato che fino a pochi anni fa neppure sapeva della vicenda che aveva visto protagonisti i propri familiari: ““Per loro, gente umile, contadini, molto religiosi -dice Lisa-, era normale ciò che avevano fatto: e non ne parlavano perché erano convinti di aver fatto solo il loro dovere, di bravi cristiani, di persone per bene. Per loro era una scelta di solidarietà umana, la loro cultura era l’aiuto reciproco. Se una persona aveva bisogno si dava una mano, se c’erano persone in pericolo si aiutavano”.
E Pellegrina Angeli, 88 anni ben portati, che la famiglia Smulevich, nascosta e salvata dai propri genitori a Ponte Roncone, ha conosciuto lo dice chiaramente: “Mio padre avrebbe dato la disponibilità a tutti, e tutti era pronto ad aiutare e proteggere. Sapevamo del pericolo che si correva. Ma ricordo cosa disse una volta: ‘Se ci si salva noi si salvano anche loro, se si deve morire si morirà tutti insieme'”.

Ed è stata una cerimonia importante anche per la comunità ebraica. L’intervento dell’ambasciatore d’Israele in Italia Dror Eydar – tenuto nascosto fino all’ultimo per ragioni di sicurezza- e quello del presidente della comunità ebraica di Firenze, Enrico Fink, hanno fatto comprendere quanto gli ebrei tengano viva la memoria della Shoa, il senso forte di appartenenza, di sentirsi “popolo eletto”, ma anche il senso di gratitudine per chi è stato loro accanto e li ha aiutati. A rischio della vita. Il frutto di una cultura naturalmente solidale – innervata dall’idea cristiana di fraternità (e non a caso nelle vicende firenzuoline si incontrano figure di sacerdoti, da don Leto Casini a don Matti), che sapeva superare ogni differenza e distanza, capace di aprire il cuore nel momento del bisogno più grande e del pericolo.
Alla fine della giornata, che si è tenuta giovedì 4 novembre nella sala della Società sportiva di Firenzuola, il sindaco Giampaolo Buti si vedeva che era felice. “Siamo orgogliosi di tutto questo – dice -. Di persone della nostra comunità che hanno messo in pratica grandi valori di solidarietà e fratellanza. Valori presenti spontaneamente nei nostri concittadini. Consentendo di salvare chi era perseguitato e destinato ai campi di sterminio”. E sono ben cinque i firenzuolini il cui nome è inciso, a perenne memoria, nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme.
All’evento hanno partecipato anche l’assessore fiorentino Alessandro Martini e il presidente dell’Unione dei Comuni Mugello Phil Moschetti.
Paolo Guidotti
Foto di Michele La Monica
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I VIDEO DELLA GIORNATA
La consegna del riconoscimento ai familiari dei “Giusti”
Gli inni nazionali di Israele e d’Italia
I saluti istituzionali
L’intervento dell’Ambasciatore israeliano
L’intervento del presidente della Comunità Ebraica di Firenze
La testimonianza di Ermanno Smulevich
La testimonianza di Rubens Lopes Pegna
La testimonianza di Lisa Matti
La testimonianza di Pellegrina Angeli
Paolo Guidotti
Foto di Michele La Monica
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 novembre 2021








