VAGLIA – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di padre Maurizio Gabellini, del Convento di Monte Senario.
Seguiamo Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, gran parte del Vangelo di Luca è costituita dalla salita di Gesù dalla Galilea verso Gerusalemme, verso il Calvario ma anche verso la tomba vuota. Durante questo cammino istruisce i suoi discepoli e compie le opere del Regno che è venuto a instaurare sulla Terra. Noi come suoi discepoli cerchiamo di seguirlo e le parole che oggi ci rivolge causano qualche turbamento:
Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Due immagini molto forti, Fuoco e Battesimo (in greco battesimo vuol dire immersione, noi non l’abbiamo tradotta e quindi ne abbiamo fatto un termine tecnico, ma dobbiamo ripensare al suo significato).
Il fuoco può avere una valenza negativa di distruzione, e oggi con tutti gli incendi che si stanno verificando possiamo comprenderlo bene, ma può portare con sé un insieme di significati positivi: il fuoco purifica (l’oro nel crogiolo), illumina, riscalda; nell’antico testamento Dio si manifesta come fuoco che arde ma non brucia (roveto ardente); nel nuovo testamento nella strada verso Emmaus troviamo il fuoco nei cuori dei due discepoli che ardono ascoltando le parole di Gesù, ma è soprattutto nella pentecoste che fiammelle di fuoco rendono presente lo Spirito Santo.
Gesù dice che è venuto a gettare il fuoco sulla terra e desidera che questo fuoco divampi e arda, è venuto a incendiare la terra del Fuoco dell’amore divino redentivo, lo Spirito Santo. Questo si riferisce al desiderio intenso, doloroso, che il Signore sente dentro, di attuare il Disegno paterno, che è anche sua volontà filiale di adempimento, amore immenso nei nostri confronti.
Questo lo esprime anche con il concetto di immersione (battesimo) nel dolore, dolore fisico ma soprattutto psicologico e spirituale. Sentirsi abbandonato e rifiutato da tutti, anche dal Padre (maledetto colui che pende dal legno). Ha portato su di sé il peccato del mondo, ha sentito su di sé il peccato del mondo. Gesù ci confida tutto il desiderio che ha di realizzare l’opera della nostra salvezza, che passa attraverso la croce, ma anche l’angoscia e la paura tutta umana che egli prova.
Altra frase che non ci lascia nel quieto vivere: Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.
Il principe della pace che ci dona la sua pace, non come la dona il mondo, chiede una presa di posizione di fronte a lui, non si può rimanere indifferenti. Lui è il segno di contraddizione affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori, e la sua parola è come una spada a doppio taglio che penetra nel profondo della persona, la mette in crisi attuando un giudizio, penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, e mette a nudo i sentimenti e i pensieri del cuore. La parola che Gesù pronuncia è parola di grazia, ma, al contempo parola di giudizio, che discerne, e che spinge a un’opzione.
Se scegliamo di essere suoi discepoli dobbiamo aver presente che il suo stile è diverso da quello del mondo: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, siate astuti come serpenti e candidi come colombe. Facciamo fatica ad accettare un Dio sconfitto che trionfa attraverso l’umiliazione e la morte, che vince il mondo e la morte presentandosi inerme e indifeso. Non solo, ma che ci chiede di seguirlo per la stessa strada, per essere anche noi vincitori e per guadagnare tanti nostri fratelli lontani.
L’autore della lettera agli ebrei ci esorta a tenere fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. E queste parole oggi sono più attuali e necessarie che mai. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato.
Abbiamo davanti un tempo in cui siamo chiamati non a lamentarci, ma a vivere da protagonisti entusiasti, perché capaci di soffiare su ogni luce fioca di carbone acceso, perché diventi un fuoco vivo.
Non siamo soli, Gesù ci ha promesso: sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo.
P. Maurizio M. Gabellini osm
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 14 Agosto 2022


